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La sindrome di Pigmalione: io ti cambierò

La Sindrome di Pigmalione
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3297220788

Cosa ci porta a scegliere il nostro partner? Cosa ci fa innamorare di una persona e ci porta a instaurare una relazione? Potrebbe sembrare facile rispondere; sappiamo cosa ci ha attratto di una persona e perché, cosa ci piace di lui o lei.

Spesso però risuonano questi pensieri: “Certo se non fosse per il modo di parlare, se leggesse di più, se mangiasse di meno, se si vestisse meglio… sarebbe perfetto. Ma in fondo queste sono cose che possono cambiare….”

C’è da chiedersi a questo punto se siamo sicuri di essere innamorati del nostro partner per come è oppure dell’ideale che noi abbiamo di lui/le, di ciò che pensiamo possa diventare: o meglio dell’idea di come dovrebbe essere.

Questo atteggiamento, in verità molto comune, è noto anche come sindrome di Pigmalione.

Di cosa si tratta?

Nella mitologia greca si narra la storia di uno scultore chiamato Pigmalione, che dopo aver plasmato una  splendida statua in avorio raffigurante il suo ideale di femminilità e di bellezza, se ne innamora. Consumato da un amore impossibile, prega Afrodite di concedergli in sposa l’essere creato dalle sue mani, rendendolo una creatura umana. Commossa da questo suo stato di perdizione amorosa, la dea esaudisce le preghiere di Pigmalione, dando vita alla statua: Galatea.

Come lo scultore greco modellava continuamente la sua statua per migliorarla fino a raggiungere la perfezione, così nella Sindrome di Pigmalione, la persona amata non viene totalmente apprezzata per quello che è, ma per quello che potrà diventare, cercando di cambiarla per adattarla sempre più alle proprie aspettative.

Colui che vive la Sindrome di Pigmalione vorrebbe cambiare il partner sulla base di ciò che considera desiderabile, giusto e bello, vivendo la relazione nella prospettiva di un cambiamento. Questo tentativo di forgiare l’altro può riguardare:

  • il modo di vestirsi
  • il modo di parlare
  • gli interessi
  • le amicizie
  • il modo di essere.

Può essere molto gratificante prenderci cura dell’altro tanto da impegnarci a tirare fuori il meglio di lui, ma siamo sicuri che si tratti solo di questo? Cosa si nasconde dietro questo desiderio di cambiare l’altro? Come ci fa sentire?

Ciò che spinge una persona a comportarsi in questo modo può essere legata alla gratificazione di sentirsi una guida per l’altro: un maestro. Altre volte la difficoltà ad accettare le “imperfezioni” che percepiamo nell’altro ci parlando delle differenze tra ciò che l’altro è realmente e quello che consideriamo il nostro modello (come dovrebbe essere il nostro partner).

L’ideale a cui facciamo riferimento ci sembra il meglio a cui si possa aspirare, ma siamo certi che sia la cosa migliore per l’altra persona… o lo è piuttosto per noi stessi?

Pigmalione crea la sua Galatea, una statua in tutto e per tutto frutto della sua fantasia, che non sceglie di essere creata ne animata.

Nella relazione, al contrario, ci confrontiamo con persone che, come noi, hanno diritto di esprimere la propria individualità. Questo non va confuso con l’egoismo, un negarsi all’altro ma anzi è garanzia di un rapporto autentico, in cui ognuno può esprimere liberamente i propri bisogni, sentendosi visto e accettato per quello che è con la certezza che ciò che l’altro fa per noi non è frutto del senso di colpa o vincoli di lealtà:  è una scelta.

Allora chiediamoci anche sulla base di cosa noi abbiamo scelto, o ci siamo fatti scegliere dal nostro partner. Se abbiamo prestato attenzione a quegli aspetti per noi importanti, o cosa abbiamo pensato accorgendoci della loro assenza.

Perché scegliamo proprio quel partner?

Scegliere è un atto di responsabilità: scegliamo sulla base dei nostri bisogni, non sempre così espliciti, valori e interessi. Scegliamo l’altro per il modo in cui questi ci fa sentire. Scegliere l’altro implica quindi prima conoscere effettivamente di cosa noi abbiamo più bisogno, e come cerchiamo di ottenerle, cosa ci spinge verso l’altro.

Proviamo con un esempio…Qual è la nostra ricetta dell’amore?

Immaginiamo l’amore come una torta. Se non so che torta voglio finirò per scegliere gli ingredienti a caso. Se voglio un pan di spagna non posso dimenticare le uova! Ma una volta scelta la torta, saprò che alcuni ingredienti sono fondamentali, ciò che per me è importante. Altri ingredienti possono essere superflui o indifferenti, utilizzare della scorza di arancia o limone per me è uguale, così alcuni aspetti non saranno così determinanti. Infine ci sono alcuni “ingredienti” assolutamente da evitare in un dolce, come l’aceto. Oppure a cui io sono allergico. Inutile mettere gocce di cioccolato se mi danno allergia e pretendere poi di eliminarle una a una! Così è difficile pensare di innamorarsi di una persona che si dichiara amante solo del calcio e poi trascinarlo al balletto dell’opera o a una lettura di poesie russe!

Che tipo di torte abbiamo provato a cucinare e con quale risultato? Assumiamoci la responsabilità di aver sbagliato ricetta… la buona notizia è che si può sempre migliorare.

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