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Salute

Se te ne fotti: l’AIDS ti fotte

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

Era il 1987 e la campagna di sensibilizzazione verso il tema dell’AIDS recitava: «Fate l’amore proteggendovi. Farete la guerra all’Aids». Dal 1988 al 1991, invece, si è utilizzato lo slogan «Aids, se lo conosci lo eviti». Oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids che si celebra in tutto il mondo il 1 dicembre, l’Anlaids lancia un nuovo potente slogan: «Se te ne fotti, l’Aids ti fotte».

Anche se in questi tanti anni di lotta all’Aids molte sono le conquiste che si sono raggiunte siamo ancora lontani dal poter dire debellato questo flagello e per questo motivo, dal poter “abbassare la guardia”. Eppure la guardia l’abbiamo veramente abbassata se i casi di nuove infezioni non accennano a diminuire. Nel 2016 sono state riportate 3.451 nuove diagnosi di infezione da HIV con un incremento delle nuove infezioni fra i giovani di età compresa fra i 25 e i 29 anni.

Si è certamente abbassata la percezione del rischio e, di conseguenza, si presta meno attenzione alla prevenzione. Si stima che circa l’80% dei rapporti sessuali avvengano senza protezione alcuna e ciò è chiaramente molto rischioso. Tutte le persone che hanno una vita sessuale attiva dovrebbero considerarsi a rischio, senza con questo “demonizzare” la sessualità, ma provando ad agire comportamenti consapevoli e responsabili. Oggi però, siamo erroneamente arrivati a credere che l’Aids non faccia più vittime. ù

Si muore meno, verissimo, ma non si guarisce.

Ci si deve curare per tutta la vita, cosa che comporta un costo personale e sociale altissimo, certamente non solo in termini economici. La situazione italiana deve preoccupare: dopo il Portogallo, il nostro Paese ha la più alta incidenza di Aids tra i Paesi dell’Europa occidentale. Andrea Gori, Direttore del Dipartimento di medicina interna e dell’Unità Operativa Malattie Infettive dell’Ospedale San Gerardo di Monza e membro del direttivo di Anlaids Lombardia ha dichiarato:«All’Italia manca cultura, ai giovani manca cultura; bene l’informazione, ma ci vuole più educazione».

Il programma delle Nazioni Unite per l’Aids/Hiv, è di far raggiungere a ogni Paese il target 90-90-90 entro il 2020:

  • diagnosticare il 90 per cento delle infezioni di Hiv
  • mettere in trattamento il 90 per cento delle infezioni diagnosticate
  • far abbattere la carica virale al 90 per cento dei casi diagnosticati in trattamento.

Per interrompere la catena del contagio, dobbiamo scoprire lo stato sierologico delle persone al più presto, per trattarle, impedendo che trasmettano il virus ad altri. Solo diagnosi e ricorso tempestivo agli antiretrovirali che consentono di bloccare la progressione della malattia andando al tempo stesso ad interrompere la catena del contagio.

Tra gli strumenti utili per lavorare sulla prevenzione ricordiamo che è disponibile da più di un anno nelle farmacie l’autotest Hiv che in 15 minuti restituisce il risultato ed è pensato per avvicinare le persone al test nel rispetto della privacy e senza la necessità di andare in un ospedale. Essendo un farmaco ha degli effetti collaterali che vanno considerati ma deve essere guardato come uno strumento di riduzione del danno.

Da quando per la prima volta si è riconosciuto e parlato della Sindrome da Immunodeficenza acquisita, AIDS appunto, sono stati fatti passi da giganti. Oggi l’aspettativa di vita ma anche la qualità di vita di chi ne è affetto è notevolmente migliorata, ma solo nella nostra Italia ogni giorno registriamo due nuovi malati di Aids e dieci nuovi sieropositivi. Questi dati sono una sconfitta. La nostra unica e vera arma? La prevenzione attraverso la protezione. Per fottere l’AIDS, usa il preservativo… sempre!

 

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