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L’uomo: fra ricerca del nuovo e bisogno del conosciuto

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maurizio-parolin-psicologo-milano Maurizio Parolin Cernusco sul Naviglio (MI)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3281279981

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L’uomo : fra ricerca del nuovo ed il bisogno del conosciuto.

Come per tutte le specie animali lo sviluppo ontogenetico impone all’individuo il passaggio da una condizione di dipendenza ad una di autonomia. Questo avviene anche per tutto il ciclo di vita umano. Dalla nascita alla morte portiamo in noi due tendenze opposte, due bisogni alternativi e reciprocamente escludentisi.

In tutte le epoche ed in tutte le culture l’uomo si è evoluto grazie all’ “innato” desiderio di conoscere,  sperimentare e scoprire. Al contempo ha sempre vissuto anche l’esigenza di qualcosa di certo e di conosciuto.

Alla nascita il neonato vive una fase autistica e successivamente una simbiosi con la madre. All’interno di  questa fase,  attraverso le cure parentali,  la principale figura di attaccamento trasmette e garantisce sicurezza e continuità. Successivamente, a seguito del riconoscimento della costanza dell’oggetto, l’individuo comincia a sperimentare l’esterno e a riconoscere che il mondo è altro da sè.

Esordisce così il bisogno e la necessità della scoperta e della conoscenza. Ed ancora,  è proprio durante la fase di separazione-individuazione che la persona scopre di poter lasciare il conosciuto (il calore delle sicurezze materne)  per avventurarsi ad esplorare il mondo circostante ( sapendo ovviamente di poter tornare fra le braccia della madre).

Specialmente nella fase adolescenziale, con il bisogno e la ricerca di un’identità (la quale va nella direzione di differenziarsi da quella che si ha avuto sino a prima nel nucleo familiare) che si evidenziano le maggiori spinte verso il nuovo. L’esplorazione, l’appartenenza al gruppo dei pari, la ricerca di nuovi modelli di riferimento, la scoperta della sessualità e spesso anche le “prove”, quali riti di iniziazione, che  implicano l’assunzione di rischio e purtroppo anche l’agire comportamenti a rischio.

E’ tuttavia vero che la spinta al nuovo, con il passare degli anni e l’accumulo di esperienza, normalmente si placa o si ridimensiona. Crescendo e  maturando ci si propone di costruire ed ottenere maggior stabilità. Avere sicurezze economiche, sociali ed affettive diviene progressivamente  un bisogno impellente. Tale ricerca di sicurezze risponde alla dimensione di cure, equilibri e serenità a cui tanti tendono. Mettere su casa e famiglia  viene spesso definito come un obbiettivo ed un progetto da molti. Avere il posto fisso è per molti un’aspettativa ed un bisogno sacrosanto. Di fronte al nuovo ed allo sconosciuto spesso accade di fermarsi e questo blocca la spinta alla sperimentazione. Si possono osservare questi aspetti nella vita di tutti i giorni ed ognuno di noi sarebbe in grado di elencare lunghe liste di situazioni in cui era alla ricerca di certezze, sicurezze, abitudini e routine che rispondono al bisogno di sicurezza.

Tuttavia non è detto che  ad un certo punto, ottenuto ciò che si desiderava, non emerga ancora il bisogno o il desiderio di altro.

Chi di noi non ha mai provato e immaginato qualcosa di diverso da quello che è o dalla situazione in cui sta,  avvertendo noia, disinteresse e disinvestimento nel lavoro che fa, o per la relazione che ha ?

Capita di trovarsi in situazioni o fasi della vita nelle quali la routine e le abitudini diventano troppo strette, ci si annoia e si è alla ricerca di qualcosa di diverso.

Accade che, progressivamente,  una volta acquisito uno status,  si tenda a darlo per scontato, lo si svaluti al fine di giustificare il bisogno del nuovo. Solo a titolo di esempio si possono citare:  le ricorrenti crisi di identità durante il corso evolutivo;  le crisi di coppia dettate dal bisogno di trovare il partner ideale; il desiderio di conoscere nuove culture e viaggiare;  la carriera intesa come ricerca continua di nuovi stimoli in ambito lavorativo…

Un esempio tipico può essere la classica crisi di mezza età in cui uomini e donne tendono a ridare un senso alla propria esistenza instaurando nuove relazioni. Tale revival deriva dalla non accettazione dello status raggiunto e dal bisogno di ricostruirne un altro.

Tuttavia spesso, invece di progredire e inventarsi qualcosa di nuovo si cede al già noto regredendo a modalità adolescenziali, poco adeguate per l’età anagrafica, ma comunque sicure e comode poiché conosciute. In ultimo anche  l’uso di sostanze psicotrope, la passione per sport estremi e comportamenti a rischio di vario genere, spesso riportati nei giornali e nella cronaca,  stanno ad indicare la esplicita necessità di nuove e forti emozioni.

Anche a livello neuro-biologico esisterebbero dei sistemi che regolano tali tendenze umane. Cloniger, attraverso il suo neurobiological learning model, ipotizza tre dimensioni temperamentali e sostiene che queste siano determinate da pattern biochimici e comportamentali specifici. Accanto a tali dimensioni temperamentali vi sarebbero poi dimensioni caratteriali che co-determinano tali tendenze.

In particolare egli identifica 3 dimensioni temperamentali :

  1. “ NOVELTY SEEKING “ ( ricerca di novità )    sottostante al “ BEHAVIORAL ACTIVATION SYSTEM “  e regolato dalla DOPAMINA
  2. HARM AVOIDANCE “  ( evitamento del danno ) sottostante al “ BEHAVIORAL INIBITION SYSTEM “ e regolato dalla SEROTONINA
  3. “ REWARD DEPENDANCE “  ( dipendenza da ricompensa ) sottostante al “ BEHAVIORAL MAINTENANCE SYSTEM “  e regolato dalla NOREPINEFRINA

Ciascuna di queste dimensioni sarebbe alla base di specifici disturbi di personalità.

Tuttavia, tralasciando aspetti di interesse clinico e psicopatologico, si può considerare che gli stessi funzionamenti di tali sistemi biochimici sottendano anche a determinate attività di stimolazione o inibizione dei comportamenti di ricerca del nuovo ( Novelty Seeking) e reiterazione del conosciuto ( Reward Dependance). In tal modo l’individuo sarebbe “tendenzialmente” più portato a scoprire, sperimentare e conoscere o viceversa tenderebbe maggiormente al già noto e rassicurante.

John Bowlby  (  1989 ),  Attaccamento e perdita  Vol. 1

Segal, H. (1998), Introduzione all’opera di Melanie Klein, Psycho

Manna V. ( 2010) Modelli neurobiologici dei disturbi di personalità,  Salus Medicina in rete

Dott. Maurizio Parolin

Iscr. Albo lombardia n° 6904

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