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Emozioni

La quarantena: un tempo per riattivare risorse dimenticate

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Il sopraggiungere di un imprevisto grande e grosso come il Covid-19 ha determinato una situazione emergenziale in cui molte persone hanno sofferto l’impatto con la perdita della propria fonte di reddito e talvolta, purtroppo, la perdita dei propri cari.

La quarantena imposta per far fronte all’emergenza ha generato anche molti cambiamenti nel vivere quotidiano; da un momento all’altro è sopraggiunta una brusca interruzione delle abitudini che scandiscono i ritmi di vita. Uffici chiusi, centri sportivi sono diventati inaccessibili, bar e ristoranti serrati, soprattutto, l’obbligo di restare in casa, con uscite limitate alle necessità impellenti. Un repentino arresto, una limitazione della libertà ed un enorme investimento di energie per una radicale riorganizzazione delle nostre vite.  All’improvviso lo stop, senza più risvegli in orari prestabiliti, corse a scuola, cartellini da timbrare.

La nuova condizione di detenuti in casa ci ha imposto di disinserire il pilota automatico, di sostare di “stare”. La sosta ha ricondotto molti di noi ad interrompere le routine, composta di azioni che avvengono sotto l’egida dell’automatismo, atti volti al raggiungimento di obiettivi preimpostati, compiti dettati da un andamento prestabilito, in un “fare” programmato che ci rende estraneo il nostro stesso stato d’animo. Ed eccoci catapultati ad intraprendere una nuova conoscenza di noi stessi, costretti a percepire quel senso di destabilizzazione ed incertezza che il pericolo ci ha posto davanti agli occhi; inevitabile, nella sosta, avere a che fare con i nostri pensieri, ed improvviso il faccia a faccia con le emozioni di cui abbiamo perso le tracce in precedenza.

Soprattutto ho accolto ed ascoltato lo sconcerto, persino lo sconforto di quanti, in un primo momento pensavano di non essere in grado di affrontare lunghe giornate con le proprie mogli, con i propri mariti, persino con i propri figli.

La paura però ha giocato un ruolo importante, ed incredibilmente efficace, nella nuova impostazione delle relazioni familiari. L’improvviso arresto dei ritmi frenetici ha suscitato in molti il timore di stare con l’altro, nel dubbio di non riuscire a mettere in gioco troppo a lungo le capacità su cui fonda una buona convivenza:

  • comprensione
  • gentilezza
  • accoglienza
  • disponibilità.

 All’orizzonte un tempo lungo ed un luogo in comune, con la certezza di incontrarsi, guardarsi negli occhi, parlarsi, e soprattutto fare i conti con i reciproci bisogni, le reciproche esigenze, i reciproci spazi, interiori e fisici. In una simile prospettiva, il vero ignoto, che fa paura, è ciò che di noi non conosciamo.

Osservare ciò che è accaduto in molte famiglie non può che suscitare in me un grande conforto, seppur in un momento storico davvero critico, nonché una profonda riflessione sui reali bisogni dell’essere umano. Come psicologa ho potuto raccogliere testimonianze di quanto le persone possiedano risorse di cui non erano a conoscenza, prima di essere “costrette” a ricercarle, riconoscerle e metterle a frutto, spesso insieme agli altri.

Qualche giorno fa una giovanissima paziente mi ha comunicato con gioia di aver raggiunto un obiettivo importante: la creatività.  Un luogo di solito attraversato in gran fretta, come la cucina, è divenuto per lei un ambiente in cui ha inventato un nuovo modo di gestire l’alimentazione, ingegnandosi nella preparazione di pietanze che richiedono tempo ed impegno, l’utilizzo di spezie ed ingredienti che favoriscono l’attivazione dei sensi, il piacere di riunirsi a tavola con i suoi fratelli facendo il punto sui risultati ottenuti, e pianificare nuove preparazioni.

I pasti frugali e solitari fuori casa si sono trasformati in occasione di relazione, e spontanea complicità tra i membri della famiglia. L’accettazione, intesa come comprensione di una condizione particolare della crescita, ed evitamento del conflitto sono divenuti utili strumenti per spegnere al momento giusto la rabbia e trasformare l’emergente attrito in tolleranza.

Individui diversi che dividono ogni giorno uno spazio più o meno ridotto sono infatti inevitabilmente portati a scontrarsi; liti ed incomprensioni sono in agguato. Un papà mi ha raccontato di aver raggiunto un suo personale traguardo, mettendo in campo preziosi strumenti utili ad intensificare e consolidare il proprio rapporto con la sua bimba: Attenzione e Pazienza.   Ha iniziato a pianificare la giornata in modo da poter dedicare ore preziose a sua figlia, seguendola nei compiti assegnati dalla scuola, spesso in momenti di gioco, che gli hanno consentito di assaporare il piacere di essere in relazione, scoprendo le sue capacità di essere padre ed ottenendo fiducia, ammirazione, affetto e gratitudine da parte della sua bimba. L’ impegno di questo papà nella ricerca di nuove strategie di relazione con la bambina ha suscitato emozioni positive da parte della moglie, che ha avvertito il supporto e la vicinanza di un marito presente ed attivo; molte tensioni e dissapori si sono in tal modo dissolti all’insegna della condivisione e di rinnovati sentimenti di stima e affetto.

L’assenza di scadenze ed orari da rispettare ha condonato a molte persone l’imposizione di dover fare, concedendo la possibilità di riflettere sulle proprie esigenze, e dedicare momenti alla cura di sé. Ancora una volta ho ascoltato il racconto di coloro che si sono resi fruitori di nuovi strumenti e nuove modalità: molte donne hanno dovuto interrompere la consuetudine di recarsi nei centri estetici, luoghi che rappresentavano idealmente l’essenza della cura della propria persona. Molte di loro, in un primo momento rattristate, hanno saputo chiedersi cosa rappresentasse davvero il piacere per loro; è emersa la gradevolezza di occuparsi dei fiori sul terrazzo, di dare nuova vita ad un vecchio mobile, di sperimentare nuove capacità nel lavoro a maglia, o nel disegno, o ancora nella pittura.

Ogni attività che riteniamo per noi rigenerante, ci nutre nel corpo e nella mente e ci conferisce l’entusiasmo di sollecitare a partecipare chi ci è caro, generando spirito di collaborazione e progettualità; le pareti di molte case sono state ridipinte a quattro mani da coppie che hanno individuato un piccolo obiettivo comune, realizzato con passione e divertimento.

Molti di noi, in questi giorni di arresto forzato, hanno ascoltato suoni, odorato profumi, gustato cibi, maneggiato cose nuove, letto libri da tempo ignorati; molti hanno scoperto che stare con sé stessi, ascoltarsi, contemplare il piacere di soddisfare le proprie esigenze, essere in contatto con il proprio corpo e nutrire la nostra mente merita del tempo.

L’augurio per tutti è che nel ritorno alla vita di sempre ognuno porti con sè ciò che ha appreso e sperimentato in questi interminabili giorni, che continui ad utilizzare i nuovi strumenti e risorse per preservare e coltivare in ogni momento della vita il proprio benessere.

Rivolgo un pensiero a quanti hanno subito invece il dolore della solitudine e soprattutto a coloro che in casa hanno dovuto sottostare alle violenze ed ai soprusi, che con ancora maggiore viltà sono state rivolte contro chi non sa e non può difendersi. Che questo tempo difficile ci insegni anche la compassione, il coraggio, e la forza di tendere una mano a chi strumenti per tutelare la propria integrità non ne possiede.

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