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Psicosomatica

Quanto sentiamo il nostro corpo?

Quanto sentite il vostro corpo
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3297220788

Quando diciamo “mi sento bene” oppure “oggi sto proprio male”, abbiamo sempre chiaro da cosa nascano queste sensazioni? La percezione che abbiamo di noi stessi varia da momento a momento ed è un processo al quale concorrono diversi fattori. A volte è difficile capire se il senso di benessere o malessere sia più mentale che fisico. Spesso viviamo le nostre emozioni come se si trattasse di qualcosa che non può in alcun modo avere ripercussioni sul nostro corpo, oppure ci comportiamo come se quel malessere fisico di cui non riusciamo a liberarci poco abbia a che fare con il nostro stato emotivo.

Eppure è il linguaggio che ci mostra come le emozioni vengano spesso identificate in base a sensazioni fisiche molto precise. Pensiamo ad esempio a:

  • cuore in gola
  • stomaco chiuso per l’ansia
  • impallidire dalla paura
  • tremare di rabbia
  • arrossire dalla vergogna.

Questi sono alcuni esempi di esperienze comuni che ci mostrano come, in realtà, il corpo sia il protagonista di tutte le nostre esperienze, da cui è difficile prescindere.

Certo è difficile ignorare i segnali che provengono dal corpo, soprattutto quando sono intensi o dolorosi, ma anche in quel caso a volte si tende a percepirli come qualcosa che riguarda il nostro corpo e non noi stessi; come se il corpo fosse un mezzo che ci porta in giro, non una parte di noi stessi.

Difficilmente pensiamo di “essere” il nostro corpo. E allora diventa facile trascurarne i segnali, sottovalutare le sensazioni: quante volte abbiamo saltato i pasti in vista di un compito più importante da assolvere ignorando la fame, oppure trascurando un pur fastidioso dolore alla schiena. Presi dalle nostre occupazioni abbiamo sofferto per un insopportabile bruciore allo stomaco dopo una giornata pesante senza avergli dato la dovuta importanza.

Aumentare la consapevolezza del corpo ci permette di essere maggiormente in contatto con ciò che ci accade, ci dice come stiamo realmente. Essere ancorati al corpo, prestare attenzione alle sensazioni, al respiro, al movimento, ci permette di essere sempre presenti a noi stessi, di vivere pienamente ciò che ci accade.

In un mondo in cui il corpo è al centro dell’attenzione, sotto gli occhi di tutti, soggetto a parametri estetici e manipolato per servirci al meglio, recuperare la propria dimensione corporea autentica significa entrare in contatto con la percezione di sé, con la propria essenza.

In bioenergetica questo concetto prende il nome di grounding. La parola significa letteralmente “avere i piedi per terra”, essere in contatto con il proprio corpo e con la propria realtà, avere delle radici. La posizione del grounding corrisponde alla sensazione di:

  • camminare sulle proprie gambe
  • sentirsi maggiormente forti dei propri pensieri e desideri.

Viceversa, la sensazione di non sentirsi radicati a terra può corrispondere ad un passo incerto, a una poca convinzione di noi stessi e del nostro valore. Questa condizione aumenta la distinzione tra ciò che ci appartiene e ciò che proviene dall’esterno, permettendoci di autoaffermare la nostra identità e resistere ai condizionamenti esterni.

È il contatto con come siamo oggi, non con come potevamo essere o con come dovremmo essere in futuro. L’obiettivo deve essere: accettarsi per quel che si è, sentirsi e dare valore a quello che si sente per il solo fatto di sentirlo.

Partendo da queste riflessioni, stare bene assume un significato nuovo. Significa essere in armonia con sé stessi, con il corpo e con la mente, e con la realtà che ci circonda, provare piacere nel percepire la vitalità del corpo. Usando le suggestive parole di Lowen “Noi esseri umani siamo come gli alberi: radicati al suolo con un estremità, protesi verso il cielo con l’altra, e tanto più possiamo protenderci quanto più forti sono le nostre radici terrene. Se sradichiamo un albero, le foglie muoiono, se sradichiamo una persona, la sua spiritualità diventerà un’astrazione senza vita.”

 

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