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Emozioni

Si può educare alla creatività?

Si può educare la creatività?
bernardetta-morgante-psicologo-l-aquila Bernardetta Morgante Magliano dei Marsi (AQ)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 328-2763519

Creatività è un termine molto usato nel nostro vocabolario, nel parlare comune, in contesti e situazioni diverse. Sono tante e diverse le definizioni che autori di vario genere hanno dato del  concetto di creatività.

Umberto Galimberti dice che la creatività è un carattere saliente del comportamento umano, particolarmente evidente in alcuni individui capaci di riconoscere, tra pensiero ed oggetti, nuove connessioni che portano a innovazioni e cambiamenti.

Carl Rogers invece definisce la creatività come l’espressione più piena di quella tendenza a realizzare se stessi e a sviluppare in modi realmente efficaci le proprie potenzialità, che costituisce la molla stessa dell’esistere e della crescita psicologica.

La creatività è stata spesso al centro di ricerche e dibattiti, tanto che il 2009 è stato proclamato dall’Unione Europea “Anno Europeo della Creatività e dell’ Innovazione” (European Year of Creativity and Innovation – EYCI). Dal manifesto delle idee si legge:

“Scopo dell’iniziativa è quello di promuovere approcci creativi e innovativi in vari campi dell’attività umana e di contribuire ad attrezzare l’UE per le sfide che le sono davanti nella società della conoscenza e dell’informazione dando forma al futuro dell’Europa in un contesto di competitività globale”

E’ questo il segno di un’attenzione costante e rinnovata verso una tematica da sempre ritenuta rilevante in tutti i contesti di vita, riconosciuta come il propulsore dei cambiamenti e delle innovazioni.

Il termine stesso “creatività”, rimanda al creare, al dare luce a qualcosa di nuovo, che è diverso da quello che può essere prodotto attraverso la logica, ma anche da quello che può essere immaginato attraverso la fantasia; è l’insight, la soluzione nuova che emerge guardando in modo diverso la situazione.

J.P. Guilford nel 1950 pubblica un articolo dal titolo “Creativity” sulla rivista  American Psychologist, dove accanto al pensiero convergente – verticale (logico – deduttivo), che aveva caratterizzato la ricerca scientifica del passato, individua un pensiero divergente o laterale meno vincolato a schemi rigidi ed in grado di produrre molteplici alternative.

A livello neurofisiologico, la sede della creatività è localizzata nell’emisfero destro, che alcuni chiamano “emisfero magico”. Nell’emisfero sinistro sono localizzati i pensieri, il linguaggio, il ragionamento logico-matematico; l’emisfero destro è stato per molto tempo considerato di second’ordine, soprattutto in seguito agli studi sulle aree del linguaggio fatti da Broca e Wernicke. Si è visto poi che le funzioni sovraintese dall’emisfero destro sono altrettanto importanti: analisi d’insieme della realtà, riconoscimento della mimica e delle facce, intonazione della voce, coivolgimento nella musica, emozioni, creatività…

L’ “atteggiamento creativo” è quello di apertura verso l’esterno, la disponibilità a considerare altri punti di vista e altre soluzioni, a non irrigidirsi su ciò che sembra evidente.

Non sempre però è facile riconoscere e saper promuovere la creatività all’interno dei contesti educativi tradizionali. Infatti, sebbene sia universalmente ritenuta una abilità e un valore positivo, spesso si associa a comportamenti di disallineamento dalle regole, esuberanti, che richiedono un impegno e una rimodulazione delle metodologie didattiche.

La nostra scuola è strutturata, a livello fisico e a livello didattico, in un modo che non favorisce lo sviluppo e la valorizzazione di queste capacità.

Spesso anzi, gli alunni più brillanti in questo senso sono quelli ritenuti più “ingestibili”, che disturbano il normale svolgimento della lezione, quando per normale svolgimento si intende una relazione gerarchica verticalista in cui chi sa e detiene la verità (l’insegnante) la svela e la dona a chi non sa (l’alunno).

L’alunno creativo, che potrebbe raggiungere risultanti brillanti, potrebbe essere proprio quello che abbandona precocemente gli studi. E per paradosso poi si parla di educazione alla creatività.

Riflettendoci bene, si può dire che non si può “educare alla creatività”: è una contraddizione in termini. Non si può inserire in uno schema ciò che per definizione è fuori dagli schemi.

Tornando al significato etimologico, la scuola, e la società in generale, forse potrebbero più correttamente “educare la creatività”, dove per educare, così come i latini ci insegnavano, si intende “far emergere, tirare fuori” (ex duco).

La creatività non si insegna, non si impone, ma si creano contesti facilitanti, che con la pazienza dei cercatori d’oro riescono a trovare cose preziose dove tutti vedevano solo sabbia…

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