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Emozioni

Stop alla lamentela!

Psicologo
Aree di Competenza: Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3517236198

Ciascuno di noi nella vita di tutti i giorni si trova a vivere diversi tipi di esperienze che possono appesantire, irritare o far stare male. Questi eventi possono riguardare un’infinità di contesti ed ambiti: famiglia, scuola, lavoro, amici…

Sfogarsi con un amico o familiare, raccontare ciò che è accaduto e condividere le emozioni associate a quel determinato evento, può aiutarci a superare l’esperienza negativa. Sfogandoci eviteremo di tenere tutto dentro impedendo così al senso di malessere percepito di accrescere.

Diverso è invece quando di fronte ad una data situazione, non ci sfoghiamo semplicemente ma ci lamentiamo costantemente. e infatti lo sfogo avviene in un tempo limitato e ci aiuta a superare, ad andare oltre una data situazione. La lamentela è invece uno sfogo continuo senza limiti di tempo che lascia intrappolati nello status quo.

La lamentela può diventare una vera e propria abitudine che apprendiamo e mettiamo in atto quotidianamente senza neanche rendercene conto.

Essendo un’abitudine, però, può essere sostituita da nuove abitudini che ci permettano di affrontare gli eventi in modo produttivo e funzionale.

La lamentela può essere definita come una neoemozione, ovvero un’emozione che si viene ad attivare, in modo del tutto automatico ed inconsapevole, quando ci troviamo in relazione con l’altro. 

E’ quindi un particolare modo attraverso il quale andiamo ad organizzare i nostri  rapporti interpersonali.

La lamentela assolve una funzione ben precisa:  sfogare in modo continuo e duraturo il disappunto nei confronti di una data situazione, senza però cercare di trovare una soluzione al nostro disagio! La relazione infatti è vista esclusivamente come uno spazio in cui sfogarsi la propria frustrazione a senso unico!

E’ come se ci trovassimo ad aspettare passivamente quel famoso treno che passa una volta nella vita e che potrebbe cambiare radicalmente la nostra esistenza: lo si aspetta e nel frattempo ci si  lamenta perché non arriva, dimenticandoci che siamo noi a creare le condizioni affinché quel treno tanto desiderato passi!

La lamentela, quando diventa abitudine, è fine a se stessa e dannosa in quanto ci allontana dalla possibilità di attivarci per risolvere il nostro problema! Quando ci lamentiamo, infatti, assumiamo un atteggiamento passivo, non abbiamo intenzione di attivarci per cambiare lo stato delle cose ma aspettiamo che sia qualcun altro, magari proprio la persona con cui ci stiamo lamentando, a risolvere il nostro problema. Ci sentiamo in preda agli eventi verso i quali non abbiamo alcun potere, apparentemente! Non ci sentiamo all’altezza di affrontare da soli una certa situazione.

Prendiamo come esempio una giovane donna che da anni sente di non essere felice del suo lavoro, un lavoro che non  la gratifica in quanto meccanico e noioso. Quotidianamente, da ormai 4 anni, si lamenta con le sue colleghe esprimendo la sua rassegnazione: “non ne posso più di questo lavoro!” “devo fare sempre le stesse cose, mi sento un robot” “il mio lavoro non è mai apprezzato!”

Perché la lamentela impedisce la risoluzione di un problema?

Secondo il dizionario italiano, la lamentela è “una manifestazione di disappunto, rimostranza nei confronti di qualcuno, lamento insistente: “non ne posso più’ di questa situazione”, “non ho mai tempo per me, sono stufo”, “non passerò mai questo esame”!!!

Questi sono esempi di lagnanze che portano a concentrare l’attenzione solo su ciò che non va, su ciò  che non funziona. Ci si rassegna alla realtà perché ai nostri occhi non ci sono altre soluzioni possibili.

E’ come se si vedesse la realtà esterna attraverso degli occhiali con lenti grige che non permettono di cogliere i diversi colori ed infinite sfumature.

La lamentela ha effetti nocivi sulla nostra mente e sul nostro corpo, è come una forma di inquinamento, in quanto:

  • A livello FISIOLOGICO è stato scientificamente provato che la lamentela danneggia i nostri neuroni, in particolare spegne letteralmente i neuroni dell’ippocampo deputati tra le altre cose alla RISOLUZIONE DI PROBLEMI.
  • A livello PSICOLOGICO quando ci lamentiamo, assumiamo un atteggiamento vittimistico, continuando a ripeterci che NON siamo in grado di…., NON valiamo abbastanza. Così facendo altro non faremo che convincerci sempre di più della nostra inadeguatezza, concentrando la nostra attenzione solo sui nostri errori, mancanze ed insuccessi, tralasciando invece i nostri successi e qualità! Questo succede perché:
  • A livello ENERGETICO secondo quanto afferma la Fisica Quantistica, “ la dove va il pensiero, l’energia fluisce e crea!” Questo significa che più i nostri pensieri sono negativi, più sono orientati al mio insuccesso e più andrò a nutrire solo quella determinata situazione. Si verrà a creare un circolo vizioso, in cui sarò talmente convinto della mia inadeguatezza che senza rendermene conto metterò in atto tutta una serie di comportamenti che non faranno altro che confermare l’immagine, distorta, che ho di me…….è come se ci auto-boicottassimo da soli!

Ovviamente non tutte le situazioni possono essere oggettivamente modificabili, ma in ogni situazione, se proviamo a guardare le cose da una prospettiva diversa, possiamo trovare il giusto pretesto per attuare un cambiamento ed una crescita.  Possiamo solo accettare la realtà per come ci si presenta ed affrontarla con tutte le risorse di cui disponiamo. Non è facile e richiede molto impegno, ma è possibile.

Quando ci lamentiamo con chi ci sta intorno come un “disco rotto”, ci aspettiamo che chi ci ascolta trovi una soluzione al nostro problema, ci dica come comportarsi o che addirittura si sostituisca a noi nell’affrontare la situazione.

In realtà, nel momento in cui gli altri si sostituiscono a noi, non faremo altro che confermare l’idea di noi stessi come individui inadeguati ad affrontare determinate situazioni da soli, come se non fossimo capaci senza l’aiuto dell’altro. In questo modo andremo a ledere ulteriormente la nostra autostima, bloccando inconsapevolmente ogni azione costruttiva.

Non si può passivamente aspettare che arrivi qualcuno a salvarci e a toglierci da quella determinata situazione, in quanto la propria insoddisfazione non può essere gratificata da altri che non siamo noi!

Cosa possiamo fare quindi di fronte ad una situazione che apparentemente non ha soluzioni?

  1.  SMETTERE DI LAMENTARSI è il primo passo fondamentale!
  2. ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ’: quando ci lamentiamo, scegliamo di rimanere fermi, di non agire e tendiamo ad attribuire la causa del nostro malessere agli eventi esterni! Come nel caso della giovane donna lavoratrice, nonostante siano molti anni che associa il suo malessere al lavoro svolto è comunque rimasta lì senza provare a cercare un nuovo collocamento.

La prima cosa che quindi dovremmo chiederci è :

  • la mia scelta di non fare niente per cambiare le cose mi fa star bene, mi rende felice?

Se la risposta è NO, allora dovremmo riflettere sul fatto che forse  è proprio il non voler cambiare a rendermi infelice, è la scelta che abbiamo preso a determinare la mia frustrazione e non solo la situazione oggettiva che sto vivendo. Perché non voglio fare nulla per cambiare? C’è qualche beneficio che posso trarre da questa situazione, nonostante tutto?

  1. AUTO-CONSAPEVOLEZZA: delle volte, la difficoltà nell’agire sta nel fatto che si è talmente concentrati su ciò che non va, su ciò che non vogliamo che non sappiamo realmente di cosa abbiamo bisogno. Il desiderio è vago e quindi per definizione irraggiungibile. Quindi invece di dire “non è come vorrei”, dovremmo cambiare prospettiva dicendoci “vorrei che…..”.
  1. OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE: nel momento in cui abbiamo definito ciò che desideriamo dobbiamo porci alcune domande:

Cosa posso fare per raggiungere il mio obiettivo? Si potrebbe stilare un elenco di tutte le possibili soluzioni, evidenziando i pro ed i contro per poter scegliere quella che più riteniamo funzionale.

Come posso fare per raggiungere il mio obiettivo? Quali sono le risorse di cui dispongo?

  1. FARE ATTENZIONE AI PENSIERI CHE RIVOLGIAMO A NOI STESSI perché siamo ciò che pensiamo! Sono i nostri pensieri a creare la realtà! Se ad esempio studente non riesce a passare un esame all’università, il lamentarsi con i colleghi di quanto sia difficile quella materia di certo non lo aiuterà a superarlo. E non lo aiuterà neanche lo svalutarsi ed il criticarsi eccessivamente per le doti che non possiede! Anziché dire “non posso”, “non sono in grado”, “non me ne vai bene una giusta” è il caso che ci chiediamo : cosa posso fare per….. E’ necessario prestare attenzione non solo a ciò che non si ha ma anche e soprattutto a ciò che abbiamo e che potremmo avere!!
  2. PRESTARE ATTENZIONE ALLE EMOZIONI: gli stati d’animo che proviamo possono darci utili indicazioni nel capire se stiamo percorrendo o meno sulla strada giusta. Nel momento in cui ci si sente scoraggiati, significa che dobbiamo prestare maggior attenzione a ciò che desideriamo raggiungere, in quanto si potrebbe aver perso di vista l’obbiettivo.

In conclusione possiamo affermare che di fronte ad una data situazione che ci reca disagio è lecito lamentarsi “momentaneamente” e dunque sfogarci con chi ci sta intorno, in quanto ci alleggerisce dal malessere percepito e ci permette di andare oltre, di guardare avanti. Ricordiamoci però che  tale sfogo deve essere necessariamente seguito dal movimento, dal fare!

Per poter cambiare lo stato delle cose, infatti,  dobbiamo affrontare adeguatamente la situazione che stiamo vivendo,non come degli spettatori che si lasciano travolgere passivamente dagli eventi ma come attori protagonisti che scrivono loro stessi il copione della loro vita! E’ necessario guardare la situazione da un’altra prospettiva per poter cogliere le diverse sfaccettature della situazione che stiamo affrontando!

Per far questo è necessario sostituire gli occhiali dalle lenti scure, con occhiali dalle lenti trasparenti che ci permettano di vedere tutti i colori esistenti e le sue sfumature.

Il primo passo è credere in se stessi in quanto ciascuno di noi possiede dentro di sé tutte le risorse necessarie per affrontare una data situazione. Per poterle far emergere è necessario, però, modificare il proprio modo di pensare ed agire, darsi una bella scossa per far affiorare tutte le risorse e potenzialità di cui disponiamo!

“ A volte le persone vanno scosse perché può capitare che la loro parte migliore si depositi sul fondo”

E’ vietato quindi  dire “non ce la faccio”, perché in questo modo ci precludiamo la possibilità di fare nuove esperienze, crescere e raggiungere il nostro benessere!

E ricordate….” Non si aspetta il giorno migliore, lo si crea”!!!

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