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Peso corporeo

Sovrappeso e obesità. Le diete ipocaloriche come schema troppo rigido

obesità
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ben-essere


Da uno specialista all’altro, di dieta in dieta, di privazione in privazione….qualche chilo in meno, a volte anche diversi, ma poi ci si “ricasca”, si spezza qualcosa e ci disinibisce nei confronti del cibo dopo un periodo di grande restrizione e di privazioni.

Intervenire su problemi come sovrappeso e obesità significa non solo occuparsi di una riduzione equilibrata delle calorie introdotte, ma significa soprattutto produrre un cambiamento negli stili di vita che favoriscano  un incremento dell’attività fisica.

Con questa non si intendono sedute massacranti in palestra, presso la quale probabilmente si farà fatica ad iscriversi; s’intende semplicemente un movimento quotidiano ed equilibrato che, grazie a tutte le attività giornaliere, ci consenta di trovare un giusto equilibrio tra l’energia che introduciamo e quella che spendiamo. Come per esempio andare a piedi a lavoro o prendere le scale piuttosto che l’ascensore.

Significa, quindi,  trovare, insieme a coloro che convivono con questa problematica, delle strategie che modifichino i comportamenti “errati” e rafforzino quelli positivi e orientati al benessere.
Ma vediamo perchè, soltanto la dieta ipocalorica non può bastare a risolvere o migliorare il problema del peso e perchè non possa produrre cambiamenti significativi a lungo termine.

L’inganno delle diete e la teoria del set-point

Per dieta si intende l’insieme degli alimenti assunti abitualmente. Nella lingua italiana lo stesso termine indica anche la dieta dimagrante, cioè, uno specifico regime alimentare che ha come obiettivo la diminuzione del peso corporeo. Le diete possono essere consigliate da uno specialista, o, troppo spesso improvvisate dagli individui per avvicinarsi ad un canone estetico. In merito, esiste una vera e propria cultura del dieting dove i modelli estetici da raggiungere sono troppo elevati determinando una profonda insoddisfazione verso il proprio corpo e un considerevole aumento delle diete troppo restrittive (eccessivamente ipocaloriche).

Queste, sono le cause scatenanti dei problemi relativi al peso e ai disturbi  del comportamento alimentare.
Già dal 1992 il ministero della salute  ha dichiarato che:

  • le diete fanno male;
  • aumentano il numero di recidive
  • aumentano il problema dell’alimentazione compulsiva
  • peggiorano il problema del peso
  • predispongono ai disturbi del comportamento alimentare

Secondo gli studi degli ultimi 50 anni, effettuati sul problema del peso corporeo, la dieta è uno strumento inefficace per la riduzione di quest ‘ultimo,  perchè si oppone ad un  meccanismo naturale di controllo del peso corporeo conosciuto proprio come teoria del set-point.

Il nostro corpo infatti è dotato di meccanismi fisiologici che si oppongo allo spostamento del peso sia in eccesso che in difetto, esiste cioè, un livello di peso che tendiamo a difendere. In maniera del tutto automatica e naturale regoliamo il nostro segnale di fame, il livello di attività fisica e la scelta dei cibi in base alle calorie.
Nella dieta, soprattutto se eccessivamente ipocalorica, il ridotto apporto di alimenti e quindi di calorie, comporta una diminuzione della richiesta calorica. Cioè, siccome introduciamo poche energie ne consumiamo molto meno, permettendoci di mantenere il peso al suo livello naturale.

L’organismo quindi mette in atto strategie difensive per risparmiare energia, ma anche per consumare quella in eccesso, ciò mette in discussione il funzionamento a lungo termine delle diete ipocaloriche.
Gli studi sul funzionamento delle diete e sui meccanismi di regolazione del peso indicano che la percentuale compresa tra il 90% e il 95% di coloro che hanno perso peso lo riacquistano nei successivi 5 anni. Questi studi provano come, una volta ripreso un regime alimentare non ipocalorico, il nostro corpo, tende a ristabilire i valori precedenti. La dieta quindi sembra proprio essere una forzatura del nostro sistema naturale di regolazione del peso corporeo.

Inoltre provoca delle conseguenze negative anche sul piano psicologico che possono andare dall’irritabilità, all’ansia a stati d’animo depressivi. Ci si può innervosire più facilmente, perdere interesse nei confronti di cose e attività per noi molto piacevoli, ci si può sentire frustrati e inconcludenti, soprattutto se, dopo diverse rinunce, non vediamo raggiunto l’obiettivo “peso”.

COMPORTAMENTO ALIMENTARE E PSICOLOGIA

Nonostante esistano dei meccanismi che regolino in maniera naturale il nostro peso corporeo, il comportamento alimentare, ossia tutti gli atti connessi all’introduzione delle sostanze essenziali per la nostra sopravvivenza, è molto più complesso. In particolare, nelle persone in sovrappeso e obesità ,  questi meccanismi risultano stravolti. Per esempio, si perde la capacità di “ascoltare” le proprie sensazioni fisiche relative alla fame e alla sazietà.

Infatti non è solo la fame che influenza il nostro comportamento alimentare. Questo, come tutti  i comportamenti è influenzato da altri fattori, non solo genetici e fisiologici, ma anche e soprattutto sociali, ambientali, familiari e relativi alle proprie caratteristiche di personalità.
I significati che le persone danno al cibo e all’alimentazione sono unici, individuali e intimi, e non possono essere affrontati con uno schema rigido come la dieta pretende di fare.

Proprio per l’unicità di ciascun essere umano risulta difficile pensare che uno schema dietetico possa essere applicato a tante persone con caratteristiche e stili di vita differenti.
Coloro che hanno problemi di peso sanno cosa “devono” e cosa “non devono” mangiare. Il problema è che non riescono ad attuare uno stile di vita più corretto. Il problema è, quindi, CAMBIARE stile di vita, introducendo comportamenti corretti ed eliminando via via quelli scorretti, poco sani.
Produrre un cambiamento “comportamentale” significa concentrarsi su una serie di fattori che influenzano i comportamenti: emozioni, idee irrazionali o false credenze, pensieri. Questi fattori sono cosi radicati nella quotidianità delle persone che i comportamenti che ne derivano, sono automatici e non dettati da reali bisogni.

Piccoli esempi: quando siamo arrabbiati o tristi mangiamo davvero per fame o solo per placare  quell’emozione sgradevole? O, ancora, siamo consapevoli che stiamo ricorrendo al cibo nonostante non sia, in quel momento necessario? Se non ci pensiamo la prima, la seconda e la terza volta, quel comportamento diverrà privilegiato e automatico per far fronte ad uno stato d’animo negativo. Non siamo consapevoli però che stiamo ingerendo calorie nonostante il nostro segnale di fame sia falsato da “bisogni emotivi”. Soltanto diventando consapevoli di questo comportamento  saremo in grado di attuare strategie e comportamenti alternativi per far fronte a quelle emozioni, o comunque il cibo non sarà più lo strumento principe per gestirle.

Mangiamo il nostro dolce preferito e ci sentiamo in colpa perchè siamo convinti che quel dolce sia un cibo “cattivo”, che ci fa ingrassare, quasi all’istante; e visto che ormai abbiamo “sgarrato” continuiamo a farlo e a mangiamo tutto. In questo caso la falsa credenza è che il dolce sia un cibo “cattivo”, che possa compromettere il nostro peso corporeo. Se non pensassimo questo lo mangeremo senza troppi sensi di colpa attuando  delle strategie compensative magari a cena, condendo in maniera più leggera il pasto serale. Non avremo rinunciato al dolce che tanto ci piace e non ci sentiremo in colpa.

Non è il gelato l’”errore”; l’”errore” potrebbe essere, per esempio,  un eccessivo utilizzo di olio durante la giornata, o l’assunzione di troppe bevande zuccherate, le quali, in quanto liquide, possono trarre in inganno e sembrarci “innocue”.

E’ necessario quindi, per modificare i propri comportamenti e per migliorare il proprio stile di vita interventi su questi pensieri, su queste emozioni….su queste idee irrazionali.
Intervenire su questi elementi significa intervenire sull’individuo e sulla sua unicità. In ogni persona ci saranno motivazioni differenti a ricercare il cambiamento e modificare il proprio stile di vita; nasceranno dei conflitti, dei dubbi e la propria percezione di sé influenzerà l’agire quotidiano.

Per prendere coscienza del proprio comportamento alimentare e dei propri comportamenti errati, è di grande aiuto, nell’intervento multidisciplinare, il “diario alimentare”. Si tratta di un quaderno nel quale si annota accuratamente ciò che si ingerisce durante la giornata e che consente di capire come ci alimentiamo e perchè .
Si prende coscienza del proprio rapporto con il cibo annotando minuziosamente tutto ciò che si mangia e si beve. E’ proprio l’autocoscienza il primo passo per prendersi cura di se rispettando la propria unicità di persona.
Il riferimento all’intervento multidisciplinare è doveroso in quanto il  sovrappeso e l’obesità sono situazioni complesse che riguardano la persona nella loro totalità, occorre quindi la collaborazione e il confronto dei vari professionisti che operano in questo ambito: medico, dietologo, nutrizionista e psicologo.

Lo psicologo è colui che aiuta a essere consapevoli rispetto alle proprie modalità alimentari e favorisce il cambiamento di queste e degli stili di vita, rendendoli duraturi nel tempo senza forzare i meccanismi naturali di gestione del peso corporeo. Modificare lo stile di vita, trovando un giusto equilibrio tra doveri e piaceri, dedicando una maggiore attenzione ad attività gratificanti e piacevoli, per rompere l’associazione tra cibo e fonte di gratificazione, riconoscere e modificare convinzioni su alimentazione, attività fisica, peso e forme corporee.
Il tutto nel rispetto e nell’accoglienza delle particolarità di ogni singola persona e delle sue esigenze.

Bibliografia

  • J.Beck Cognitive Therapy for weight loss and maintenance.
  • Garner Dalle Grave: Terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi dell’alimentazione.

Commenti

Una risposta a “Sovrappeso e obesità. Le diete ipocaloriche come schema troppo rigido”
  1. B4U scrive:

    L’articolo della Dr.ssa Serreri ci permette di prendere consapevolezza di molti aspetti che riguardano il nostro rapporto con il cibo.

    Innanzitutto è importante diffondere l’informazione che le diete fanno male e non solo alla salute ma alla linea visto che, a lungo andare, non si riesce a mantenere il peso che con grande sforzo si è raggiunto. Le cifre fanno riflettere tanto: “la percentuale compresa tra il 90% e il 95% di coloro che hanno perso peso lo riacquistano nei successivi 5 anni”.

    È importante soprattutto in questa fase dell’anno ribadire questi concetti visto che la prova costume è imminente e molti/e già si preoccupano di come appariranno in spiaggia. Il ricorso però a regimi dietetici restrittivi, come esposto nell’articolo, non sarà una soluzione ottimale come anche iniziare soltanto adesso una frenetica attività fisica.

    L’articolo molto chiaramente ci indica l’importanza di un cambiamento di abitudini di vita, graduale e continuato, per raggiungere dei risultati adeguati nei casi di sovrappeso e obesità.

    Grazie all’articolo abbiamo la possibilità anche di riflettere su quanta parte hanno i pensieri e le emozioni nella scelta di cosa, come e quanto mangiamo.

    Visto che il nostro comportamento alimentare non è guidato soltanto dalla biologia, osservandolo potremo acquisire una maggiore consapevolezza di noi stessi.

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

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