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Paure e Fobie

Rosso dalla paura

Arrossire dalla paura
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Dipendenze
Cell.: 3282133464

“Non ci fare caso se mentre ti parlo divento rosso” : è mai capitato a qualcuno  di voi di pronunciare queste parole prima di iniziare a parlare? Può capitare durante una conversazione importante, durante un colloquio di lavoro o quando si devono affrontare temi delicati e per i quali temiamo di poter essere attaccati, presi in giro o giudicati. In quei momenti si percepisce la netta sensazione che un improvvisa ondata di calore salga fino al viso. Questo di solito è accompagnato dalla sensazione sgradevole di profondo disagio, ansia e spesso anche angoscia. In quei momenti ci si ripete che nulla riuscirà mai a cambiare e che quella brutta figura sarà insieme alle altre già sperimentate, indimenticabile per noi e per l’altro.

E così, con la  paura di arrossire ed con il disagio ad essa associato, che ci si può ritrovare a dover gestire  un reale problema. Si mettono in discussione tutte le amicizie per il timore del giudizio, le uscite tra amici e conoscenti diventano sempre più rare e ci si trova a poter organizzare momenti di incontro solo se garantiti da “situazioni protette” es. la sera, con poca illuminazione, poche persone molto ben conosciute, magari con un telefonino sempre alla portata di mano, per poter sviare lo sguardo dell’altro, quando diventa troppo imbarazzate.  Questo disturbo compromette la vita di relazione, le amicizie e, rende ancor più difficile l’affrontare  qualsiasi situazione che causi ansia.

Il rischio è di isolarsi, chiudersi in se stessi e progressivamente evitare tutte quelle situazioni che possono portarci ad essere al centro dell’attenzione dell’altro. Ed è proprio qui che ritroviamo la difficoltà maggiore: la difficoltà di gestire l’impressione di essere sotto lo sguardo diretto dell’altro, che ci giudica per ciò che stiamo dicendo, per come appariamo, per come ci muoviamo.

L’idea del giudizio dell’altro è ciò che principalmente fa scattare questa reazione. Più ci impegniamo ad evitare brutte figure, più cerchiamo di essere forti, indipendenti  ed autonomi, più mettiamo a rischio la nostra tranquillità ed inneschiamo il meccanismo dell’ansia che porta ad arrossire.

Generalmente chi soffre di questo disturbo è fortemente convinto che l’altro, che lo guarda, che lo osserva mentre parla, abbia di lui un pensiero fortemente negativo e che non riesca a comprendere ciò che gli accade. E’ inoltre sicuro che come conseguenza della sua reazione emotiva eccessiva, sia impossibile per lui essere accettato come tutti gli altri poiché troppo debole, inferiore ed incapace. Questo spinge la persona che soffre di questo disturbo a trovare continui escamotage per gestire le diverse situazioni. E’ possibile ritrovare un atteggiamento mentale caratterizzato da perfezionismo, continui ragionamenti che si suppongono essere logici e in cui non c’è molto spazio per imprevisti, cambiamenti rapidi o improvvisazione. L’organizzazione di una dimensione del reale così fatta, porta a vivere con disagio profondo ogni nuovo evento e tutte quelle situazioni che non possono essere controllate contribuendo a rinforzare così le personali credenze in merito ad un mondo fatto di incomprensione, giudizio e fallimento.

Nelle situazioni in cui sentiamo minacciato il nostro equilibrio vengono scatenate una serie di  emozioni complesse come la paura che sono in grado di attivare in tutto il nostro organismo, sia dal punto di vista psichico che fisico, delle reazioni fisiologiche. Prendiamo in considerazione ad esempio ciò che avviene nel caso della paura.  Le ghiandole surrenali che contribuiscono a mettere in circolo nel flusso ematico diversi ormoni tra cui l’adrenalina, vengono attivate. Questo significa che come reazione alla presenza di adrenalina, si determina una vera e propria accelerazione dei tutti i processi somatici. Dal punto di vista psicologico, questa reazione fisiologica causa la sensazione netta, di una improvvisa accelerazione delle reazione  che si susseguono senza però avere più il controllo delle stesse e la conseguente sensazione di non poter più gestire ciò che succede. Tutto diventa molto veloce e rapido tanto da sembrare  impossibile o comunque molto difficile, controllare le diverse reazioni che si susseguono.

I vasi sanguigni si restringono e questo causa  l’innalzamento della pressione;  il sangue si concentra sugli organi vitali come il cuore, il cervello e i muscoli. La respirazione perde il suo normale ritmo diventando sempre più affannosa, questo causa iperventilazione e determinando la conseguente riduzione della quantità di ossigeno, nel sangue. La conseguenza di tutto ciò è come abbiamo visto, le palpitazioni, la sudorazione e una improvvisa pressione al torace.

Le manifestazioni fisiologiche che si possono registrare come correlate a questo disturbo generalmente sono: la paura di solito molto intensa che possa accadere proprio ciò che non si desidera, il battito cardiaco conseguentemente diventa piuttosto accellerato determinando così una sudorazione eccessiva che mette ancor più a disagio la persona. A questi effetti si può spesso aggiungere anche il tremore ed un profondo senso di impotenza che assieme al conseguente rossore del viso, fanno precipitare la persona nel disagio tanto temuto.

Di fatto, le reazioni fisiologiche che abbiamo visto essere messe in atto dal nostro organismo, e che sono tali da determinare l’effettivo rossore, non sono in grado di distinguere tra situazioni effettivamente pericolose o pensieri che classificano le situazioni come pericolose. Le reazioni fisiologiche, ossia il nostro cervello, non è in grado di distinguer tra eventi  che realmente possono determinare situazioni di pericolo, tanto da minacciare la nostra incolumità, da eventi che invece, minacciano il nostro equilibrio interiore andando a danneggiare la nostra già compromessa, autostima.

Ed è proprio qui che risiedono le radici di questo problema: la svalutazione delle nostre azioni ed in generale della nostra persona e l’eccessiva valorizzazione del pensiero che gli altri hanno di noi stessi sulla base delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. L’ansia rappresenta non tanto la risposta ad una situazione di pericolo fisico quanto piuttosto una reazione di incertezza profonda che si mette in atto quando le situazioni in cui ci sentiamo coinvolti, sono tali da determinare una minaccia alla nostra integrità e alla coerenza che abbiamo dato alla nostra esistenza. Generalmente è possibile individuare un primo episodio da cui poi si è attivato questo meccanismo e per il quale le preoccupazioni ed i pensieri disfunzionali ad esso associati continuano ad esistere nell’esperienza della  persona e l’accompagnano, rinforzandolo, in ogni singolo evento successivo. Non solo, la disfunzionalità dell’ansia è tale poiché diventa generalmente cronica ed intensa portando la persona a vivere come costantemente anticipati, i pericoli o le possibili minacce che la preoccupano così come è accaduto nel passato.

Lavorare per rafforzare la propria autostima significa migliorare le nostra fondamenta, significa  concederci la possibilità di essere noi stessi. In quest’ottica la possibilità di focalizzare il proprio vissuto corporeo ed emozionale in queste circostanze può aiutare a rimanere ancorati al presente riducendo progressivamente l’ansia ed aumentando l’esperienza di gestione delle proprie emozioni. Questo significa anche darsi la possibilità di trasformare il pensiero su di sé, migliorando i propri modelli mentali, i “ vecchi abiti mentali”, che riportano la persona continuamente a sperimentare il medesimo vissuto per poter trovare solo li in quei momenti un nuovo comportamento es. la prossima volta sarà diverso.

La possibilità di passare da una esperienza vissuta come completamente esterna poiché essenzialmente costruita sul rimuginare i fatti e le reazioni, ad una sperimentata come maggiormente interna, in cui si riconoscono le modalità di pensiero della propria mente, accrescendo il grado di consapevolezza di se stessi, ed aprendosi così alla possibilità reale di cambiamento.

Bibliografia

  • Boschi P., Sprugnoli L., ( 2000) Techinche per superare l’ansia e mantenere il self control , Demetra edizioni, Vr
  • Greenberg L., Paivio S., (2000) Lavorare con le emozioni in psicoterapia integrata , Sovera edizioni, Roma
  • Goldfierd M. (2000) Dalla terapia cognitivo comportamentale all’integrazione delle psicoterapie, Sovera edizioni , Roma
  • Meazzini P.  1996), Paura d’esami, come vincerla, FrancoAngeli, Milano
  • Segal,  V. Williams J.D.,  Teasdale J., (2006) Mindfulness, Bollati Boringhieri, Torino

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