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STOP alla violenza sulle donne

STOP alla violenza sulle donne
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

La violenza sulle donne è un fenomeno presente nella realtà quotidiana di molte persone e che toglie a chi la subisce la serenità. Il 25 novembre è una data importante nella quale i fari sono puntati sulla violenza sulla donna con l’intento e la speranza di riuscire a ridurre sempre questo fenomeno.

Ormai dal 1960, ad oggi … 2010…. il 25 novembre ha un significato particolare: la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

La realtà della violenza sulle donne attraversa trasversalmente confini- culture-tempi …

La violenza, che si consumi entro o fuori le mura domestiche, può assumere le sembianze più multiformi:

–      psicologica

-      fisica

-      sessuale

-      verbale

-      culturale

Perché proprio il 25 novembre?

Tale data è stata scelta dall’Onu e si lega all’assassinio, avvenuto il 25 novembre di tre sorelle che lottavano per fermare il predominio dittatoriale del Generale Rafael Leonida Trujillo (1930-1961). Le tre sorelle ricordate con il nome di Inolvidables Mariposas (Farfalle Indimenticabili), prima della morte subirono molte torture.

Trascorso un anno dalla loro morte, sotto l’effetto della carica emotiva generata dalla loro vicenda e quindi dalla brutalità dittatoriale, tale dittatura venne sconfitta.

Gli ultimi dati di diffusione di questo fenomeno sono stati raccolti dall’Istat attraverso un’indagine telefonica e diffusi nel 2009.  Il quadro emerso rileva che su 25000 donne tra i 16 ed i 70 anni:

–      il 31,9% dichiara di aver subito almeno una volta una violenza fisica o sessuale;

-      di questo 31,9% il 4,8% ha subito uno stupro;

-      il 14,3% delle donne è stata vittima di violenza perpetrata dal partner (in questi casi la violenza è prevalentemente fisica o sessuale).

Un dato particolarmente significativo, sia per il suo valore in sé sia per la corposità del sua percentuale è che, il 93% delle violenze, quando a perpetrare è il partner, non viene denunciato.

Per quanto l’attenzione verso questo tema sia abbastanza frequente, in realtà diviene un’attenzione più operativa in concomitanza all’avvicendarsi di situazione in cui si hanno frequenti e/o particolarmente violenti manifestazioni di violenza.

Le Nazioni Unite, nel 1993, quando hanno affrontato da vicino il tema della violenza, ponendosi l’obiettivo di prevenirla-eliminarla, hanno realizzato la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne descrivendo la violenza contro le donne come «Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata».

A partire dagli anni ’60 sono stati creati centri in supporto di coloro che hanno subito violenza ed in particolare le donne (Centri antiviolenza – Centri delle Donne). In Italia, i primi centri in quest’ottica sono stati fondati a Bologna ed a Milano.

Qualcosa si cerca di fare …

Proprio di questi giorni la notizia della sperimentazione, partita a Grosseto, del cosiddetto: codice “rosa” al pronto soccorso.

Attraverso questo percorso rosa, la vittima di violenza (donne, ma in questo caso anche minori, o anziani), sono subito accolti da una rete fatta sia di sostegno sanitario che giuridico (Magistratura). Un altro elemento molto importate di questo percorso di sostegno è la possibilità del mantenere l’anonimato. Questa possibilità  favorisce il superamento di un altro difficile scoglio per la vittima di violenza cioè quel senso di vergogna misto alla paura ed allo smarrimento.

Sabato 20 novembre, sono stati presentati i risultati dei primi mesi di questa sperimentazione: da gennaio 2010 ad oggi si contano 191 casi codici rosa per maltrattamenti, 7 per abusi, 24 casi di stalking, 24 casi pediatrici. Al mese, mediamente, sono stati registrati oltre 20 casi.

Un sentimento particolarmente legato alla violenza è quello della “paura”. Per certi aspetti definibile “figlia” della violenza, la paura è un sentimento, spesso molto forte quando si è state direttamente vittime della violenza, che può inibire momentaneamente la propria libertà ed il senso di tranquillità nel vivere la propria vita. Questo sentimento a volte si fa’ avanti anche quando, pur non avendo subito direttamente atti di violenza, si sente -percepisce il contesto in cui si vive come non sicuro.

Nel corso di questo novembre 2010, a Padova, un gruppo di studentesse, nel tentativo di far fronte alla paura ed ai rischi che potrebbero correre uscendo al calare della luce del giorno, hanno deciso di vestirsi da uomo, pantaloni, aggiustamento capelli, ma anche barba. Assumere le sembianze estetiche di un uomo permette alla donna di provare a diminuire i rischi di divenire “vittime” di violenza. Sono sempre più diffusi corsi di difesa personale tutti al femminile nei quali le donne cercano di dotarsi della capacità di reagire fisicamente (e psicologicamente con la capacità mantenere la calma) nei casi in cui si stia subendo una violenza.

Tenendo presente che si può parzialmente prevenire l’atto di violenza, si può sicuramente tenere gli occhi aperti per esser prima di tutto l’uno strumento e supporto per l’altro.

Un sostegno per coloro che sono a rischio violenza ed una mano tesa per coloro che vogliono affrontare e reagire agli atti di violenza.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

www.ansa.it

www.istat.it

www.ilrestodelcarlino.it

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