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Il rapporto con i propri limiti

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
S

L’essere umano fa costantemente i conti, in modo più o meno conscio, con i propri limiti.

Il limite è come una lente d’ingrandimento, quella che viene usata per ingrandire caratteri troppo piccoli, o resi un po’ sbiaditi a causa del trascorrere del tempo.

Psicologicamente, il rapporto con i propri limiti, fisici, emotivi e/o cognitivi, può rappresentare la possibilità per la persona di un cambiamento e di un nuovo apprendimento, per cui occorre leggere la situazione attuale e contemporaneamente immaginare un futuro diverso. Il limite incombe, ma la persona ha la possibilità di effettuare un adattamento creativo che consiste nella capacità di ridefinire le priorità di vita e nell’attitudine nel cercare nuove strategie per raggiungere gli obiettivi personali.

Da un punto di vista psicologico, il limite può generare un processo di ricerca verso nuove risorse. La consapevolezza di dover convivere con il limite fa sì che la persona debba attivarsi per vedere più chiaro, così “ingrandisce” e trova strumenti mai utilizzati prima, capacità, metodi, attitudini, altri esseri umani, un corredo che le consente di procedere oltre l’ostacolo.

Storie del nostro tempo

Giorgia ha 23 anni, all’età di nove era seduta sul muretto della scuola e improvvisamente le sue gambe le hanno fatto tanto male, e da allora non hanno più funzionato. Oggi è campionessa di una squadra di basket disabili e sfila come modella in carrozzina.

Valerio ha 45 anni, da piccolo è stato usato da suo padre, è stato il mezzo grazie al quale lui eludeva abbastanza facilmente i controlli in aeroporto; si imbarcavano insieme, alla volta del Sudamerica, con piccole partite di droga. Oggi scrive e porta sulla scena dei teatri la sua storia.

Marco ha 42 anni, quando ne aveva 14 ha perso una gamba a causa di un incidente in motorino. Oggi è campione in una squadra di basket disabili, lavora, è marito e padre felice di due bimbe.

Fabiola ha 55 anni, quando ne aveva 47 ha subito una mastectomia bilaterale. Oggi è campionessa di canoa, è moglie e madre di un ragazzo che sta terminando il percorso universitario.

Linda ha 50 anni, è stata messa al tappeto dalla depressione quando ne aveva 30, ha trascorso anni interi in casa. Oggi è moglie e madre, svolge la professione di infermiera e pratica sport.

Sono storie di convivenza con il limite con cui la persona si scontra a causa di una malattia, di un incidente, di un disturbo psichico, o a causa di esperienze traumatiche. Giorgia, Valerio, Marco, Fabiola, Linda sono uomini e donne a cui è stata sottratta l’identità: Giorgia non ha più potuto correre e saltare come le piaceva fare, Fabiola ha visto il suo corpo deturpato dalla chirurgia, Linda ha subito la deprivazione della propria volontà. Ma tutti loro hanno usato il proprio limite per scoprire nuove possibilità.

Il limite fa focus sulla possibilità

Per Giorgia, Valerio, Marco, Fabiola e Linda si è prospettata la possibilità della generazione di nuove abilità, inteso come un mix di caratteristiche personali e contestuali:

  • il desiderio di apprendere nuove capacità ed aspirazioni
  • la determinazione nel perseguire gli obiettivi
  • la presenza di contesti accoglienti sul piano relazionale

Dunque tra il corpo biologico – che presenta delle menomazioni o comunque un funzionamento diverso rispetto al passato – ed il corpo vissuto, si insinua uno spazio fatto di:

  • Abilità
  • Opportunità
  • Potenzialità

La persona che si scontra con il limite attiva una diversa progettazione di vita, usufruendo di nuove risorse, ma soprattutto usando diversamente quelle già possedute, promuovendo per sé nuove abilità, opportunità e potenzialità.

L’immagine dell’appassionato di bricolage credo possa rappresentate questa esperienza psicologica con il limite; infatti l’appassionato di bricolage non sa esattamente cosa fa, almeno all’inizio del lavoro; inizia recuperando pezzi e scarti. Allo stesso modo colui o colei che si trova a fare i conti con un corpo cambiato, che non offre più lo stesso regolare funzionamento di prima, ne raccoglie le parti migliori, pensa a come potrebbero concatenarsi tra loro immagina un modo diverso di camminare, di sorridere, di mangiare, di essere nel mondo.

La creatività sussiste dovunque c’è un uomo che immagina, combina, modifica e realizza qualcosa di nuovo (Vygotskij 1930).

La persona è un sistema che di fronte a determinati eventi, anche traumatici, cambia la sua struttura quindi il suo modo di funzionare, pur mantenendo invariata la propria organizzazione psicofisica; si impegna a trovare un equilibrio, un senso ed un’armonia tra risorse ed obiettivi:

  • a parità di risorse aspira a nuovi obiettivi, perché più significativi
  • riduce le risorse e non volendo rinunciare agli obiettivi, si adopera per trovarne di nuove
  • usa in modo diverso risorse già disponibili (Visentin 2010).

Il limite determina l’arresto della persona, ma non la sua resa di fronte all’impedimento; fornisce al contrario la possibilità di fermarsi e di approfittare della lente per guardare, con nuova attenzione, a ciò che si possiede, per riformulare scopi e percorsi di vita.

“Esiste uno stato di salute nell’organismo malato: genera un’iperattività dell’insufficienza, trasforma il deficit in abilità, capacità, talento” (Vygotskij)

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