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Sessualità

Sessualità, amore e attaccamento

Sessualità e attaccamento
Francesca Ciancio ancona psicologa Francesca Ciancio Ancona (AN)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Alimentazione, Ansia e Depressione, Dipendenze, Genitori e Figli
Cell.: 3389046154

Sessualità e attaccamento

Il nostro modo di provar sentimenti, di legarci a qualcuno, di scegliere un partner è legata al nostro sentire, al modo in cui giudichiamo noi ed il prossimo. Solo l’esperienza di rispecchiamento in chi ha creduto in noi e ci ha davvero amati ci permette di credere in noi stessi ed avventurarci nell’approccio con il mondo…

Sessualità, amore ed attaccamento, tre temi importantissimi da cui partire per parlare dell’uomo e delle sue emozioni, dello sviluppo e della crescita, della psiche e dell’affettività; tre temi di cui tanto si è detto e si potrebbe dire, su cui spesso si fa confusione nel parlar comune o si è reticenti a dire e chiedere nella vita quotidiana… Iniziamo allora qui a cercar di chiarire alcuni concetti e a dare qualche stimolo affinché ognuno possa aprirsi a delle riflessioni.

Parliamo di sessualità che è un concetto più ampio di quello di “sesso” con cui, invece, indichiamo o la caratteristica organica dell’individuo (maschio o femmina) o l’atto sessuale che è un istinto nato a scopo adattivo.

La sessualità comprende una serie di aspetti psicologici e fisiologici che caratterizzano l’individuo, è connessa ad emozioni, sensazioni, aggressività, affetto e fantasia.

La sensazione è ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi, si dice anche “a pelle mi sta simpatico…”; l’emozione è istantanea anch’essa, ma ha una connotazione più affettiva, è spesso influenzata dal contesto ed ha durata breve (tristezza, gioia…), il sentimento invece nasce col tempo ed è in rapporto alla persona con cui ci relazioniamo (affetto…), infine l’umore… è una tonalità affettiva di base che caratterizza il soggetto, un “temperamento” (umore depresso…).

Lo stile di attaccamento, cioè proprio il nostro modo di creare relazioni, l’opinione che abbiamo di noi stessi, come pure quella che ci portiamo del prossimo, dipende in gran parte dalle prime relazioni che il bambino instaura con i suoi genitori.

Un bambino accettato da quest’ultimi, amato, seguito, svilupperà una buona autostima, una fiducia nel prossimo e una buona capacità relazionale; al contrario un genitore che è troppo ansioso ed invasivo, o anche disinteressato e svalutante, porterà il bambino a ritenersi un’incapace, a diffidare del prossimo e ad aver difficoltà nelle relazioni future.

Certamente anche le esperienze successive con altre figure di riferimento saranno importanti per rinforzare o correggere la percezione del soggetto e la fiducia in sé e nel prossimo, ma non sarà semplice iniziare a credere nelle proprie capacità se non si è fatta l’esperienza di rispecchiarsi in qualcuno che ha creduto in noi.

Un soggetto insicuro creerà relazioni asimmetriche, idealizzate inizialmente, sarà geloso e possessivo poiché insicuro di sé oltre che dell’altro, i rapporti che instaurerà saranno fusionali e asfissianti…

Spesso la persona insicura cerca l’altro per averne conferme e rassicurazioni sulla propria amabilità, ma temendo in realtà la relazione lo cercherà soltanto finché quello sarà sfuggente (solo per dimostrare a sé stesso di esser capace di conquistarlo…), quando saprà di averlo fatto innamorare le paure della relazione e dell’abbandono prevarranno e lo spingeranno a fuggire e magari sarà l’altro ad iniziare a rincorrerlo… così i due non si incontrano mai e il rapporto sarà logorante e mai sereno.

L’adolescenza è un momento di passaggio e di conquiste, una nuova fase di sperimentazione e ricerca di indipendenza, dunque un momento molto importante per mettersi nuovamente alla prova, per misurarsi con un riferimento esterno nuovo, non più la famiglia, ma il gruppo dei pari. Le relazioni d’amore in questo periodo saranno asimmetriche, caratterizzate da onnipotenza fusionale, idealizzazione (tipica dell’innamoramento, che precede solitamente l’amore vero e proprio), gli adolescenti cercano un amore incondizionato, vivono l’abbandono come sconfitta personale e non come scelta, si innamorano perché  “amano l’amore”, perché la relazione permette di autogratificarsi, accresce l’autostima, fa sentire importanti, fa vedere nell’altro ciò che di noi ci piace, così amandone tali caratteristiche è come amassimo e lodassimo noi stessi, o apprezziamo nel partner ciò che vorremmo essere nostro, per cui lui ci completa e tale fusione ci rende più forti.

Il linguaggio degli innamorati, il “Baby Talk” si rifà a quello che l’adulto usa col bambino piccolo, è una sorta di regressione, che ci porta a cercare nell’altro la figura di accudimento. Infatti uno dei meccanismi alla base della ricerca del partner è quello che ci spinge verso una persona che ci ricorda il genitore di sesso opposto, questo perché è proprio con i genitori che sperimentiamo le prime relazioni e da loro impariamo un modello per porci verso gli altri.

La comunicazione e la capacità di capire l’altro e farlo sentire compreso è fondamentale nella relazione…

La comunicazione è fatta di parole ma pure di gesti, postura e paraverbale (tono, timbro, volume), è importante che tali aspetti non siano in contraddizione (comunicazione paradossale – “Non fare ciò che ti dico!”) affinché il messaggio giunga chiaro e la comunicazione possa dirsi sana.

Quando comunichiamo oltre a trasmettere un concetto diamo una definizione della relazione (metacomunicazione), l’adolescente usa molto il linguaggio in questo modo per autoaffermarsi, usa inoltre un linguaggio di sentimenti più che di concetti.

In una coppia è importante riuscire a comunicare sentimenti, spesso in relazioni patologiche non si riesce, o manca la comunicazione, che rimane superficiale e si limita ad una cronaca di eventi accaduti senza esporre un minimo coinvolgimento, o si rimane sulla metacomunicazione, cioè un gioco di potere in cui si cerca solo di affermarsi nella relazione e si parla solo per definire la relazione, senza trasmettere significati.

Nella metacomunicazione è pure importante il messaggio che rimandiamo all’altro circa la considerazione che abbiamo di lui… possiamo dare “conferma” del suo esistere ed essere adeguato (come fa il genitore che segue attento il figlio che disegna, lo loda con riferimenti precisi), o “rifiuto” del suo modo di essere o di fare (quando il genitore rimprovera il figlio per un comportamento o atteggiamento inadeguato) o addirittura “disconferma” (tu non esisti) (quando il genitore risponde al figlio che lo chiama per mostrargli il suo disegno lodandolo in modo distratto senza però neanche girarsi a guardarlo, continuando a legger il giornale…).

Una relazione sana nasce dove ci sia autostima (chi non ama se stesso non potrà amare altri, perché prevarranno meccanismi narcisistici), una fiducia nel prossimo, una capacità di ascolto e rispecchiamento (empatia: non consigliare ma far riflettere l’altro: unico modo che abbiamo per farlo cambiare) e comprensione.

In una relazione sana si è capaci di star soli (“Ho bisogno di te perché ti amo” non “Ti amo perché ho bisogno di te”) e quindi non c’è paura del silenzio, né si deve sempre per forza agire compulsivamente (dopo l’orgasmo si può rimaner soli senza sentirsi abbandonati), c’è simmetria nel rapporto, visione realistica dell’altro, accettazione del modificarsi inevitabile della relazione stessa nel tempo e tolleranza dei limiti del partner (che non può esser cambiato), e se proprio non dovesse funzionare… la fine della relazione va accettata come scelta e non presa come sconfitta personale.

Bibliografia

Bowlby J., Una base sicura, ed. Cortina, 1999.

Fromm E., L’arte di amare, ed. Mondadori, 1986.

Winnicott D. W., Sviluppo Affettivo e ambiente, Armando ed.,1970.

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