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Paure e Fobie

Terza Giornata Nazionale contro la pedofilia

bambina
DSCN1197 Guido Palopoli Roma (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3396888713

Oggi, 5 maggio 2011, è la 3° Giornata Nazionale contro la pedofilia.


Telefono Azzurro ha diffuso dei dati dai quali emerge che «in Italia sono più le bambine le vittime di abusi fisici, sessuali e psicologici e nella maggioranza dei casi si tratta di bimbi con meno di 10 anni, mentre un caso ogni quattro colpisce bambini fra gli 11 e i 14 anni. E nella maggior parte dei casi gli abusi sono commessi da persone del nucleo familiare»

Questa giornata è importante per ricordare che c’è ancora molto da fare contro la pedofilia, oggi sappiamo che gli abusi avvengono in ogni contesto sociale e che i carnefici spesso sono persone perfettamente integrate, quindi difficili da riconoscere. Inoltre non tutti i casi vengono denunciati in quanto la pedofilia è un fenomeno che la società tende a rimuovere e in Italia il numero di casi non denunciati è molto alto.

 

Che cos’è la Pedofilia?

 

In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale. Il limite di riferimento di età varia da persona a persona (poiché ogni individuo raggiunge la maturità sessuale in tempi diversi), ma oscilla generalmente tra gli 11 e 13 anni.

Nell’accezione comune, al di fuori dall’ambito psichiatrico, talvolta il termine pedofilia si discosta dal significato letterale e viene utilizzato per indicare quegli individui che abusano sessualmente di un bambino, o che commettono reati legati alla pedopornografia. Questo uso del termine è inesatto. La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai child molester (molestatori o persone che abusano di bambini). Le due categorie non sono sempre coincidenti. La pedofilia è una preferenza sessuale dell’individuo o un disturbo psichico, non un reato. La pedofilia definisce l’orientamento della libido del soggetto, non un comportamento oggettivo. Vi sono soggetti pedofili che non attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini compiuti da individui non affetti da pedofilia.

É importante distinguere la pedofilia in senso stretto dalle altre forme di abuso sessuale: non sempre chi abusa di un bambino è un pedofilo. Inoltre, la pedofilia non implica necessariamente la messa in atto di un comportamento sessuale: spesso di manifesta con fantasie o pensieri ricorrenti, ma non viene agita.

 

 

Chi è il Pedofilo?

Molto spesso si fa il grave errore di pensare al pedofilo come un uomo solo, di età avanzata, poco colto o del tutto ignorante.

È fondamentale sottolineare che la maggior parte degli autori di questo reato è costituita da persone tra i 30 e i 35 anni, appartenenti a tutte le classi sociali, persone che sono conosciute dalla vittima come amici di famiglia, insegnanti, parenti.

Come affermano numerosi autori e come approfondito dalla letteratura specializzata, spesso i colpevoli sono proprio i genitori o comunque i membri della nucleo familiare. Purtroppo molto spesso in questi casi si tende troppo spesso a minimizzare o a negare del tutto l’accaduto pur di mantenere stabile l’integrità della famiglia stessa.
La pedofilia è, dunque, caratterizzata da un vero e proprio clima di negazione a livello micro e macro sociale. Gli stessi pedofili negano, sorvolano e minimizzano le proprie responsabilità costruendo intorno al loro comportamento (idealizzandolo) una filosofia morale personale.

Il pedofilo è tale poiché desidera raggiungere la soddisfazione sessuale e ritrovare la fiducia nelle proprie capacità sessuali attraverso il rapporto con i bambini. Non si sente ‘malato’, tanto che difficilmente si rivolge ad uno psicologo per essere curato, ma sostiene di voler educare il bambino, di procurargli piacere e/o che la vittima è sessualmente provocante (cosa ripetuta anche nella pedopornografia).
Le preferenze sessuali dei pedofili sono in genere molto vaghe (poco importa il sesso della sua vittima) e solitamente si limitano a spogliarla, guardarla, masturbarsi in sua presenza, toccarla con delicatezza e carezzarla. Altri, invece, sottopongono la vittima ad atti sessuali molto più invasivi. Tali attività sono giustificate dal soggetto pedofilo come forme di educazione per il bimbo che ne ricava, anch’egli, piacere sessuale.

Non se ne parla molto spesso ma il fenomeno della pedofilia al femminile esiste e, contrariamente a quanto si pensa, complice la mancanza d’informazione, la parafilia colpisce anche le donne, contraddicendo il tradizionale giudizio clinico che ha sempre sostenuto la rarità delle perversioni nelle donne.

Le cause scatenanti per la pedofilia femminile possono essere la separazione, l’abbandono o la perdita; alcune donne hanno subito abusi da bambine e l’esasperazione nell’attività sessuale pedofila e’ riconducibile al tentativo di vendetta sugli uomini, per fare riemergere la propria femminilità. Dal ruolo “passivo” che l’ha vista vittima e sottomessa la donna tenta in tal modo il riscatto ed una propria affermazione in un ruolo “attivo”. Anche in questo caso la maggior parte degli abusi avviene all’interno delle mura domestiche, tra segreti, sentimenti di amore-odio e rapporti pericolosi.

Dalla ricerche scientifiche emerge un ulteriore dato: un’elevata percentuale di abuso di alcool (55,8%) e droghe (17,8%) in soggetti pedofili. L’azione disinibente delle sostanze è fortemente correlata al comportamento sessuale verso i bambini e spesso droga e alcool vengono utilizzati per “far tacere” sentimenti di colpa e di vergogna per le proprie azioni (Langevin, R., Lang, R.A, 1990).

La nostra arma migliore è la prevenzione

 

Prevenire vuol dire potenziare e favorire tutte le condizioni individuali, familiari e sociali che possono proteggere il bambino e ostacolare il verificarsi di un abuso. Una buona prevenzione inizia prima che siano necessari interventi strutturati e focalizzati sull’abuso. L’intervento è più efficace se svolto all’interno del contesto educativo familiare e scolastico in cui il bambino può trovare sostegno e ascolto rispetto ai suoi bisogni. La promozione del benessere dei bambini non va delegata solamente agli esperti del settore (a cui si può comunque chiedere aiuto e consulenza), ma l’impegno deve partire dai genitori e dalla scuola.

Consigli pratici: la sessualità normale dei bambini

Spesso gli adulti di fronte a domande con contenuto sessuale da parte dei bambini si sentono in imbarazzo e provano vergogna. Però oggi sappiamo che l’esplorazione sessuale da parte dei bambini fa parte di un normale percorso evolutivo di crescita.

Ciò nonostante, noi adulti ci chiediamo quanto sono “normali” i comportamenti dei bambini legati alla sfera della sessualità.

Ecco alcuni esempi di comportamenti che sono naturali e prevedibili in bambini tra i 2 e i 9 anni:

  • chiedere di genitali, seno e rapporti sessuali
  • approfittare di opportunità per vedere bambini o adulti nudi
  • toccarsi o strofinarsi i genitali quando sono arrabbiati agitati o prima di addormentarsi
  • guardare immagini di nudo
  • mostrare ad altri i genitali
  • interesse nel toccare o farsi toccare i genitali, il seno, da bambini della stessa età

Non è utile rimproverare i bambini quando mettono in atto sporadicamente questi comportamenti. Il campanello di allarme può suonare quando vengono messi in pratica in diversi contesti (casa, scuola, pari), si ripetono nel tempo e sono significativamente diversi dai comportamenti mostrati dai bambini della stessa età.

Ma attenzione! I comportamenti “sessualizzati” dei bambini non sono sempre la conseguenza di un abuso subìto, spesso vengono messi in atto in risposta a situazioni stressanti che il bambino sta vivendo: ad esempio frequenti litigi con i genitori o problemi nel rapporto con i coetanei.

Cosa possono fare i genitori contro l’abuso

 

Uno dei compiti a cui sono chiamati i genitori è insegnare ai bambini ad evitare situazioni di rischio. L’acquisizione di sempre maggiore consapevolezza rispetto al proprio corpo, alle sensazioni positive e negative che esso invia, al benessere e al disagio, è un elemento fondamentale con cui il bambino impara a difendersi da situazioni pericolose come gli abusi sessuali. Ecco alcuni concetti utili che potete trasmettere ai vostri bambini:

“il mio corpo”: il contatto corporeo che il bambino sperimenta all’interno della famiglia, come il calore della mamma, ricevere una carezza, abbracciare ed essere abbracciato, è un modo di comunicare accettazione, riconoscimento e sicurezza. Poter sperimentare la sicurezza degli affetti attraverso il corpo è importante per il benessere dei bambini e permette di prevenire esperienze negative. Il bambino deve capire che il corpo è solamente suo e tutti devono rispettarlo. Inoltre deve passare il messaggio che alcune parti del corpo sono private, intime, che vanno protette e tenute per sé.

“Ascoltare le sensazioni che vengono dal corpo”: ai bambini va insegnato che nessuno più di loro può sapere come si sentono. Vanno incoraggiati nell’espressione delle loro sensazioni ed emozioni. Ascoltare i segnali che vengono dal corpo e saperli riconoscere come piacevoli o spiacevoli permette di acquisire maggiore fiducia in ciò che il loro corpo comunica.

 

“Il diritto a dire di no”: si può aiutare il bambino a reagire in modo adeguato agli stimoli esterni, rinforzare la loro capacità di dire SI a gesti e comportamenti che rispettano il suo benessere e dire NO ad altri tipi di contatto o relazione che creano disagio. Si può insegnare a dire questi NO con decisione anche se sono rivolti ad adulti significativi. Il bambino deve capire che ha il diritto di rifiutare quello che lo fa stare male, lo impaurisce o pensa sia sbagliato.

 

“Ci sono persone che mi credono e di cui mi posso fidare”: Dobbiamo dimostrare ai bambini che li ascoltiamo senza giudicarli o prenderli in giro. Ogni bambino deve sentirsi libero di esprimere ciò che lo mette a disagio e avere adulti di riferimento a cui raccontare le loro esperienze. Bisogna sempre evitare di indurre nei bambini una paura generica degli adulti.

 

“la dimensione del segreto”: La possibilità di avere segreti nel bambino è molto importante, soprattutto nel rapporto con i coetanei: condividere segreti con un amico rende il rapporto complice, lo rafforza e lo rende esclusivo. É utile far conoscere ai bambini la differenza tra un segreto che sia giusto rimanga tale (come preparare una sorpresa) e quei segreti che vengono imposti con minacce o con promesse di ottenere qualcosa in cambio. La dimensione del segreto nell’abuso sessuale è molto rilevante, poiché l’abusante spesso impone al bambino di non raccontare nulla di ciò che accade facendo leva sull’ingenuità del bambino e sul presunto rapporto “speciale” che ha con lui.

 

Cosa possono fare gli insegnanti

 

La scuola può essere il contesto privilegiato in cui il bambino può sviluppare una rappresentazione positiva di sé, cioè di essere considerato, di essere competente o di avere bisogno di più informazioni per capire; e del mondo, cioè di percepire l’esterno come responsivo, accogliente e non ostile.

Gli insegnanti posso focalizzarsi nell’incrementare alcune abilità cognitive, emotive e relazionali: capacità decisionali, problem solving, comunicazione efficace, autoconsapevolezza e pensiero creativo e critico. Si sono attivati e sono in via di sperimentazione numerosi programmi di prevenzione nelle scuole per l’abuso sessuale sui bambini. Per un approfondimento è possibile consultare i seguenti siti internet dove sono descritti i benefici della partecipazioni a programmi preventivi sull’abuso:

www.prevenzionepedofilia.it

www.azzurro.it

www.istruzionebelluno.net

“…ogni adulto dovrebbe conoscere i diritti e le responsabilità sessuali da trasmettere al bambino.

Solo così potrà fornirgli lo strumento per difendersi, apprezzarsi e sapere quanto vale come persona.

 

si ha il diritto all’integrità ed alla dignità;

 

si ha il diritto di vivere bene la propria sessualità;

 

si ha il diritto, a qualsiasi età, di scegliere come e quando avere rapporti;

 

si ha il diritto di aspettare, fin quando non si è pronti, per esprimere la propria sessualità;

 

si ha il diritto di dire NO e rifiutare, anche se la persona che esercita la propria autorità è un genitore o un insegnante;

 

si ha il diritto di cambiare idea;

 

si ha il diritto di essere rispettati;

 

si ha il diritto di dire Sì ad alcune attività e NO ad altre. Solo perché si è raggiunta una certa intimità fisica con qualcuno, non vuol dire che si debba arrivare a far qualcosa che non si vuole;

 

si ha il diritto ad avere fantasie sessuali;

 

Qualcuno che abusa sessualmente calpesta tutti questi diritti. Ferisce, degrada, fa sentire colpevoli ed insignificanti.

 

La sessualità non dovrebbe mai far sperimentare sensazioni negative. Dovrebbe essere sinonimo di felicità e tranquillità, ma soprattutto di amore gratuito e disinteressato”

(Antonacci P., Petrone L., 2002)

Sitografia

http://www.noallapedofilia.it
http://www.massimilianofrassi.it/blog/
http://www.associazioneprometeo.org/
http://www.5maggio.info/
http://www.sostenitori.info

www.prevenzionepedofilia.it

www.azzurro.it

www.istruzionebelluno.net

Bibliografia

Langevin, R., Lang, R.A. (1990).Substance abuse among sex offenders. Annals of Sex Research 3, pp. 397–424.

Antonacci P., Petrone, L. (2002). Il cielo negli occhi. Fiabe e racconti, Cronaca Sera, Roma.

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