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Scusa ma…. Ti lascio!

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Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

«Ho bisogno di una pausa di riflessione», «Tu meriti di meglio», «Ti lascio perché ti amo troppo»… queste sono solo alcune delle tante frasi (anche se certamente tra le più gettonate) che vengono da sempre utilizzate per chiudere una storia affettiva. Diciamocelo subito… si tratta di “scuse”, o forse del vago tentativo di non rendere doloroso un processo che per definizione lo è. La chiusura di un legame affettivo, infatti, è sempre un’esperienza difficile: lasciare o essere lasciati, in ogni caso il tema dominante è la sofferenza. Si tratta di una separazione che comporta una perdita a cui segue un senso di vuoto.

In un certo senso tutta la nostra vita potrebbe essere descritta come un continuo processo di separazione: la capacità di separarsi dai primi attaccamenti infantili sta alla base del processo di individuazione e dello sviluppo di un “senso di sé” autonomo.

Nell’amore, però, il desiderio è quello di avere una garanzia di durevolezza eterna. Una storia finita suscita tristezza perché ci costringe a rinunciare al progetto su cui avevamo investito con ottimismo. La consapevolezza che una persona con la quale volevamo inizialmente stare insieme, all’improvviso non condivide più questo progetto di vita comune, si stacca emotivamente da noi, ci colpisce profondamente. Il pericolo si annida nei ricordi di esperienze piacevoli e di promesse felici; una volta finita la storia, il ricordo ci fa tornare indietro, il dolore dell’amore finito e del progetto sfumato, può essere così forte e inconsolabile da provocare la depressione.

Secondo Freud «Non siamo mai così indifesi di fronte alla sofferenza come quando amiamo, mai così disperatamente infelici, come quando abbiamo perso l’oggetto del nostro amore oppure il suo amore». Ed ecco che per alleviare il dolore del lasciato, colui che lascia, che decide di chiudere, prova ad “indorare la pillola” non affrontando direttamente la questione legata al cambiamento del sentimento e ai mutati bisogni relazionali. Usare delle scuse se da un lato non espone direttamente al dolore del partner che stiamo lasciando ha la grave controindicazione della poca chiarezza che può alimentare false speranze ed aspettative.

Per ogni storia finita è invece importante attivare un percorso di accettazione che potrà essere più o meno lungo e che richiederà la chiara elaborazione della perdita per poter integrare il cambiamento ed andare avanti. Ma per far questo occorre puntare sulla chiarezza, che potrà condurre alla presa di coscienza dei rispettivi ruoli nel percorso che dall’innamoramento, alla passione, alla condivisione ha condotto fino al desiderio di chiusura.

La separazione, infatti, è solo la fine di un lungo processo di preparazione che coinvolge entrambi i partner. Le persone cambiano, così come le loro esigenze, che possono allontanarsi fino a raggiungere posizioni diametralmente opposte.

Elaborare la perdita vuol dire anche confrontarsi con il dolore, senza il quale non si dà vera fine e neanche un autentico inizio. Del resto… il dolore della separazione è come la febbre: ne soffriamo ma esso aumenta le nostre capacità di guarigione. Solo quando avremo realmente elaborato la perdita, potremmo sentire la separazione anche internamente ed aprirci con curiosità (per il nuovo, l’inatteso, il non sperimentato) verso una nuova fase esistenziale.

A tutti consiglio un bellissimo film “I giorni dell’abbandono”….

http://www.youtube.com/watch?v=yotAg5pyu3M&feature=related

Bibliografia:

Di Vaio S.E, 2011, “Le scuse che si inventano per lasciare il partner”, articolo pubblicato sul mensile Confessioni Donna Oro

Francescato D., 1992, Quando l’amore finisce, Il Mulino

Grosshans L., 2001, Grazie per avermi lasciato, Tea

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