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Disfunzioni Sessuali

Il senso della terapia sessuale nel trattamento della disfunzione erettile

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La terapia sessuale nella disfunzione erettile

Più di qualunque altra disfunzione sessuale maschile, la disfunzione erettile è un disagio che influenza negativamente la qualità della vita relazionale e generale di chi presenta tale problematica. È innegabile che la personalità, il comportamento e gli atteggiamenti di un uomo nei confronti della vita sono in gran parte guidati dall’idea che egli ha del proprio pene. Il membro è talmente parte della personalità maschile che, in caso di disturbi o momentanee defaillance molti uomini vanno in crisi, come se su di esso fondassero tutta la propria identità.

Il sintomo sessuale può mettere in crisi diverse aree della vita di un uomo:

•          Identità personale: il paziente dichiara di non sentirsi più un vero uomo.

•          Autostima: il paziente dichiara di non valere come persona.

La condizione maschile tende ad organizzare, infatti, la propria autostima sulla risposta

erettiva, vissuta come sintomo di virilità, e sulla performance vissuta come conferma.

•          Coppia: il paziente sente o pensa di non avere il rispetto della partner, ne teme l’ira, i rimproveri, ha timore di perderla.

•          Famiglia di origine: il paziente teme che possa essere stata informata del problema.

•          Inadeguatezza sociale: il paziente ha paura che gli altri possano sapere.

Come la sessualità può influenzare tali aree è anche vero che tali aree riguardanti le relazioni, la vita affettiva, unite ai fattori biologici e agli stili di vita sono in grado di influenzare la risposta sessuale.

Gli studi epidemiologici hanno confermato la presenza di vari fattori psicosociali coinvolti nei disturbi erettivi come gli stati depressivi, una bassa autostima, l’ansia e lo stress. Conseguentemente la natura multifattoriale del disturbo – in cui interagiscono fattori organici, psichici e relazionali, sia nella manifestazione clinica sia nell’eziologia – dovrebbe orientare gli esperti e il paziente verso un trattamento integrato che ponga al centro anche l’intervento sulla coppia.

Un intervento strettamente medico e farmacologico, se pur appropriato, rischia infatti di sottovalutare proprio tutti gli aspetti psicorelazionali fin qui menzionati e che sottendono in egual modo sia alla disfunzione erettile di natura organica, psicogena o mista.


Ma come e su cosa interviene la terapia sessuale?

L’utilità della terapia sessuale subentra ogni qualvolta le difficoltà di erezione possono essere attribuite alla presenza di ansia, la quale, al momento del rapporto viene condizionata per una varietà di motivi:

•          preoccupazioni circa le proprie prestazioni sessuali. Occasionali cadute dell’erezione, ad esempio, se drammatizzate, possono indurre forti preoccupazioni circa un eventuale fallimento compromettendo la qualità dei  rapporti successivi;

•          preoccupazione per le dimensioni del proprio pene;

•          atteggiamenti negativi verso il sesso ed il piacere;

•          incapacità di abbandonarsi alle proprie sensazioni corporee;

•          mancanza di coinvolgimento e/o novità;

•          stress in generale;

•          desiderio di fare bella figura.

La capacità, non solo di raggiungere l’erezione, ma di donare piacere alla propria donna per alcuni soggetti potrebbe rappresentare un “dover dimostrare” all’altro le proprie abilità/capacità sessuali, incrinare il proprio senso di sicurezza, determinare ansia da prestazione, l’angoscia di non essere all’altezza e il panico di non sentirsi sufficientemente preparato.

La presenza di questi pensieri ansiogeni, come in una sorta di reazione a catena, distoglie l’attenzione dalle sensazioni indotte dalle stimolazioni esterne (odori, suoni, profumi, sensazioni, comportamenti, gesti), blocca l’elaborazione di fantasie sessuali eccitanti, determina il calo del desiderio e la conseguente perdita dell’erezione. A lungo andare gli insuccessi infiacchiscono il desiderio sessuale e il soggetto, da una parte perde la stima nelle proprie capacità virili ed evita i rapporti sessuali, dall’altra vive ogni rapporto come una prova.

Il cronicizzarsi di questo circolo vizioso porta ad uno scadimento della risposta sessuale di eccitazione.

Inoltre ci sono situazioni in cui la disfunzione diventa l’unica soluzione possibile, la strategia meno distruttiva per far fronte a una situazione difficile.

Qui entriamo nell’ambito della funzionalità del sintomo. Un esempio su tutti, la paura condivisa del tradimento tra partner. Il sintomo in questo caso protegge entrambi da questa eventualità vissuta come psicologicamente insostenibile.

L’obiettivo principale della terapia sessuale consiste nella rimozione delle problematiche immediate e più superficiali che ostacolano una soddisfacente vita sessuale. Rientrano tra questi fattori, ad esempio, l’ansia derivante dalla previsione di una prestazione inefficace, la paura di essere rifiutati o la difficoltà a controllare le proprie emozioni.

L’attenzione della terapia sessuale non è rivolta all’“analisi del profondo” o alla “ricerca di verità nascoste”, ma a “come funziona” e a “come si può cambiare la situazione di disagio di un soggetto e della coppia”.

La terapia sessuale, focalizzandosi principalmente sul sintomo, prevede il ricorso a prescrizioni miranti a ridurre o modificare il comportamento disadattivo; le varie tecniche e strategie terapeutiche sono utilizzate con lo scopo di limitare l’ansia, coinvolgere partner poco collaborativi e affrontare le resistenze al cambiamento.

In questa ottica, il ruolo del terapeuta è quello di assistere il soggetto nella ristrutturazione delle sue conoscenze, per acquisire, attraverso questa esperienza, la capacità di porsi adeguatamente anche nella risoluzione di problematiche nuove.

L’intervento mira a rendere più elastico e flessibile possibile il punto di vista preconcettuoso del soggetto e i suoi schemi mentali.

L’obiettivo della terapia sessuale è quello di ristabilire un buon funzionamento della relazione e di migliorare la capacità di affrontare in modo adeguato i nuovi disagi in cui si può incorrere.

Il trattamento ai disturbi sessuali non prevede di procedere dalla teoria alla pratica, ma il contrario. Pertanto si farà sperimentare al paziente qualcosa di concreto, di modo che, da questa esperienza possa trarre la percezione concreta e reale che è possibile mettere in atto ciò che credeva impossibile.

Le mosse del terapeuta consistono nella prescrizione di esperienze che il paziente deve svolgere al di fuori della seduta. Questi compiti hanno lo scopo di far raggiungere al soggetto degli obiettivi concreti, stabiliti di comune accordo, dal paziente e dal terapeuta, fin dalle prime sedute.

Per ottenere ciò, occorrono prescrizioni dirette o indirette di comportamento, paradossi e ristrutturazioni che, rompendo la rigidità del sistema relazionale e cognitivo che mantiene la situazione problematica, aprano il soggetto a di nuove vie di cambiamento, alla conseguente crescita personale e al nuovo equilibrio psicologico.

Secondo tale modello terapeutico, se pur utile, non è necessario che il paziente raggiunga la consapevolezza delle cause che in passato hanno determinato il suo disturbo. Importante invece, è analizzare le relazioni attuali che il paziente instaura tentando di modificarne il comportamento disfunzionale.

Pertanto riassumendo, possiamo dire che l’attenzione del terapeuta si dovrebbe focalizzare su alcuni elementi essenziali:

•         cosa avviene all’interno delle interazioni che il soggetto vive con se stesso, con gli altri e con il mondo;

•         come il problema presentato funziona all’interno di tale sistema relazionale;

•         come il soggetto ha cercato fino ad ora di combattere o risolvere il problema (tentate soluzioni);

•         come è possibile modificare tale situazione problematica nella maniera più rapida ed efficace;

•         come mai il paziente richiede proprio adesso un intervento!

Il suggerimento è di affiancare al trattamento medico una terapia sessuale nei casi in cui:

–          la disfunzione erettile dura da tutta una vita;

–          esiste una bassa confidenza e un’incapacità a parlare col partner delle proprie ansie sessuali;

–          conflitti psicologici che si aggiungono a fattori medici;

–          una storia precedente di trattamento medico per un periodo prolungato senza risultati significativi.

Concludendo, nonostante i successi della farmacoterapia non va dimenticato che ove è possibile il paziente deve riacquistare un certo controllo sulla propria erezione basandosi su abilità e strategie autogestite senza dover necessariamente dipendere da sostanze o materiali esterni.

Infine, riporto che lo stesso Rosen che pure è stato uno dei principali sperimentatori e sostenitori dell’efficacia del sildenafil riporta come tale farmaco a volte riveli altre disfunzioni sessuali o come la risoluzione della disfunzione erettile metta in luce difficoltà di coppia o dell’altro partner.

Quindi, ben lungi da rendere la terapia sessuale obsoleta od inutile il largo impiego del sildenalifil ha messo ulteriormente in luce il ruolo e l’importanza degli interventi psicologici in campo sessuale in generale e nel trattamento dei disturbi dell’erezione, in particolare, dove l’associazione di psicoterapia e farmaci può rivelarsi, come nel caso di molti altri disturbi non a carattere sessuale, la formula vincente.

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