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Mal di testa e depressione: c’è un legame?

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Quanti di noi non hanno mai avuto a che fare con il mal di testa? Con ogni probabilità nessuno può affermare di non aver fatto esperienza di questo fastidioso sintomo che si presenta sotto varie forme e con intensità diversa negli individui. Il ricorso ai comuni farmaci analgesici in commercio è molto frequente e rappresenta la più diffusa strategia per far fronte ad un disturbo che genera in molti casi un dolore insopportabile. In molte persone il mal di testa assume connotati maggiormente insidiosi e per qualcuno diventa una vera e propria forma di disabilità.

Il termine mal di testa, cefalea, racchiude oltre 150 differenti tipologie di dolore al capo. Ci riferiamo ad esempio alla cervicalgia con il termine generico “cervicale”, che indica il tipico dolore al collo, più o meno intenso e disabilitante, che può irradiarsi anche a una spalla ed alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti a causa del calo di forza e dei fastidi sensitivi associati, come formicolii, sensazione di punture di spillo o di alterazioni della temperatura del braccio interessato.

L’emicrania è un’altra forma di mal di testa che colpisce maggiormente le donne, causa un dolore intenso e pulsante, concentrato in una sola metà del capo, ha una durata variabile da alcune ore a 2-3 giorni, cui possono aggiungersi disturbi visivi, nausea, vertigini, malessere generale e stanchezza.

In entrambi i casi il dolore può essere talmente forte da impedire il normale svolgimento delle attività quotidiane e costringere le persone al riposo al letto.

In molti casi le persone convivono quotidianamente con un mal di testa persistente ma discreto (definito “lieve”) che le accompagna dal primo risveglio al mattino, persevera per la maggior parte della giornata e si protrae per mesi o addirittura anni; in questo caso siamo in presenza di un problema importante, che non si risolve con i comuni farmaci. Una condizione di disagio di questo tipo potrebbe essere la manifestazione di uno stato depressivo, che spesso sussiste in compresenza di forti stati di ansia e preoccupazione; di conseguenza la persona non riposa adeguatamente durante le ore notturne, e durante il giorno vive senza tregua nella morsa di pensieri angoscianti e destabilizzanti.

Dunque una persona che vive uno stato depressivo è afflitta da un’ampia varietà di sintomi, che è possibile riscontrare sul piano fisico, emotivo, nonché psichico.

Dal punto di vista fisico sono spesso presenti dolore cronico e mal di testa, come anche insonnia, e disturbi del sonno che provocano bruschi risvegli al mattino. Sono frequenti anche cambiamenti nell’appetito, con conseguente perdita di peso, nonché decremento dell’attività sessuale.

Dal punto di vista emotivo la persona depressa avverte un sentimento di costante tristezza, si sente in ansia ed è sabotata continuamente da pensieri negativi circa il passato, il presente ed il futuro.

Dal punto di vista psichico sussiste uno stato di forte angoscia rispetto alla prospettiva di iniziare le quotidiane attività, quasi il risveglio costituisca “il momento peggiore della giornata”. Sussiste perciò una sofferenza generalizzata che si irradia dalla mente al corpo, che spesso viene insidiato dalla violenza della cefalea.

Il mal di testa generato dalla depressione è generalmente considerato un mal di testa di tipo tensivo, che deriva cioè dalla contrazione dei muscoli della testa e del collo, ed i ricercatori hanno inoltre osservato un aumento del flusso sanguigno ai muscoli della testa durante il mal di testa da tensione.

Alcune caratteristiche del mal di testa possono costituire indicatori di una depressione sottostante: il dolore compare ad intervalli regolari in relazione alla vita quotidiana, spesso durante il fine settimana, la domenica o durante le vacanze, nei primi giorni di vacanza o dopo gli esami; inoltre la più grande incidenza di cefalea “di tipo nervoso” si verifica a partire dalle 16:00. alle 20:00 e dalle 4:00 alle 8:00.

Spesso la persona depressa lamenta un mal di testa persistente e vago per il quale non è possibile risalire ad alcuna causa organica. Purtroppo i sintomi fisici sono socialmente più accettabili rispetto all’ansia o ai sintomi depressivi, che invece non è facile spiegare e che troppo spesso non incontrano la comprensione degli altri; molti pazienti sono portati quindi a pensare che esista una base somatica che giustifichi il loro dolore. Sebbene le persone con sintomi legati alla depressione possano sviluppare sintomi corporei, ed al contrario le persone con malattie organiche dolorose tendano a sviluppare una depressione, occorre sottolineare che troppa poca attenzione viene riservata agli aspetti depressivi del dolore cronico ed al suo trattamento.

I sintomi della depressione provocano un’afflizione diffusa che può essere trattata, ma prima deve essere smascherata; il medico dovrebbe essere consapevole che, sebbene il mal di testa possa essere secondario alla depressione, il dolore è reale; la persona avrebbe il diritto di essere rassicurata poiché può essere aiutata, ma che il percorso di cura richiederà tempo e completa cooperazione.

Sebbene nella gran parte dei casi il medico riconosca il paziente depresso osservandone la postura dimessa, la tristezza dello sguardo, la lentezza nell’eloquio nei movimenti, lo scarso interesse per qualsiasi obiettivo, occorre un’osservazione ancor più dettagliata ed attenta da parte del professionista al fine di “scovare” la causa di un mal di testa costante ed insidioso. È importante infatti un’indagine a 360 gradi, per valutare:

  • il contesto relazionale di coppia, il contesto professionale, le relazioni sociali, i fattori di stress quotidiani, così come i tratti di personalità e le abitudini, la vita sessuale, e soprattutto il modo in cui la persona affronta e gestisce queste situazioni
  • l’eventuale presenza nel contesto familiare di parenti con disturbo depressivo, o che abbiano manifestato sintomi simili a quelli lamentati dal paziente nel passato
  • Il momento in cui i sintomi ascrivibili al mal di testa si siano manifestati per la prima volta, o se questi si siano presentati in seguito ad un evento scatenante.

Angelica, oggi 45 anni, racconta così il suo problema: “Ogni volta che affrontavo un esame all’università poi dovevo mettermi a letto, il mal di testa mi provocava nausea e vomito. Col passare degli anni le cose sono peggiorate: non riuscivo ad affrontare neanche brevi tragitti in macchina, arrivavo a destinazione con la testa in fiamme, barcollando raggiungevo il letto e lì dovevo rimanere per molte ore prima di sentirmi in grado di stare di nuovo in piedi. Anche quando ero in giro con i miei figli, anni dopo, ero costretta ad accostare l’auto e chiamare qualcuno che ci riportasse a casa.

Ero una disabile, ma nessuno dei medici che avevo consultato aveva preso in considerazione la mia ansia, le mie paure, la mia infelicità, la mia solitudine; il mio corpo era sano, e questo doveva essere sufficiente. Un giorno conobbi il crollo e riconobbi la depressione grazie ad uno psichiatra e psicoterapeuta, che prima di essere un grande medico, era un uomo pronto ad ascoltare la mia sofferenza interiore”.

Angelica non soffre più a causa delle terribili cefalee che l’hanno tormentata in passato, ma ha seguito un percorso di psicoterapia, associato ad una terapia farmacologica, che l’ha aiutata a contrastare il dolore cronico ed a indagare il profondo malessere e la sua depressione, riconoscendola come causa primaria del suo mal di testa.

È importante dunque che il medico generico, come anche il neurologo o lo psichiatra, sia sensibilizzato alla ricerca ed alla diagnosi dei disturbi psichiatrici, che valuti e riconosca la presenza di un eventuale disturbo depressivo in un paziente affetto da cefalea attraverso la raccolta dettagliata della storia clinica, familiare e farmacologica; ciò consentirà al professionista di monitorare il paziente più attentamente ed individuare ed indirizzare la terapia in maniera efficace.

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