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Sessualità OVER 60

La sessualità nella terza età
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

La sessualità nella terza età

La vita affettiva, emotiva, psichica è una dimensione rilevante per l’uomo ed è molto importante anche in quella fascia d’età che chiamiamo “terza età” o “età d’argento”.

L’amore è una ragione di vita: si ha bisogno di sentirsi amati ed essere oggetto di attenzioni ed affetto; anche una persona over 60 sente il bisogno di continuare a sentirsi soggetto ed oggetto di attenzioni anche erotiche.

Nell’annuale riflessione che il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) elabora sulla Terza Età con Salute-Repubblica,  emergono dati che confermano come nel periodo d’invecchiamento non venga meno la vitalità dell’anima, anche se il corpo necessita di maggiori attenzioni e cure.
Ben il 54,2% degli anziani intervistati dichiara di essere innamorato, con un valore che sale al 65,4% per gli uomini e scende al 45,2% per le donne.
La sfera sessuale continua rappresentare, e a lungo – almeno fino agli 80 anni – un elemento importante della vita. L’uso di farmaci per migliorare le prestazioni sessuali incontra un riscontro positivo nel 23% dei casi, con consenso più intenso fra i sessantenni e i settantenni.
Il 46,8% del totale sembra dare meno importanza al sesso e ciò non a causa di cambiamenti biologici ma per motivazioni valoriali o di opportunità.
Ancora oggi, infatti, forti pregiudizi “incombono” sulla sessualità dell’anziano, sessualità che viene guardata con stupore, meraviglia e talvolta fastidio e senso di repulsione.
Già nel 1950 Kinsey (autore del primo rapporto sul comportamento sessuale) mise in luce che mentre l’attività sessuale continua anche in tarda età contemporaneamente si nota una diminuzione della frequenza dei rapporti sessuali sia nei maschi che nelle femmine legata ad un diminuzione della libido dovuta essenzialmente ad atteggiamenti ed aspettative.
E se l’anziano convive in famiglia con i figli e i nipoti subisce un’influenza negativa ancora maggiore arrivando a limitare alla sola espressione sentimentale la propria sessualità.
Parlare di sessualità nell’anziano significa affrontare la sua identità e in particolare le difficoltà che in questa fase della vita incidono su una realizzazione del sé soddisfacente, in rapporto alle modificazione corporee legate all’invecchiamento.
Nello studio della sessualità nella persona che invecchia, le possibili modificazioni anatomiche, endocrinologiche, neurologiche, assumono significato solo quando vengono integrate nella comprensione degli aspetti psicologici, sociali e culturali.

Nella donna la menopausa segna un periodo di passaggio abbastanza netto. La quantità di ormoni femminili si abbassa ed in rapporto aumenta il testosterone, si ha una modalità di produzione ormonale che non è più ciclica ma diviene continua come prima della pubertà e come sempre nell’uomo. Tutti gli organi ed i tessuti che dipendono dai valori ormonali risentono di questa differenza e ne risente anche il tono dell’umore.
Per la donna la menopausa, cioè la perdita della capacità riproduttiva, pone una serie di problemi psicologici. In primo luogo il forte legame inconscio che c’è tra riproduzione e sessualità e il pregiudizio che associa l’andare in menopausa con il sentirsi vecchia e non più desiderabile.
Questo vissuto psicologico influisce talvolta sul desiderio sessuale che durante la fase di accettazione della menopausa può diminuire.
Non vi è nel maschio un corrispettivo della menopausa femminile  ovvero non esiste un periodo della vita nella quale avvengono fisiologicamente modificazioni alla capacità di procreare.
Il termine andropausa conduce ad una confusione semantica e biologica: semantica perché mentre il termine “menopausa” significa “fine delle mestruazioni”, andropausa corrisponde alla “fine dell’uomo”; biologica in quanto le modificazioni indotte dall’età sul funzionamento dell’apparato genitale maschile sono sfumate e solo lentamente progressive.
La produzione del testosterone presenta un declino lento e graduale e non repentino, inoltre vi sono molte differenze tra un uomo ed un altro, per cui alcuni anziani presentano livelli di testosterone simili a quelli che avevano in gioventù. La capacità riproduttiva acquisita con la pubertà, scompare nella donna con la menopausa, mentre è mantenuta, anche se attenuata, nell’uomo anziano.
L’attività sessuale nella terza età è influenzata dai fattori psicologici che contribuiscono all’emergere di problemi sessuali anche nei giovani, e che sono radicati nella natura dell’individuo e delle relazioni interpersonali.
Di particolare importanza sono gli effetti deleteri della non conoscenza e delle scorrette aspettative sulla funzione sessuale nel corso dell’invecchiamento: la non conoscenza di tali cambiamenti può portare a interpretazioni errate di ciò che sta accadendo. Ansia da prestazione e il timore di fallimenti sono molto spesso alla base di molte difficoltà sessuali.
Master e Johnson, pionieri della terapia sessuale, hanno individuato in 4 fasi l’esplicarsi dell’atto sessuale e come queste si modifichino con l’età sia nel maschio che nella femmina.
Nella donna

1.    fase di eccitamento:  a causa della diminuzione degli ormoni vi è un assottigliamento della mucosa vulvo-vaginale e l’elasticità della vagina risulta minore e la lubrificazione vaginale avviene con qualche minuto di ritardo
2.    fase di plateau  c’è un minore sollevamento dell’utero ma questo incide poco sui tempi
3.    fase orgasmica rimane pressoché invariata anche se diminuisce la frequenza delle contrazioni uterine.
4.    fase risoluzione  la decongestione è più rapida
Non c’è nella donna il periodo refrattario (lo stato fisiologico di temporanea resistenza agli stimoli sessuali immediatamente successivo ad una fase di orgasmo) ma la possibilità di un numero non definito di orgasmi l’uno di seguito all’altro si riduce un po’ con l’età.
Nell’uomo:
1.    fase di eccitamento: l’erezione è un meno rapida che nel giovane e talvolta può non essere completa.
2.    fase di plateau: c’è un maggiore controllo dell’eiaculazione per cui questa fase può essere più lunga che nel giovane, cosa che è estremamente positiva per la partner.
3.    fase orgasmica: l’eiaculazione avviene in un solo tempo, invece che in due tempi. la pressione nell’espulsione del liquido seminale è più debole ed il volume del liquido è minore
4.    fase risoluzione: la detumescenza è più rapida.  Il periodo refrattario cresce con l’aumentare dell’età ma resta in ogni caso legato alla situazione .

Sia nell’uomo che nella donna il piacere dell’atto sessuale resta invariato, acquista più importanza la regolarità che la quantità.
Una volta accettati e metabolizzati i cambiamenti è possibile che l’anziano si apra ad una nuova stagione di vita sessuale.
Sulla soddisfazione sessuale in questa fase della vita incidono molti fattori:

–    la sicurezza di base che ha permesso un approccio positivo verso la vita
–    l’aver raggiunto un’identità sessuale (maschile o femminile) solida
–    il soddisfacimento di bisogni psicologici fondamentali
–    l’accettazione dei cambiamenti fisici e del passaggio ad una nuova fase del ciclo vitale
–    capacità di mantenere intatta l’eroticità cioè la capacità di ricercare il piacere in tante attività e manifestazioni affettive
–    capacità di mantenere quella progettualità che favorisce la crescita psichica dell’individuo.
Durante la terza età è possibile che la sessualità risulti molto più articolata perché non più fondata solamente sul fisico ma su doti di intelligenza, simpatia, amicizia, disponibilità all’ascolto, complicità, cura reciproca.

Il sesso costituisce una risorsa per una coppia che nella terza età può ritrovare la voglia di vivere e di condividere, di amare in modo più completo, esperto, consapevole e libero.

Riferimenti Bibliografici:
MASTER W., JOHNSON V., 1966, L’atto sessuale nell’uomo e nella donna, Feltrinelli editore, Milano
ROMA G., 2009, Censis per Salute-Repubblica
SIMONELLI C., 2002, Psicologia dello sviluppo sessuale e affettivo, Carocci Roma
www.repubblica.it

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