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Sogno o son desto?

coscienza
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3282133464

Il sonno ristora! E a chi non è mai stato detto? Ma sarà proprio così perché sarebbe da chiederselo quando la mattina pur avendo dormito una notte intera ci sentiamo più stanchi di prima e ricordiamo molto vagamente di aver fatto sogni tremendi,magari di aver discusso molto animatamente con un nostro familiare, oppure di aver fatto infinite corse per non perdere il treno, o l’appuntamento che effettivamente abbiamo domani o tra qualche giorno, o ancora di aver detto tutto ma proprio tutto quello che sarebbe necessario dire al nostro capo o durante la riunione con i nostri colleghi e superiori per chiarire come stanno le cose e che non abbiamo ancora avuto il coraggio di fare.

Alan Hobson, professore emerito di Psichiatria ad Harvard ci ricorda che seppur dormendo, in realtà, il nostro cervello non si ferma mai.

Anche quando stiamo sognando, si attivano meccanismi piuttosto complessi nel nostro organismo che fanno si che le immagini che la corteccia cerebrale crea, sembrino assolutamente realistiche. Nella fase REM,quella più profonda in cui si sogna per eccellenza, si stima che il nostro cervello mantenga almeno il 50% del suo funzionamento ed in particolar modo si attivano un gruppo di cellule chiamate neuroni colinergici che stimolano le aree della memoria ad elaborare ricordi e sensazioni recenti particolarmente carichi in termini emotivi.

Questo processo, implica l’attivazione della coscienza, ossia la capacità che il nostro cervello ha, di elaborare in modo coerente, le sensazioni, la memoria e le emozioni al fine di attivare un bilanciamento delle reazioni emotive del materiale che viene elaborato.

Già allora Freud aveva riconosciuto una certa capacità creativa del cervello.

In effetti aveva rilevato così come altri prima di lui, che nel sogno non si verificano delle ripetizioni esatte di quanto accade durante il giorno. Di fatto secondo Freud, pur essendoci un tentativo del sogno di riproporsi per ciò che intende rappresentare, ossia una fedele riedizione della realtà, non ne sarebbe in grado. Viceversa si attiverebbero dei meccanismi di trasformazione particolari, che renderebbero il ricordo più accettabile, proprio perché criptato.

Sembrerebbe invece confermata la caratteristica creativa del cervello che sarebbe in grado di unire durante il sogno, parti realmente accadute con materiale assolutamente inventato dalla corteccia, rendendo la storia che spesso sta dietro il sogno, assolutamente coerente a se stessa e significativa.

Dunque i sogni consentirebbero alle persone di elaborare parti della realtà o di fornire come nel caso dei sogni con maggiore carica emotiva, delle vere e proprie lezioni al fine renderci maggiormente pronti nel caso di maggior tensione o pericolo.

Lo stesso Freud ribadiva il concetto che il materiale che costituisce la base del sogno, in realtà, non si pone come assolutamente nuovo e sconosciuto al sognatore, ma deriva in buona parte, da ciò che è accaduto al soggetto e che egli ha già vissuto come esperienza. Ma mente per Freud, sarebbero proprio gli aspetti più significati o al pari, quelli assolutamente marginali, a rappresentare gli elementi fondamentali per l’interpretazione del sogno, per gli studiosi sembra ormai riconfermata l’ipotesi secondo la quale, assieme ai ricordi di eventi effettivamente vissuti, la corteccia cerebrale effettui delle assolute invenzioni per cui, gli aspetti in parte realistici e quelli assolutamente surreali si fondano coerentemente assieme. Inoltre per fare in modo che le scene elaborate seppur percepite come assolutamente realistiche, non vengano anche attivamente recitate dal soggetto, vengono bloccati alcuni impulsi motori al fine di rendere il corpo come paralizzato.

La stravaganza ed assoluta originalità di cui spesso i nostri sogni sono dotati, sarebbe dunque derivata dall’inattività dei lobi frontali. Durante la veglia questi, hanno il compito di evidenziare gli errori di logica ma durante il sonno REM, rimangono inattivi, rendendo agli occhi della nostra coscienza, tutto molto più accettabile di quanto non faremmo durante la veglia.

Secondo Freud la presenza del sogno sarebbe indicativa del fatto che non è possibile in realtà cancellare alcun ricordo dal vissuto della esperienza. Il sogno in effetti servirebbe proprio a questo: recuperare dalla memoria anche accadimenti molto lontani nel tempo, apparentemente dimenticati per sottoporli alla attenzione della persona. Freud ribadisce il concetto associando la funzione del sogno a quella del ricordo, sottolineando la differenza anche del recupero che viene fatto tra i sogni fatti durante la fase profonda e quelli del mattino.

I primi sarebbero espressione di impressioni più antiche e lontane, mentre gli altri sarebbero maggiormente legati ad accadimenti recenti.

Le ricerche attuali sembrano in parte confermare questa teoria. Le cellule del tronco cerebrale sembrerebbero pescare soprattutto nella memoria più recente selezionando gli stimoli a maggior impatto emotivo. Di fatto si tendono a ricordare solo i sogni che vengono fatti nella fasi precedenti il risveglio quelle che Freud associa a fatti più recenti, mentre dei sogni fatti durante le fasi più profonde non ne rimarrebbe il ricordo a causa del fatto che le aree cerebrali che consolidano i ricordi, sono disattivate durante il sonno.

In relazione alle teorie analitiche integrate dalle più recenti ricerche in campo psichiatrico non possiamo non riconoscere comunque l’importanza e la ricchezza che il sogno apporta al vissuto psichico del soggetto.

Senza scendere nel simbolico rimane ancora un elemento fondamentale nell’approccio psicologico ed in particolar modo psicoterapeutico l’assunto che il ricordo più profondo ed antico dunque pur essendo elaborato durante il sogno, potrebbe rimanere celato alla nostra coscienza poiché si attiva nella fase più profonda del sonno e potrebbe essere “accolto” dal paziente solo quando nella realtà attuale, qualche cosa possa portarlo come associazione, ad una realtà più recente, al fine di poterne dare voce.

Hobson A. ( 2011), Dream Life, Mit Press

Freud S., (1973), L’interpretazione dei sogni, Boringhieri, (1899) Die Traumdeutung

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