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Psicosomatica

Disturbi gastrointestinali: il cervello nella pancia

Disturbi funzionali gastrointestinali: il secondo cervello
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3297220788

E’ esperienza comune quella di aver sperimentato in un momento di forte agitazione e stress un disagio fisico legato alla nostra pancia:

  • nausea
  • aumento della fame
  • diarrea
  • stipsi
  • eccessiva produzione di gas intestinali
  • difficoltà nella digestione.

Ogni situazione che stimola in noi delle emozioni, ad esempio innamorarsi o essere abbandonati, cercare lavoro o perderlo, avere paura e così via, attiva il nostro corpo in vario modo (alterazione della frequenza cardiaca, sudorazione, pallore o arrossamento del volto). Una parte importante di questa attivazione interessa spesso anche l’apparato gastrointestinale.

A fronte di questa esperienza comune, non di rado capita che certe disfunzioni ricorrenti che interessano questa parte del corpo, spesso identificate come disturbi funzionali gastrointestinali, vengano considerate esclusivamente nel loro aspetto medico-biologico.

I disturbi funzionali gastrointestinali si manifestano con una caratteristica combinazione di sintomi cronici o ricorrenti a carico dell’apparato gastrointestinale: alterazioni della motilità intestinale con diarrea, stipsi o entrambi, eccessiva produzione di gas intestinale, modificazioni della flora intestinale, dolore addominale, pienezza post-prandiale, sazietà precoce, distensione addominale, etc.

Negli ultimi anni però è stato possibile svelare la natura di questo legame tra mente, cervello e intestino.

Nella nostra pancia risiede un vero e proprio “secondo cervello”, come è stato definito da Michael Gershon,  composto da 500 milioni di neuroni, strettamente collegato al sistema nervoso centrale, il cervello “superiore”. La comunicazione tra questi due “cervelli” è costante e bidirezionale.

Questo rapporto da un lato spiega i disturbi gastrointestinali funzionali, come il colon irritabile; dall’altro fa sì che il cervello sia continuamente informato di ciò che avviene nell’intestino, riguardo l’apporto energetico su cui può contare, ma anche il suo stato di salute.

Questo secondo cervello è una sorta di chiave che regola stress, ansia e tensione, dal momento che oltre a regolare funzioni vitali per il corpo, è coinvolto anche nelle funzioni derivanti dalle emozioni; infatti le sue cellule producono neurotrasmettitori, come la serotonina, fondamentale neurotrasmettitore per la regolazione dell’umore, e proteine che contribuiscono al buon funzionamento del sistema nervoso centrale.

Le emozioni possono quindi modificare il funzionamento degli organi e una malattia in un organo può modificare le nostre emozioni.

Queste considerazioni dovrebbero farci riflettere su quanto lo stress e le emozioni negative possano incidere sulla salute dell’intestino. L’attivazione del cervello “superiore” che accompagna un’emozione può alterare il normale funzionamento del secondo, interferire con i suoi ritmi e disturbare la peristalsi, la produzione di acidi, di enzimi, di ormoni, di citochine necessarie al sistema immunitario.

Le emozioni possiedono una loro concretezza e quello che è “solo” uno stato emotivo ha delle ripercussioni sul nostro corpo che non dovrebbero essere sottovalutate. Imparare a gestire lo stress e le emozioni, in particolar modo quelle negative ma non solo, può avere importanti ricadute sul nostro benessere psicofisico.

Quando il corpo “comunica” attraverso  certi segnali, chiediamoci anche come stiamo su un piano più emotivo:

  • è avvenuto un cambiamento?
  • si è verificato un evento potenzialmente fonte di stress?
  • ci siamo sentiti arrabbiati o ansiosi per qualche motivo?

E se questo è avvenuto pensiamo anche a come abbiamo fatto fronte alla situazione.  Abbiamo provato a risolvere il problema cercando di cambiare la situazione a nostro favore o abbiamo provato a modificare il nostro atteggiamento per affrontarla in modo positivo ? Abbiamo provato a sfogare la nostra rabbia e la nostra frustrazione in qualche modo, o parlandone con qualcuno? Oppure abbiamo provato ad ignorare la minaccia o la situazione di disagio  e abbiamo spostato la nostra attenzione su altro, cercando di distrarci?

Intervenire, e non ignorare, ciò che per noi è fonte di stress e tensione, ci permette di regolare lo stress in modo da non renderlo “tossico” per la nostra mente e per il nostro corpo. Ricordiamo che le nostre emozioni ci dicono in ogni momento come stiamo realmente e di cosa ci dobbiamo occupare per preservare il nostro benessere psiofisico.

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