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Genitori e Figli

Tecnologia: maneggiare con cura

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Cosa ci regala, e di cosa ci deruba la tecnologia?

Qualche giorno fa, imbattendomi nel caotico orario di fine lezioni, mi sono soffermata ad osservare l’uscita dei bambini da una scuola elementare. Sono emerse inevitabili riflessioni a riguardo: gli adulti camminavano a passo spedito (se isolassi quell’immagine dal contesto penserei che dovessero affrettarsi per non perdere un treno in partenza), con occhi persi nel vuoto intrattenevano conversazioni intense (auricolari o bluetooth all’orecchio lasciavano dedurre che l’interlocutore si trovasse altrove), ed afferravano come automi le  manine dei propri figli, avviandosi infine con prole e conversazione telefonica a carico,  verso le autovetture gettate a casaccio su ogni marciapiede nei dintorni. Le voci squillanti dei genitori al telefono erano accompagnate da un concerto di suoni, generati qui e là dai dispositivi di apertura delle auto su cui i bambini salivano frettolosamente. A tiro di sguardo una bimba, seduta sul sedile posteriore, si affrettava con maestria a spingere il pulsante di apertura del finestrino afferrando al contempo un tablet; in un paio di secondi il display si è illuminato e lei, tutta eccitata ha esclamato:”Hey Google, black Friday!”.

Questo piccolo spaccato della vita quotidiana fa luce sul primo quesito:

Cosa ci regala la tecnologia?

  • Telefoni cellulari e dispositivi auricolari che ci danno la possibilità di interagire dovunque ci troviamo e di continuare a conversare anche quando siamo impegnati in altre faccende.
  • Dispositivi elettronici che rendono rapidissime azioni di ogni tipo: l’accensione di qualsiasi motore avviene grazie ai pulsanti di decine di telecomandi che troneggiano in ogni angolo della maggior parte delle case.
  • Dispositivi a comando vocale: la bimba che esclama “Hey Google..!” riesce a richiamare l’attenzione del suo tablet o cellulare sulle informazioni di cui necessita, utilizzando solo la sua voce.
  • Social che consentono di essere “in contatto” con persone che vivono in ogni luogo del pianeta
  • Applicazioni da“scaricare“ sugli smartphone, di grande utilità, anche per le persone con disabilità, o per bambini con DSA per esempio

Qualche giorno fa un bimbo, manifestando la sua felicità, ha voluto riferirmi che, proprio in occasione del “Black Friday”, ossia un breve periodo in cui le aziende consentono l’acquisto dei prodotti a costo ribassato, anche online (attraverso l’utilizzo dei siti internet), avrebbe potuto acquistare una sorta di “robot parlante” che piazzato in casa avrebbe la facoltà di ricevere qualsiasi richiesta da parte dei membri della famiglia, nonché di esaudirla.

Il mio lavoro mi ha spinto ad adeguarmi, acquisendo le competenze informatiche che mi consentono oggi di comunicare in maniera rapida ed efficace. Diversamente da me, i bambini di oggi, figli di quest’era tecnologica, imparano prestissimo a maneggiare ogni strumento la tecnologia metta loro a disposizione, e possono fugare ogni dubbio che il loro papà o nonno abbia sul funzionamento del pc, o del moderno telefono. Emergono alcune considerazioni rispetto al secondo quesito:

Di cosa ci deruba la tecnologia?

  • L’attenzione: la nostra attenzione è costantemente fagocitata dal pensiero di afferrare un dispositivo che ci consenta di “fare qualcosa”
  • La sicurezza: nonostante le normative a riguardo, continuiamo a conversare al telefono mentre siamo in macchina (troppo spesso senza l’ausilio dell’auricolare), mentre attraversiamo la strada (incidenti gravissimi hanno coinvolto persone travolte dalle auto perché intenti ad inviare messaggi), mentre dovremmo accudire i nostri figli.
  • Le relazioni: i rapporti umani lasciano sovente il posto alla relazione virtuale, che consente alle persone di dialogare, dando luogo a relazioni persino travolgenti, ma deprivate di una conoscenza reale, basata sul coinvolgimento dei sensi e sulla condivisione.
  • I nostri figli: talvolta mi chiedo con timore, cosa produrrà ancora il rapidissimo progresso tecnologico: se oggi vedo troppi genitori estrarre il tablet che hanno in borsa e somministrarlo al proprio figlio quasi fosse un sedativo, forse tra poco avremo a disposizione un robot che sa cambiare il pannolino o preparare lo zaino del bambino, mentre gli adulti sbrigano i loro affari?

Credo sia giusto richiamare l’attenzione di noi tutti soprattutto su ciò a cui i nostri ragazzi rinunciano (inconsapevolmente) se gli adulti che si prendono cura di loro non li indirizzano ad un corretto uso degli strumenti tecnologici. È impossibile pensare di eliminare questi ultimi, che sono parte integrante del nostro tempo e, come sottolineato in precedenza, possono costituire strumenti di grande valore. Il momento attuale rende ancora più importante lo stimolare, nei nostri figli, la capacità di osservare la realtà circostante, in ogni sua meravigliosa sfaccettatura, mettendo in gioco le proprie capacità, le proprie idee, le proprie sensazioni, quelle che derivano dai meravigliosi sensi che per nostra natura possediamo. La realtà virtuale depriva i bambini della capacità di stare in relazione con i propri simili, che si tratti dei pari o anche dei più anziani, fonte preziosa di insegnamento.  Spesso è preclusa la possibilità di conoscere l’altro ascoltandone la storia attraverso le parole e di riconoscerne le emozioni osservandone la mimica.

Credo che gli adulti dovrebbero considerare irrinunciabile una riflessione rispetto al loro ruolo di educatori e di guida rispetto alla crescita dei ragazzi, a cui non dovrebbe essere negato:

  • il tempo del dialogo
  • dello scambio
  • del confronto
  • dello scontro con i propri genitori.

Esiste un tempo da dedicare alla comunicazione, esente da qualsiasi distrazione, che riporti i genitori a giocare nella terra con i propri figli, a disegnare insieme, a fare castelli di sabbia. Soprattutto è arrivato il momento di mostrare ai ragazzi che si può vivere In Equilibrio, usufruendo di strumenti robotici comodi e performanti, senza dimenticare il piacere, ed il dovere, di accantonarli per consentirsi una corsa sulla spiaggia, per poi contemplare, insieme, i contorni di un bel tramonto.

 

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