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Ansia e Depressione

Sindrome di HIKIKOMORI: scopriamo chi è

Hikikomori
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Hikikomori, dal giapponese Hiku “tirare indietro” e Komori “ritirarsi”, indica le persone che soffrono di una sindrome sociale che li porta a ritirasi dal mondo esterno verso una condizione di isolamento e solitudine. Il termine viene usato per la prima volta, negli anni novanta, dallo psichiatra giapponese Saito Tamaki per indicare l’aumento esponenziale, nella società nipponica, di individui che sceglievano uno stato di auto reclusione rispetto alla vita sociale. Il fenomeno sembra essersi diffuso anche in occidente, con diverse caratteristiche.

In Italia si stimano circa 100.000 casi di Hikikomori, anche se il dato non è assolutamente ufficiale. Questo sia perché si tratta di una sindrome che ha attirato l’attenzione dei professionisti da relativamente poco, sia perché tratta persone che difficilmente si rivolgono ai servizi per essere aiutate.
Quali sono le caratteristiche di un Hikikomori?
L’individuo che soffre di questa problematica è una persona che tenderà a ritirasi volontariamente nella propria camera, spesso isolandosi anche all’interno della propria casa, diminuendo sempre più ogni contatto con l’esterno. In genere parliamo di persone di sesso maschile ma, soprattutto in occidente, anche i casi di genere femminile sono in aumento. Nello specifico le caratteristiche principali sono:
Ritiro sociale: progressivo distacco dal mondo esterno che può sfociare in una vera e propria auto reclusione all’interno della propria camera. La persona passerà sempre più tempo isolata, rifiutando anche contatti diretti con la propria famiglia. Spesso anche per mangiare può rifiutarsi di uscire;
Assenza di relazioni sociali: l’Hikikomori ha difficoltà nell’instaurare relazioni con i pari o con altre persone significative; spesso si creano situazioni di vera e propria incomunicabilità anche all’interno del nucleo familiare;
– Assenza di patologie correlate (depressione, ansia sociale…): l’Hikikomori non si ritira socialmente perché soffre di una determinata patologia, vorrebbe integrarsi ma rifiuta le condizioni sociali che il mondo esterno gli mette davanti;
Abbandono scolastico, assenza di lavoro: in genere la persona che soffre di questa problematica rifiuterà anche il proseguimento di un eventuale percorso scolastico e avrà difficoltà nell’iniziare e nel mantenere un lavoro. In genere, economicamente, restano
dipendenti dalla famiglia.

Quali sono le cause?
Le cause non sono assolute e sempre verificabili essendo il fenomeno, come stiamo vedendo, complesso e sfaccettato. In genere l’Hikikomori decide di isolarsi socialmente perché rifiuta le regole della società in cui vive. In occidente c’è spinta sempre più forte verso il successo, l’apparenza, la performance; tutto questo può influenzare persone particolarmente fragili che, attraverso l’isolamento, possono agire il rifiuto di scendere a compromessi con questo tipo di richieste sociali. Anche l’estrema facilità nel giudicare il comportamento e la vita degli altri, che hanno portato i social, può mettere sotto la lente d’ingrandimento persone che, sentendosi in
difficoltà, potrebbero preferire il mettersi “in ombra” rispetto a quello che hanno intorno. È dunque
spesso la società, insieme a difficoltà di comunicazione, a spingere l’Hikikomori verso l’isolamento.

Altre cause possono essere l’aver vissuto ripetuti atti di bullismo o l’esser cresciuti in un nucleo familiare eccessivamente rigido e iperprotettivo. Spesso anche l’abuso tecnologico (specialmente videogiochi) viene additato come causa dell’insorgere della sindrome da Hikikomori. In realtà questo è un errore perché la dipendenza da tecnologia è spesso una conseguenza del ritiro sociale e non la sua causa. Anzi, spesso la tecnologia resta l’unico strumento che la persona ha per rimanere, attraverso i social e i videogiochi social, in contatto con il mondo esterno, anche se virtualmente.
Cosa fare? Aiutare una persona che soffre di questa sindrome non è facile, non essendo semplice entrarci in contatto. La prima offerta d’aiuto, in genere, dovrebbe essere fatta dalla famiglia, che dovrebbe ricordarsi di non giudicare direttamente questo tipo di comportamento, in quanto l’Hikikomori è il sintomo di una difficoltà che può essere affrontata e che è la conseguenza di diverse concause. Non far sentire l’Hikikomori come un colpevole unico della propria condizione è fondamentale per aiutarlo a preparare il terreno per un modo più funzionale di comunicare i propri problemi.
Inoltre è da segnalare la presenza, ormai diffusa, di servizi di sostegno psicologico che operano attraverso chat online, scambio di e-mail o colloqui video. Questa è una possibilità che può aiutare chi non riesce neanche ad uscire dalla propria stanza. Infine, specifiche per questa sindrome, stanno nascendo diverse attività psicologiche che vengono svolte direttamente a domicilio per cercare di instaurare una relazione progressiva con chi si trova in difficoltà, rispettando i suoi tempi.
Ricordiamoci che quando una persona decide di isolarsi la prima cosa utile da fare e tendergli una mano.

“Molti che si allontanarono dalla vita, volevano solo allontanarsi dalla canaglia: non volevano condividere la fonte e la fiamma e il frutto con la canaglia” – Friedrich Nietzsche -

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