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Il senso di colpa che mina il benessere

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Il senso di colpa è causa di sofferenza?

Le persone si trovano spesso in grande difficoltà quando chiedo loro di esprimere desideri e bisogni, quasi fossero impreparate a fornire informazioni proprio su se stesse, nonché sullo stato di malessere che le ha spinte a chiedere un sostegno psicologico; percepisco cioè che molti non scelgono il proprio percorso di vita nel rispetto delle proprie attitudini, inclinazioni, necessità, ma mettono in atto quotidianamente comportamenti ed azioni allo scopo di mettere a tacere un imperativo senso di colpa; di cosa si tratta?

Il senso di colpa fa parte della vita dell’individuo, è infatti un vissuto emotivo che si attiva quando pensiamo di non aver agito in base ai nostri principi, ed è profondamente legato al nostro essere individui dotati di una coscienza morale; in questo caso ha un importante significato adattivo:

  •  ci porta a riflettere sul nostro comportamento e su quanto esso sia stato confacente, oppure abbia violato i nostri personali principi ed ideali;
  • ci rende capaci di riflettere sul nostro modo di agire come persone in relazione, che fanno parte di un gruppo, di una comunità, di una nazione;
  • il sentimento di colpevolezza può indurci ad evitare nel futuro proprio quei comportamenti che riteniamo possano ledere il rispetto delle nostre norme morali.

In questo caso il senso di colpa costituisce un vissuto emotivo sano, come indicatore, nonché inibitore di un comportamento che riteniamo sbagliato, che può quindi fornirci un input adeguato per riconoscere un nostro errore, porgere le nostre scuse, riparare al danno che abbiamo procurato ed accettare una punizione.

Il riconoscimento di noi stessi come essere fallibili, dotati di risorse e caratterizzati anche da fragilità, ci porta ad accettare noi stessi anche nel momento in cui commettiamo degli errori; siamo certi che proprio grazie al nostro essere imperfetti avremo la possibilità scoprire giorno dopo giorno come far meglio e piacerci di più.

Proprio il riconoscersi come individui imperfetti costituisce il fulcro dell’equilibrio interiore che vacilla quando la persona perde la consapevolezza di poter talvolta sbagliare, e viene invece intrappolata dal pervasivo pensiero di essere colpevole. E’opportuno soffermarci a riflettere sulla differenza tra due emozioni che sembrano segnare la linea di demarcazione tra il sano senso di colpa e quello insano, che provoca profonda sofferenza:

  • la vergogna: la si prova quando si pensa di non essersi comportati in modo corretto, violando la salvaguardia del proprio o dell’altrui interesse
  • Il pervasivo senso di responsabilità: lo si avverte se si pensa di essere la causa dei problemi e delle sofferenze degli altri.

Il pensiero costante, definito ruminazione, genera l’emozione di angoscia che si concretizza nel senso di colpa pervasivo, che costringe la persona a sentirsi non meritevole di esprimersi, sia nella rappresentazione dei propri bisogni, sia nella vita di relazione.

Qual è l’origine del malessere dovuto al pensiero ed all’emozione di colpevolezza?

Spesso un destabilizzante senso di colpa viene instillato sin dall’infanzia, quando un bambino viene continuamente subissato da affermazioni che mettono in discussione la sua stessa identità, piuttosto che criticare un suo comportamento inadeguato.

Un esempio: dire ad un bambino: “E’ sbagliato prendere le cose degli altri senza permesso; per favore, restituisci la palla al tuo compagno”, crea in lui l’appropriata consapevolezza di essere colpevole per aver compiuto un’azione sbagliata.

Una comunicazione diversa come “Dammi subito la palla che hai preso! Non potrò mai fidarmi di te!” costituisce invece un’offesa, con cui si dichiara al bambino che egli è per sua natura inaffidabile e che tale rimarrà anche in futuro, a prescindere da come agirà.

Se il periodo dell’infanzia è costellato di critiche e giudizi che colpiscono il bambino nel suo modo di essere, egli acquisirà il pensiero della propria identità come “difettosa”, e sentirà di essere incapace di espiare la propria colpa per qualsiasi comportamento errato. La convinzione di essere sbagliato accompagnerà l’individuo in crescita e si consoliderà in età adulta, creando un senso di colpa destabilizzante.

La persona che convive con l’immagine di sé stesso come essere responsabile e colpevole non solo vive uno stato di enorme sofferenza psichica, ma è anche costantemente esposto all’abuso di coloro che con lei entrano in relazione. Avviene spesso, cioè, che l’altro provochi ed attivi il senso di colpa nella persona per ottenere ciò che desidera e per dirigerne il comportamento in conformità ai propri interessi, mettendo in atto una vera e propria manipolazione della motivazione interiore.

La sofferenza espressa da Livia sembra assai esplicativa in tal senso: mi racconta il suo desiderio di seguire un corso di ceramica che si svolge vicino casa sua, ma lei continua a saltare le lezioni, per rimanere a casa con suo marito. Cosa le impedisce di realizzare questo suo desiderio? L’atteggiamento dell’uomo, apparentemente mite ed accondiscendente, cela la volontà di evitare che la moglie esca e lo lasci solo; ciò emerge dal dialogo che mi riporta:

Livia:”Oggi pomeriggio c’è il mio corso di ceramica, un paio d’ore e sarò a casa”

Il marito:”Vai pure..non preoccuparti per me…starò da solo… tutto il tempo senza nulla da fare in questa casa immensa…”

Il marito di Livia ha attivato il senso di colpa della moglie, che si sentirebbe responsabile della solitudine dell’uomo qualora si recasse al corso di ceramica.  Tale dinamica determina l’attivazione di molte emozioni:

  • Confusione e senso di inadeguatezza, nel dubbio di aver agito in conformità ad etica e moralità
  • Scarsa autostima, per non essere in grado di perseguire i propri obiettivi
  • Rabbia, nei confronti di sé stessi e di coloro che ci circondano.

Il vivere la quotidianità ci pone di fronte ad alcune scelte, che talvolta sono adeguatamente guidate dal nostro senso di responsabilità; occorre però riflettere quando avvertiamo la convinzione che il nostro agire costituisca una violazione di ciò che è giusto.

Chiedere l’aiuto di un professionista per indagare i propri pensieri disfunzionali, e modificare l’emozione ed il vissuto di sofferenza che ne derivano può rappresentare un passaggio importante per contenere il senso di colpa entro confini adeguati, ridurre i limiti che ostacolano la nostra libertà di comportamento, e vivere senza essere condannati al rimorso costante.

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