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Ben-Essere

Riconoscersi attraverso l’altro

contatto fisico
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ben-essere

Se una persona non è accarezzata da qualche suo simile,

la sua mente si corrompe e la sua  umanità s’inaridisce
(Berne, 1970, 191)

L’uomo ha un bisogno innato di essere riconosciuto dall’ambiente esterno.
Numerose ricerche hanno dimostrato che la deprivazione sensoriale, sia nei bambini che negli adulti, provoca danni anche irreparabili. Uno dei primi studiosi a trattare questo tema, Renè Spitz, ha scoperto che i neonati, se privati a lungo di stimolazioni fisiche, possono sviluppare forme psicopatologiche che, in casi estremi, arrivano fino alla morte.
La mancanza di stimoli emotivi e sensoriali mette in moto una catena biologica che, attraverso uno stadio di apatia, può raggiungere stati degenerativi. Questi stimoli sono necessari per l’esistenza psicologica dell’uomo quanto lo è il bisogno di cibo. Egli, attraverso gli scambi sociali, soddisfa questo suo bisogno di riconoscimento, cioè quel particolare tipo di calore e di contatto umano sotto forma di azioni o parole.

La singola unità di riconoscimento è chiamata “carezza” (“stroke”) in analogia al contatto fisico nel lattante, in cui tale unità prende più letteralmente la forma di carezza. Il bisogno di carezze perdura per tutta la vita.
Un semplice scambio di saluto come “Ciao!” è una carezza con la quale riconosciamo o veniamo riconosciuti dall’altro.

Attraverso il riconoscimento esterno l’individuo ha la prova della sua esistenza, conosce sé stesso, le sue qualità e modi di essere.
Egli ha bisogno di avere confini per esistere fisicamente e psichicamente. Questi confini, che delimitano la sua identità, si formano nel contatto, nel rapporto con il mondo esterno e con se stesso. La carezza rappresenta la prova di questo rapporto.

La ricerca di riconoscimento assume molte forme e varia da individuo ad individuo.
Fin dall’infanzia le persone imparano a mettere in atto quei comportamenti efficaci per avere riconoscimenti che poi ripetono nel tempo, in questo modo rinforzano il comportamento che le ha prodotte. Loro fanno del tutto per averli perché hanno bisogno di una certa quantità di riconoscimenti per il loro benessere. Questa ricerca continuerà per tutto il resto della loro vita. Anche da grandi, anelano ancora un contatto fisico ed anche se imparano a sostituirlo con forme simboliche di riconoscimento, si sentono deprivati se non ricevono le carezze di cui hanno bisogno.

Le carezze hanno diversi vantaggi per l’individuo in quanto alleviano la tensione, lo allontanano da situazioni nocive e mantengono l’equilibrio psico-fisico che egli ha già raggiunto.

Nel corso del tempo ogni persona sviluppa un suo stile personale di dare e ricevere carezze fondato su quella che è la propria posizione esistenziale. Quando si ha una carenza di riconoscimenti la persona adotta una propria modalità di amministrazione che gli permette di gestire al meglio il proprio patrimonio dosando la quantità di riconoscimenti che si ricevono e quelli che si danno.

Sono state individuate cinque regole restrittive, riguardo al dare e prendere carezze, che vengono insegnate a molti bambini e che si continuato a seguire nell’età adulta:
1) non chiedere carezze se ne hai da dare;
2) non chiedere carezze quando ne hai bisogno o le desideri;
3) non accettare carezze anche se le desideri;
4) non respingere carezze quando non le desideri, o anche se non ti piacciono;
5) non accarezzare te stesso.
Queste regole costituiscono la base di quella che viene chiamata “l’economia delle carezze”.
I genitori tendono ad insegnare alcune o tutte queste regole ai figli in un certo senso per avere più controllo su di loro. Insegnano che le carezze sono in quantità limitata. Essendo fondamentali ed essenziali per la sua crescita, il bambino ben presto imparerà ad ottenerle comportandosi nei modi richiesti dai genitori.
Gli adulti continuano in modo inconsapevole a seguire queste regole, pagando il prezzo di una vita parzialmente deprivata, con limitati scambi affettivi e un dispendio di energie alla ricerca di carezze ritenute erroneamente esigue. In questo modo il loro bisogno di riconoscimento rischia perennemente di rimanere insoddisfatto.
E’ necessario che la persona si dia il permesso di violare queste regole implicite al fine di imparare a scambiarsi carezze in maniera più autentica e più appagante.

Dare carezze è positivo, così come riceverle liberamente. Le carezze chieste hanno la stessa importanza delle altre, il fatto di chiederle può aumentare la probabilità di riceverle. Non si è obbligati a dare carezze, bisogna stabilire una onesta gestione delle carezze.

Tipologia di carezze

Le carezze assumono diverse forme. Possono essere verbali, visive, fisiche o simboliche.
La fonte può essere esterna, quando si ricevono dalle altre persone, oppure interne, quando sono autoprodotte per esempio con ricordi, idee, fantasie e sono il risultato di modalità per lo più di tipo solitario e interiore.

Inoltre hanno una loro qualità che può essere di tipo condizionata o incondizionata. Le carezze condizionate sono rivolte al fare, a ciò che la persona fa, quelle di tipo incondizionate sono invece rivolte all’essere, cioè a quelle caratteristiche della persona che esistono naturalmente, alle sue qualità naturali.
Una carezza incondizionata di vita è l’autoriconoscimento di se stessi, di esserci nel qui ed ora, liberi e coscienti del proprio passato e protesi verso il futuro (“Io-ci-sono”). Le persone disturbate hanno spesso un problema legato proprio all’autoriconoscimento.

Le carezze vengono classificate come positive o negative.

Le carezze positive trasmettono il messaggio “tu sei ok” stimolando la crescita e la fiducia in sé stessi, sono gradite, piacevoli e generalmente producono benessere alla persona. Il messaggio delle carezze negative, invece, è  “tu non sei ok” messaggio che lascia una sensazione spiacevole. Spesso si considerano le carezze positive, come buone e quelle negative, come cattive. In realtà, il bisogno di carezze si basa sul bisogno di riconoscimento. Se si censurano intere aree di comportamento di un’altra persona che consideriamo negative, in favore solo di quelle positive, le diamo un riconoscimento che è solo parziale.

Un’ultima descrizione cataloga le carezze di seconda mano e le carezze delle fate.

Le memorie sono carezze di seconda mano, in situazioni estreme, per esempio quando ci si trova in prigione questo tipo di carezze può essere una salvezza. Le carezze delle fate sono i sogni ad occhi aperti o le fantasie, per essere definite tali non devono essere mai esistite. In ultimo troviamo le carezze che sono legate alla tecnologia, per esempio le lettere o i messaggi registrati (carezze in scatola), le telefonate e i messaggi personali (carezze a lunga distanza) e le fotografie (carezze congelate).

Riferimenti Bibliografici

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