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Genitori e Figli

Una mamma un’amica?

mamma e figlia adolescente
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Il rapporto tra madre e figlia è una relazione fortissima dotata di una grande carica emotiva, affettiva e psicologica esercitata su entrambe le protagoniste della relazione.

Il legame madre-figlio (indipendentemente dal genere del figlio) ha inizio con una matrice di simbiotica e totalitaria vicinanza. La madre ha portato in grembo il figlio e dal preciso momento della nascita quest’ultimo ha bisogno della vicinanza della madre per soddisfare i propri bisogni (da quelli di nutrimento a quelli affettivi rispetto ai quali la letteratura psicologica ne ha sancito la primaria importanza).

Nella specifica situazione del legame madre-figlia, quest’ultima dovrà fare i conti non solo con la simbiotica dipendenza dalla madre ma anche con la naturale tendenza a guardare la madre come modello per d’ identificazione.

Quando una figlia si trova a fare i conti con il compito evolutivo della formazione della propria identità sarà necessario gestire-affrontare il confronto con la madre.

Nel passaggio nel quale dovrà riconoscersi non più solo come figlia ma anche come donna sarà necessario definire degli spazi completamente liberi dalla presenza della madre.

Cosa succede tra mamma e figlia quando sarà in corso questa naturale fase?

La mamma percepisce che la figlia si sta allontanando, che mette in discussione tutti gli insegnamenti trasmessi fino a quel momento e pertanto cercherà (a livello più o meno elevati di consapevolezza), di tenere la figlia vicina a sé.

Cresce nella madre, in questi casi, un senso di privazione rispetto al suo ruolo di madre; si ha la percezione che la figlia viva la loro relazione come un ostacolo alla propria vita ed alla propria crescita.

Tutto ciò potrà portare ad acuire la conflittualità. Si osservano a volte forme di ostacolazione dello sviluppo dell’autonomia delle figlie, forme di vera e propria intromissione nei rapporti extra-familiari che la figlia sta costruendo (che la mamma percepisce come un ostacolo al loro rapporto). Dal canto suo la figlia oscilla tra sentimenti e pensieri di vicinanza ad altri di invasione e pertanto di bisogno di distanza dalla madre.

Dobbiamo quindi definire questa come una strada senza uscita in cui il dolore non sarà evitabile?

La ricerca e la letteratura psicologica hanno verificato e affermano come la chiave di volta stia nel mantenere il proprio ruolo (madre – madre; figlia – figlia), rimanendo in contatto con le proprie emozioni, ognuna in ascolto delle proprie.

Un telefilm americano, “Una mamma per amica” racconta la storia di una giovane madre e di sua figlia che attraversa il periodo dell’adolescenza; ne emerge come, fatta esclusione di rari momenti di allontanamento, sembrano incarnare a pennello l’immaginario del rapporto “perfetto” tra madre e figlia.

Perché la rappresentazione del telefilm in realtà è calzante… anche se raramente osservabile nella realtà?!?!

Perché quel rapporto, fatto sicuramente di vicinanza è fatto anche di distanza; è fatto di 2 persone che appartengono a 2 generazioni diverse (pur essendo molto giovani entrambe) ma che mantengono stretto il legame con la propria individuale identità relativa alla propria età.

Come possiamo trarne insegnamento nel vivere e gestire la spesso “complicata” relazione madre-figlia?

Importante è ricordarsi che il concetto di vicinanza emotiva/educativa va ben oltre il conoscere i particolari della vita dell’altra persona. Pensare e preoccuparsi di una persona cara non si dovrà misurare con il numero di informazioni-confessioni che ci si scambia.

La mamma può essere fiera e certa del ruolo che ricopre che in quanto tale le dona uno spazio enorme nella vita della figlia.

Dal canto suo la figlia può affacciarsi-osservare la propria madre cercando di capire-carpire quanto di sé c’è in sua madre e viceversa sapendo che sta diventando un’adulta che avrà potere sulla propria vita e sul proprio modo di essere.

http://www.youtube.com/watch?v=uxz6y5_wocI&feature=related

Riferimenti bibliografici

E. Erikson, (1987), I cicli della vita

Scabini, Cigoli, (2000), Il famigliare. Legami, simboli e transizioni. Edizioni Franco Cortina.

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