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Dieta = Stile di Vita

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Nell’antichità della medicina greca il termine dieta (diaita) stava ad indicare il modo di vivere, cioè un impegno quotidiano dell’essere umano nel prendersi cura della propria salute, rispettando le esigenze del corpo e dell’organismo, osservando quelle regole che consentono di raggiungere un obiettivo di benessere fisico e mentale: dall’esercizio fisico, ad una sana alimentazione, al riposo necessario per recuperare le energie spese.

Oggi si tende a tralasciare completamente il senso originario del termine dieta, considerandola troppo spesso come una sorta di bacchetta magica, grazie al cui tocco è possibile raggiungere il peso corporeo desiderato. Il problema è che gli incantesimi durano poco, la magia svanisce presto, lasciando la persona con un grande senso di disfatta, rabbia e frustrazione.

Paradossalmente il bombardamento mediatico ci propone modelli di magrezza assai allettanti (modelle bellissime e uomini dai fisici scolpiti compaiono in ogni istante sul tablet o sul televisore, e ci accompagnano anche in metro, in ufficio, in macchina, luoghi in cui non si rinuncia ad utilizzare il cellulare);  d’altra parte è presente con una massiccia offerta di cibo (pubblicità e programmi sulla preparazione delle pietanze non mancano).  Le persone vengono ”invitate” a mangiare ovunque e se hanno poco tempo a disposizione possono usufruire del “take away”, (cibo da portar via) ma contemporaneamente si mostra loro che si può essere belli e magri. Ciò genera confusione? Non potrebbe essere altrimenti.

Inoltre viviamo nella società che richiede efficienza e rapidità ad ogni costo: bisogna essere veloci, capaci, “informaticamente sapiens” e perché no, anche belli e in forma.  Ma c’è il tempo per prendersi cura di sé? Certamente no e allora una buona dieta può rappresentare la soluzione, rapida ed efficiente come noi. D’altra parte per reperire un programma per dimagrire basta sfogliare una rivista, navigare in internet o contattare quell’amico che anni fa ha perso moltissimi chili. Così spesso la persona, invogliata dall’idea di poter perdere il peso in eccesso ed acquisire un aspetto fisico più gradevole, dà inizio ad un programma alimentare; la dieta viene considerata uno sforzo momentaneo, non certo un impegno costante volto al cambiamento dello stile di vita. La persona inizia la dieta con un livello di motivazione elevato, entusiasmata dall’obiettivo di raggiungere il peso forma, ma molto spesso va incontro ad un inevitabile fallimento. Perché?

Voler dimagrire senza un’adeguata preparazione mentale è un po’ come voler guidare senza aver preso la patente, quindi senza aver acquisito le nozioni di base per conoscere i segnali stradali ed il funzionamento dell’automobile.

Quando la persona inizia una dieta dimagrante, anche se sceglie di seguire una dieta ben strutturata, non è preparata ad affrontare un percorso complesso, in cui hanno un forte peso i fattori cognitivi, cioè i nostri pensieri, che condizionano il nostro comportamento in ogni ambito della vita quotidiana. È possibile modificare il nostro comportamento e soprattutto mantenere il cambiamento nel tempo, ma se non cambiamo il nostro modo di pensare, generalmente torniamo alle nostre vecchie abitudini. Ai programmi per dimagrire manca infatti un ingrediente fondamentale: non insegnano ad ascoltare i nostri pensieri, che determinano l’emergere delle emozioni, che a loro volta influiscono sul nostro modo di agire.

L’inizio della dieta è relativamente facile, i risultati giungono in fretta e l’ago della bilancia mostra che ci si è sbarazzati di qualche chilo; poi il metabolismo si stabilizza e si incontrano i primi ostacoli. Mantenere l’impegno di stare a dieta diventa difficile, e la persona incappa facilmente nell’ingranaggio del fallimento: avere fallito nella prestazione genera un’inevitabile valutazione negativa di sé stessi, che comporta l’abbassamento dell’autostima ed aspettative negative rispetto alla possibilità di perseguire un obiettivo; così l’ansia e lo scarso impegno comporteranno di nuovo il fallimento della prestazione quando si metteranno in atto nuovi tentativi. La “Sindrome della yo-yo” dà luogo proprio ad un infinito ciclo di tentativi e fallimenti, in cui la fiducia delle persone viene profondamente minata, come viene altamente compromessa la motivazione a perseguire l’obiettivo di perdere peso.

Cosa si può fare per aiutare la persona a non rimanere schiacciata dall’ingranaggio del fallimento?

Innanzitutto occorre attivare la consapevolezza che una dieta comporta alti e bassi e che le restrizioni costituiranno una dura prova, ma imparando a riconoscere i nostri pensieri e le nostre emozioni sapremo cosa fare per non deluderci.

Quali sono i Pensieri Sabotanti che si attivano per metterci il bastone tra e ruote?

  • Razionalizzazione: “..non è male mangiarlo, perché…. “
  • Sottovalutazione delle conseguenze: “Non fa niente se lo mangio”
  • Pensiero auto-ingannante: “Ho sgarrato, quindi posso mangiare ciò che voglio per il resto della giornata”
  • “Regole arbitrarie: “Non posso sprecare il cibo”
  • Lettura del pensiero: “la mia amica si offende se non lo mangio”
  • Esagerazione: “non posso avere fame! “

Imparando a riconoscere questi pensieri si imparerà a formulare risposte adeguate e le persone sapranno come motivarsi in maniera continuativa per rispettare il loro piano alimentare. Ad esempio:

  • Si imparerà a prevedere le conseguenze di aver mangiato più del necessario: sensazione di pesantezza e di gonfiore, difficoltà a digerire, nonché senso di colpa
  • Si comprenderà che si può non cedere alle smanie di cibo impiegando il tempo svolgendo altre attività, in attesa che giunga l’ora del pasto
  • Si imparerà a pensare che la “scivolata” è solo un errore temporaneo, non un motivo per cui arrendersi: se si “sgarra” mangiando un dolcetto fuori programma si può rimediare riducendo la quantità di calorie nel pasto successivo e incrementando l’attività fisica
  • Ci si preparerà a rifiutare l’offerta di cibo, spiegando che ciò risponde ad un nostro bisogno
  • Si riconoscerà la reazione di allarme generata dalla sensazione di fame, che è un messaggio che l’organismo ci invia, che non comporta la necessità di mangiare immediatamente
  • Si considererà l’attività fisica in modo diverso: non c’è necessità di improvvisarsi grandi atleti, sarà sufficiente cambiare le abitudini quotidiane, ad esempio parcheggiando l’automobile un po’ più distante dal posto di lavoro, prendendo l’autobus alla fermata successiva, facendo le scale piuttosto che prendere l’ascensore ecc.

È dunque necessario che le persone vengano predisposte ad affrontare un programma alimentare per perdere peso attivando risorse e strumenti in anticipo. Tale preparazione insegna loro cosa fare esattamente quando stare a dieta e raggiungere l’obiettivo di perdere peso diventa difficile, è importante ricordare infatti che essere pronti a cambiare richiede del tempo ed il volerlo semplicemente non basta.

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