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Solo Sesso

amore e sesso
Marco volpe Psicologo Napoli Marco Volpe Soccavo/Pianura (NA)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Genitori e Figli, Sessualità
Cell.: 335.7583153

amore e sesso

“Desiderio e sentimento sembrano avere due immaginari diversi due diverse sintassi. Linguaggi che solo a tratti coincidono.”

Sovente gli amanti rei di tradimento, se scoperti, per preservare la relazione, sono soliti dire che si trattava di Solo Sesso”, confidando nel fatto che questa affermazione riduce il loro coinvolgimento e attenua la reazione del partner tradito.

E’ diffusa l’idea che ci sia una separazione  netta tra i due concetti: quello di sesso e quello di amore.

In realtà il sesso, nell’idea comune, è visto o come una componente a se stante o come uno degli aspetti che completa l’amore. La sessualità dunque è intesa come uno degli elementi,  più o meno importanti, che costituiscono il concetto di amore di coppia. Inoltre al concetto di sesso è attribuita una connotazione meramente corporea, materiale, mentre l’amore, in contrapposizione, è ricondotto a categorie astratte, aleatorie, spirituali.

Sebbene una delle più evidenti spie che segnalano una crisi in un rapporto di coppia sia la frequenza, la qualità e l’intensità del desiderio sessuale dei partner, persiste una tendenza riduzionistica che porta a sottovalutare l’importanza del sesso. Si attribuisce all’amore una serie di criteri e valenze astratte (stima,rispetto,fiducia,gentilezza etc.)  tutte pensate, stabilite cognitivamente e quindi con modalità inconsapevolmente strumentali e poco spontanee.

Ma cos’è l’amore?

La disciplina che si è formalmente occupata di questo concetto in una prospettiva scientifica è la psicologia. Per la psicologia l’amore rientra nella complessa categoria delle emozioni.

Molti psicologi definiscono emozione un tipo particolare di esperienza soggettiva: il sentimento evocato da oggetti o eventi, reali o immaginari, altamente significativi per l’individuo. Tale significato può dipendere dalla percezione soggettiva di un possibile pericolo o beneficio. Le emozioni non sono soltanto sentimenti, ma sentimenti associati a tendenze a comportarsi in modo particolare per fini particolari. La nostra capacità di provare emozioni può essersi sviluppata, attraverso la selezione naturale, per i suoi vantaggi in termini di sopravvivenza e di riproduzione.

La prima teoria chiara e coerente sull’emozione fu quella di William James. Nel libro Principi di psicologia, questo celebre studioso presentò la sua  teoria del feedback periferico che si contrapponeva a quella del senso comune. James, sosteneva che è tipico di un modo comune di pensare il ritenere che la percezione mentale di certi fatti o eventi susciti un perturbamento mentale a cui si da il nome di emozione, e che da questo stato mentale abbiano origine specifiche reazioni fisiche e corporee.

Egli affermò precisamente il contrario, ovvero: che quando si verifica  un fatto o un evento che provoca un’eccitazione, segue direttamente una attivazione e modificazione fisica e corporea e che proprio la sensazione di tali modificazioni, nell’istante in cui si verificano, rappresenta l’emozione stessa. Più semplicemente  il senso comune ci dice che se incontriamo un’animale feroce, abbiamo paura e scappiamo; se siamo insultati da qualcuno, ci arrabbiamo e lo colpiamo; se perdiamo qualcosa a cui teniamo, siamo tristi e piangiamo. James afferma che l’ordine di questa sequenza è errato e che sarebbe più corretto affermare che ci sentiamo tristi perché piangiamo, arrabbiati perché colpiamo, e spaventati perché tremiamo e non che piangiamo, colpiamo o tremiamo perché siamo tristi, arrabbiati o spaventati. Senza le sensazioni corporee che si attivano in relazione ad un evento o situazione eccitante resterebbe solo una anonima e incolore elaborazione mentale priva di ogni connotazione emozionale.

Pertanto, potremmo incontrare un’animale feroce e valutare che la cosa migliore da fare è correre, essere insultati e ritenere opportuno colpire; ma non dovremmo sentire né paura né collera. James trasse la conclusione che le emozioni fossero le sensazioni derivanti dalle modificazioni corporee. Quindi la paura sarebbe la sensazione prodotta dal battito accelerato del cuore, dal respiro affannoso, dalla pelle d’oca, dal tremito delle gambe. Analogamente la rabbia sarebbe la sensazione derivante dal petto che ribolliva, dal viso in fiamme, dalle narici dilatate, dai denti digrignati. Secondo questo autore, l’emozione coincide con l’esperienza della modificazione somatica, viene quindi intesa come un riflesso soggettivo degli stati corporei. Quindi alla percezione dell’oggetto segue una modificazione somatica, e la coscienza della modificazione costituisce l’emozione come fatto psichico.

Secondo questa teoria “viscerale” o “periferica” delle emozioni, il sentimento dell’emozione non è all’origine, ma piuttosto è la conseguenza delle modificazioni organiche periferiche (non si trema perché si ha paura, ma si ha paura perché si trema, o perché il cuore batte forte, ecc.). A sostegno di questa teoria, varie ricerche, condotte in tempi recenti hanno dimostrato che le persone, in qualsiasi parte del mondo, tendono a descrivere le proprie emozioni in termini di modificazioni fisiche e sono piuttosto concordi nel definire i cambiamenti che associano a ognuna di esse.

Due psicologi americani, Scachter e Singer, hanno ampliato la teoria periferica con  la loro teoria cognitivo-sociale delle emozioni:

  • Il soggetto percepisce realmente la sua eccitazione fisiologica.
  • La percezione della propria eccitazione non è sufficiente; si vuole piuttosto conoscere le cause della propria eccitazione.
  • L’eccitazione percepita e le cause presunte di essa entrano ambedue nell’esperienza emotiva.

Questa teoria ascrive alla coscienza stessa l’insorgenza delle esperienze emotive. Di conseguenza è nella sua esperienza emotiva  che l’uomo raggiunge chiarezza sul suo proprio stato e sulle cause di questo ultimo; e lo fa in un processo di giudizio. Per giudicare, egli si rifà ad un proprio sistema categoriale di sentimenti; questo sistema comprende categorie come “amore”, “gioia” , “rabbia”, “paura”. L’uomo sintetizza con l’ausilio delle categorie precostituite dei sentimenti le molteplici impressioni del proprio stato e delle sue cause. Alle impressioni viene attaccata un’etichetta,  l’attivazione fisiologica e le variazioni corporee (tachicardia, respirazione affannosa, tensione muscolare, sensazioni gastriche e periferiche viscerali) in relazione ad un interlocutore offensivo rientrano nella categoria “ rabbia”, in una situazione pericolosa vengono etichettati come “paura” ed in presenza di un partner sessualmente attraente sono avvertiti come “amore”.

Rapportando quanto è stato detto  ai concetti di amore e sesso, da cui siamo partiti, si potrebbe affermare   che le risposte e l’attivazione corporea che ci suscitano le attenzioni, la vicinanza  e il contatto con  un partner sia la base dell’emozione che definiamo innamoramento o amore. Ovvero ci riteniamo innamorati o proviamo amore in risposta all’elaborazione delle sensazioni  fisiologiche, corporee che abbiamo nutrito e nutriamo in relazione ad una determinata persona. Non a caso in molti  per descrivere la forte attrazione e l’innamoramento che provano in riferimento ad un partner usano l’espressione “sentire le farfalle nello stomaco” la cui spiegazione scientifica è assolutamente pertinente col nostro argomento. Ovvero la sensazione di “farfalle nello stomaco” altro non sarebbe che una risposta periferica gastrica dell’attivazione fisiologica.  Pertanto nell’interrogarci circa i nostri sentimenti d’innamoramento o amore verso un nuovo partner o uno con cui si  ha una relazione duratura piuttosto che affidarsi a categorie e concetti astratti sarebbe opportuno prima di tutto ascoltare il nostro corpo le reazioni che l’altro ci suscita, la frequenza con cui cerchiamo la vicinanza, il contatto, la qualità e l’intensità del desiderio.

La sessualità inoltre non si limita assolutamente al solo  scambio di attenzioni e contatti fisici ma è intrisa di una serie complessa di valenze  e significati. Fare sesso racchiude: intimità, accoglienza, complicità, intesa, consolazione, altruismo, dare e ricevere piacere, fidarsi e affidarsi, perdita delle difese e del controllo, elementi che spesso si attivano con modalità primigene, ataviche ma che sono successivamente all’amplesso misconosciute e lo dimostra l’affermazione: “era Solo Sesso”. Quando abbiamo dubbi o cerchiamo risposte sui nostri sentimenti d’innamoramento e amore piuttosto che imbatterci in ragionamenti complessi e mentalizzazioni  è più che opportuno dunque sintonizzarci ed ascoltare il nostro corpo poiché se è vero che talvolta “la mente mente” il corpo dice sempre la verità.

BIBLIOGRAFIA

–         Cantalupo, P. (2008). Curarsi con il Cinema. Napoli: Tullio Pironti.

–         Gray, P. (2004). Psicologia. Bologna: Zanichelli.

–         James, W. (1901). Principi di psicologia (traduzione italiana di G. C.     Ferrari).  Milano:  Società Editrice Libraria.

–         Schachter S. – Singer J.S., Cognitive, social and pshysiological determinats of emotional state, Psychological Review, 69 (1962),  pp. 379-399.

Commenti

Una risposta a “Solo Sesso”
  1. enza todisco scrive:

    Si, concordo pienamente. La mente mente spudoratamente, il corpo reagisce alle sollecitazioni e intuisce prima della mente. Bisognerebbe imparare ad ascoltare e ad interpretare le reazione sensoriarli. Come dire affidarsi all’istinto.
    Complimenti per l’articolo.

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