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Identità di genere

Siamo mamme e siamo donne

Siamo mamme e siamo donne
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Genitori e Figli, Sessualità
Cell.: 3396306112

 

Siamo mamme e siamo donne

Identità di coppia, identità genitoriale ma anche identità personale.
E’ un gioco sottile di parti, di sentiti, di ruoli e agiti che vanno giocati insieme, parallelamente   in armonia e con amore
L’articolo espone la problematica relativa alla complessa dinamica che a volte, sempre più frequentemente, porta le donne a dimenticare il proprio “essere donna” a favore di una maternità ricercata  e sofferta come elemento principe del riconoscimento di sè.

“Siamo mamme e siamo donne”, questo il titolo di un gruppo su face book. Un tema attuale quanto scontato. Ma proprio per questo poco approfondito e poco “sentito”.

Presi dalla nostra gestione del tempo, che pur essendo per tutti sempre lo stesso, ci sembra sempre poco e male impegnato, non ci fermiamo mai a “sentire” e a riflettere su quanto perdiamo di fronte ad un atteggiamento agitato ed un approccio miope alla nostra persona rischiando di perdere la nostra anima, il nostro cuore, la nostra gioia e spensieratezza rinunciando alla dignità  di donna quale, tra l’altro, oggetto di valutazione ed osservazione da parte dei nostri figli.

Identità di coppia, identità genitoriale ma anche identità personale.

È un gioco sottile di parti, di sentiti, di ruoli e agiti che vanno giocati insieme, parallelamente   in armonia e con amore.

Una paziente mi racconta ad esempio del suo disagio a vivere una sessualità piacevole con il proprio marito nel periodo non ovulatorio.  Se ci riflettiamo è abbastanza insolita questa evidenza in quanto il piacere nell’essere umano non dovrebbe essere  legato alla procreazione ma ad altri fattori che si identificano in emozioni, sentimenti, pensieri, legami, fantasie,  riconoscimenti e reciproche proiezioni di sentiti ed immagini che esulano dalla procreazione in sé.

Eppure non è raro trovare una con-fusione tra identità di donna ed identità di madre. Sono due momenti diversi in cui il  riconoscimento di sé viaggia anche attraverso  la relazione di coppia  nel primo caso e nel secondo attraverso la relazione genitoriale con il proprio partner. 

Di fatto essere madre diventa spesso l’unico obiettivo di una donna perché possa sentirsi riconosciuta nella propria funzione di vita e riempire quel vuoto interno. Il modello maschile invece  si  contraddistingue   dalla donna  proprio per la presenza fallica.

 Ci troviamo spesso di fronte a donne disperate che si sottopongono a cure estenuanti  per poter procreare sentendo il divenire madre l’unica salvezza di riconoscimento del sé e   della propria esistenza caricando poi sui piccoli il peso di questa condizione.

Questo vuoto incolmabile diventa motivo di ulteriore accanimento nei confronti delle attenzioni morbose e dei ricatti affettivi verso i figli che devono sottostare alle richieste materne quali unica risorsa per sopperire alla “mancanza” , al vuoto interiore di queste.

La depressione post partum ci porta a volte più drasticamente e drammaticamente vicino a tale problema. Questa si differenzia però dal baby blues che risponde ad una fisiologica risposta di disorientamento e tristezza che dura, invece,  solo per breve tempo subito dopo il parto.

La condizione femminile nella ricerca di un proprio essere, di una proprio motivo esistenziale finisce per incatenare  la  Donna o in “Madre” o in quei  modelli di corpi stereotipati, senza età,  quali risultato  di  tentativi esilaranti per annullare l’effetto tempo che passa.  

La negazione del tempo passa attraverso la negazione del sé.

Ma dov’è la Donna? Chi è davvero?

È mamma, è l’oggetto stereotipato dei media, è moglie, amante, compagna oppure chi sa ascoltare se stessa al di là delle definizioni che vengono da lontano, chi ha il coraggio e l’ umiltà di ascoltare il proprio cuore, il proprio rumore, le proprie idee, i propri sentiti, i propri colori, la propria musica.

Conoscere se stesse significa riconoscere quei segnali interni che perdiamo nel tentativo di identificarci ai modelli esteriori di riconoscimento.

Sentire i nostri desideri e le nostre inclinazioni significa comunicare al nostro partner il nostro amore, i nostri progetti e condividerli, costruirli insieme partendo da vissuti nati insieme.

La nostra creatività dà luce e innovazione ai nostri figli, li fa sentire liberi di crescere, sicuri che la mamma sa capire, perché lei stessa sente e sa quanto bello sia poter assaporare il calore delle proprie emozioni e la luce delle proprie fantasie e dei propri desideri.

Bibliografia:

Loredana LIpperini:”Non è un paese per vecchie” ed. Feltrinelli

Louann Brizendine:” Il cervello delle donne” ed. BUR Rizzoli

L. Marchino e M. Mizrahil:”Il corpo non mente”ed. Saggi Frazzinelli

E. Berne “Ciao e Poi?” ed. Bompiani

E. Bern: “Fare l’amore” Bompiani

T. A. Harris “ Io sono Ok Tu sei OK” ed Rizzoli

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