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Psicosomatica

Somatizzazioni: il corpo parla

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Sono innumerevoli le azioni ed i comportamenti che quotidianamente mettiamo in atto grazie all’infinita gamma di strumenti di cui il nostro corpo è dotato. Guardiamo, ascoltiamo ed entriamo in relazione con il mondo che ci circonda usando il nostro corpo che invia costantemente dei segnali al nostro cervello; se la bocca rileva arsura beviamo dell’acqua, se lo stomaco brontola mettiamo del cibo sotto i denti, se i piedi fanno male togliamo le scarpe, e così via.

Anche le emozioni si manifestano tramite il corpo ad esempio se avvertiamo paura ci tremano le gambe, se ci sentiamo in ansia il cuore batte forte e se siamo arrabbiati diventiamo rossi.

La mente ed il corpo dunque non smettono mai di dialogare scambiandosi informazioni ed il corpo stesso è una portentuosa cassa di risonanza di qualsiasi stato di sofferenza psichica.

La maggior parte delle persone cerca di difendersi dal dispiacere, dalla delusione, dalla tristezza che inevitabilmente si fanno indesiderati compagni di vita, cercando di mettere a tacere le emozioni più sgradevoli; la predita di una persona cara, ad esempio, genera dolore, rabbia, frustrazione, senso di solitudine ma soprattutto paura di non essere in grado di far fronte e superare emozioni tanto prorompenti e devastanti. Accade spesso che si metta a tacere una psiche che grida il dolore, ci si rifiuti di ascoltare sé stessi e condividere la sofferenza con un’altra persona. La mente ignorata ed inascoltata lancia un segnale forte, scuotendo la persona chiusa nella sofferenza attraverso un’”esortazione” forte e concreta: un corpo che non svolge più correttamente le proprie funzioni, il malfunzionamento di uno o più organi impone l’obbligo di ricordare che è necessario dedicare attenzione al proprio stato di salute.

Esiste un ampio ed eterogeneo gruppo di pazienti che presenta una serie di disturbi ascrivibili all’acronimo MUS (Medical Unexplained symptoms – sintomi inspiegabili dal punto di vista medico); non si tratta di sintomi inesistenti e dichiarati dal paziente che tenta di ingannare il medico, si tratta invece di un problema funzionale per cui l’organo pur non presentando lesioni o malattie, non svolge in maniera adeguata le proprie funzioni, provocando forte disagio e sofferenza nella persona.

Il nostro corpo (soma), mette prepotentemente in scena lo stress emotivo, dando vita ad un processo di somatizzazione.

Può presentarsi:

  • cefalea
  • mal di schiena
  • articolazioni doloranti
  • sintomi gastrointestinali (colite, diarrea, nausea)
  • sintomi sessuali (dolori mestruali, indifferenza sessuale, disfunzioni dell’erezione)
  • sintomi pseudo-neurologici come deficit della coordinazione o dell’equilibrio, vertigini
  • paralisi localizzate
  • difficoltà a deglutire o nodo alla gola.

Il concetto di somatizzazione separa artificialmente sintomi corporei e psicologici di cui le persone fanno esperienza come fosse un unico disagio e determina grandi difficoltà per i professionisti della salute che si trovano al suo cospetto; i pazienti vivono con difficoltà il conflitto che viene a crearsi tra la loro esperienza di malattia e le diagnosi che il medico cerca di inserire in una categoria relativa ai disturbi organici.

È necessario infatti che il clinico imposti un approccio di cura che sia volto ad esplorare il contesto di vita della persona, conducendola verso la ricerca di un significato idoneo alla sua sofferenza ed attribuendo un nome alla sua malattia, normalizzando l’esperienza corporea fortemente stressante.

Adottare un approccio che persegua l’obiettivo di “prendersi cura” piuttosto che al “curare” è fondamentale. L’aspetto di attenzione e cura nei confronti del paziente dovrebbe sempre prevedere:

  • Grande rispetto per il dolore fisico: non rimandare al paziente frasi che implichino il concetto “È tutto solo nella tua mente”
  • Una spiegazione positiva della sintomatologia presentata che non la sminuisca e che non tenda a congedare rapidamente il paziente. I sintomi vengono recepiti realmente ed il clinico deve impegnarsi ad esplorare ogni possibilità di ottenere la loro rimozione
  • Follow up (controlli) ed appuntamenti a cadenza regolare che non si traducano nella semplice indagine sull’andamento dei sintomi
  • Indagare il tono dell’umore del paziente e l’eventuale presenza di uno stato ansioso
  • Cercare di non impostare il trattamento esclusivamente in senso polifarmacologico
  • Suggerire una terapia specifica, ad esempio una fisioterapia per ridurre il dolore muscolare
  • Proporre il cambiamento di quelle dinamiche sociali che rinforzano i sintomi
  • Enfatizzare l’alleanza terapeutica tra medico e paziente
  • Dare i suggerimenti e le rassicurazioni che occorrono al paziente. Le spiegazioni del medico sono utili per responsabilizzare il paziente e per far sì che riconosca la propria capacità di far fronte al proprio disagio, ed infine di sentirsi direttamente coinvolto nel trattamento
  • Consigliare modelli di trattamento specifici come la farmacoterapia, la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di gruppo, la terapia familiare, nonché l’attività fisica o le tecniche di rilassamento.

Molti dei trattamenti appena presentati possono essere efficacemente implementati grazie ad una relazione di cura che preveda la compresenza di più professionisti della salute; questi ultimi possono lavorare insieme dando luogo, assieme ad i membri delle famiglie dei pazienti convolti, la cosiddetta Cura in Collaborazione. In questo modo i medici, i pazienti ed i loro familiari potranno lavorare congiuntamente al fine di definire il problema ed insieme sviluppare obiettivi di trattamento e strategie d’azione adeguate.  In una situazione ideale, i professionisti e tutte le persone coinvolte dovrebbero riunirsi allo scopo di assicurare presenza e comprensione ai pazienti durante l’appuntamento;  in questo modo la persona che soffre di un disturbo di somatizzazione riesce ad avvertire la solidarietà e la partecipazione di coloro che la circondano, ricevendo un importante supporto rispetto ai disturbi depressivi, di ansia e psicosociali che nella maggior parte dei casi costituiscono un ulteriore motivo di sofferenza.

È essenziale dunque che la persona che soffre di un disturbo di somatizzazione venga accolta dal professionista che la segue con rispetto, cioè che egli comunichi chiaramente al suo paziente che l’attenzione ai problemi psicosociali non nega la necessità di essere consapevoli della malattia fisica; ciò aiuta a cambiare positivamente le percezioni dei pazienti con MUS, in particolare ad acquisire maggiore comprensione verso il proprio disagio e fiducia in coloro li affiancano nella relazione di cura.

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