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La condivisione nell’affrontare una malattia

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Esistono eventi che impattano sulla vita delle persone in maniera cruenta, che interrompono lo scorrere quotidiano degli eventi e che costringono a percepire la propria esistenza come minata da forze estranee alla propria volontà.

Una donna che apprende di avere un cancro al seno è costretta a rapportarsi improvvisamente con una realtà brutale, che la pone al cospetto di emozioni fortissime che sembrano insostenibili. A fronte di una diagnosi impietosa si concretizza la paura della malattia, l’incertezza di un futuro ignoto, il senso di impotenza, il timore di non essere più in grado di dedicarsi agli affetti più cari, il terribile angosciante senso di solitudine nell’avvertire il proprio corpo depredato dal suo diritto di essere sano. In un vortice improvviso tutto si arresta, e tutto comincia a girare attorno alla necessità di affrontare la propria odiosa malattia.

Subentra poi il desiderio di comunicare, di mettersi in contatto con il mondo esterno per condividere una nuova dimensione di sé stessi, che ha preso forma in modo improvviso e inatteso, una nuova condizione del corpo che non è stata scelta né desiderata e che si materializza come una violenta imposizione. La ricerca della solidarietà da parte degli altri è un’esigenza fondamentale ed imprescindibile in qualsiasi momento di sconforto, poiché narrare la propria fragilità fa sì che le emozioni divengano più definite, quasi tangibili e malleabili, e senz’altro più sopportabili nella condivisione.

Una malattia importante, però, genera spavento e dolore anche nelle persone che ne sono messe a conoscenza; qualsiasi evento che costituisca una minaccia genera nell’essere umano una fisiologica reazione di attacco o fuga, utile per attivare una forma di difesa della propria incolumità; percepire che una persona casa è in pericolo talvolta fa sì che incosciamente ci si allontani da lei, che si preferisca mantenere una distanza adeguata per non dover sopportare il suo dolore e la sua preoccupazione.

Nella mia esperienza di psicologa ho spesso accolto il senso di inadeguatezza che pervade coloro che hanno una persona cara a cui è stato diagnosticato un cancro, che la costringerà ad affrontare un intervento chirurgico e poi un lungo periodo di cure invasive e destabilizzanti; le persone riferiscono di “non sapere cosa dire” o “non sapere cosa fare”, subentra il tormentoso dubbio di non essere in grado di essere d’aiuto e di saper sostenere chi deve affrontare un percorso di malattia impervio e pieno di incertezza.

Non esistono regole di buon comportamento o un dizionario che riporti le frasi che meglio si addicono ad una persona che soffre a causa del cancro; se si decide di restare e non fuggire di fronte ad un evento così terrificante che ci proietta mentalmente verso l’ignoto, si rimane soli con sé stessi, con le proprie forze, debolezze, risorse interiori, fragilità e paure.

Non è necessario vestire nuovi panni nel momento in cui si decide di essere accanto ad una persona che affronta un momento difficile; emerge al contrario la possibilità di donare sé stessi per come si è, scoprendo insieme all’altro come superare i momenti difficili, come rialzarsi dopo la caduta, come difendersi dalla paura del futuro.

Nel condividere la malattia con persone care, alcune donne riferiscono di vivere un’”esperienza di benessere”, che emerge proprio perché nella condivisione si definiscono i contorni di una relazione sana, che fonda sulla propria integrità e che rende a sua volta la persona sofferente libera di esprimere serenamente i propri vissuti. Raccogliere un fardello e dividerne il peso con l’altro fa sì che si riconoscano i propri punti di forza, come le proprie fragilità e paure e che nel rapporto di amicizia possano essere motivo di riflessione e scambio reciproco.

Anche se non esistono regole prestabilite a cui ci possa attenere per portare conforto ad una persona che soffre a causa del cancro, qualche piccolo suggerimento potrebbe essere d’aiuto nella condivisione della malattia:

  • è bene ricordare come non esistano parole o comportamenti prestabiliti ed universalmente validi
  • occorre mettersi in ascolto della persona che vive la malattia, lasciare che narri i propri vissuti
  • è importante imparare a mettersi in ascolto delle proprie emozioni
  • nel momento in cui si è sopraffatti dalle emozioni negative, è importante lasciare che esse fluiscano, che irrorino l’impatto inevitabile con il dolore e la malinconia, che costituiscano un legame tra due persone che sono insieme nella condivisione della sofferenza
  • è opportuno comunicare il proprio stato d’animo, anche quando si prova angoscia e dispiacere
  • l’ironia è un forte strumento, si può ridere forte, parlare dei detestabili atteggiamenti intrisi di pietà in cui nostro malgrado si incorre, degli interventi “a sproposito”, degli episodi della vita quotidiana. Si può scherzare sulla malattia e sulla morte un po’ per esorcizzarla, ma anche perché fa parte della vita

La condivisione delle difficoltà porta con sè la forza deflagrante della cura e dell’attenzione verso l’altro, e ci consente di esprimere noi stessi concedendo spazio ai nostri limiti, e di accettarli come parte integrante della nostra umanità.

 

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