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Infanzia e Adolescenza

“Troppa rabbia, che paura!”. Riconoscere, comprendere e contenere la rabbia nei bambini.

La rabbia nei bambini
Davide Viola Davide Viola Formia (LT)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3473106781

La rabbia nei bambini

Partendo dalle ricerche e dagli studi di Margot Sunderland e di Rosemarie Portman, operatrici nel campo dell’educazione affettiva, l’articolo descrive le possibili cause della rabbia nei bambini e suggerisce strategie di contenimento e comprensione.

La rabbia è una considerevole disorganizzazione del sé, una vera e propria agitazione della mente e del corpo. Durante uno scoppio di ira, il livello di eccitazione nel corpo e nella mente del bambino è talmente alto da essere inevitabilmente scaricato, verbalmente e/o fisicamente. Alcuni bambini hanno frequenti scoppi di ira e mordono, picchiano, imprecano, gridano, allo scopo di scaricare l’intensa tensione che sentono nel corpo e nella mente.

Ma chi sono i bambini arrabbiati?

  • I bambini che picchiano, gridano, calciano, feriscono, mordono.
  • I bambini che hanno perso il controllo di loro stessi.
  • I bambini che hanno frequenti scoppi di ira e di rabbia, senza motivo.
  • I bambini aggressivi che agiscono senza riflettere sulle proprie emozioni e azioni.
  • I bambini che agiscono in modo impulsivo.
  • I bambini che non sono in grado di tollerare le frustrazioni.

Le cause che possono portare un bambino a sperimentare frequentemente la rabbia sono molteplici. Margot Sunderland, insegnante e psicoterapeuta, elenca le seguenti possibilità:

  • quando l’amore o il bisogno vengono minacciati in modo continuo e traumatico, molti bambini assumono un atteggiamento rabbioso nei confronti della vita;
  • la perdita di una persona amata, per abbandono o per morte, può causare rabbia e irritabilità;
  • un genitore a volte presente e affettuoso, a volte no, può suscitare rabbia in quanto il bambino è costretto in uno stato di stimolazione emotiva e corporea, dovuto alla speranza di una vicinanza futura, e poi alla frustrazione della delusione;
  • un bambino il cui genitore è sempre arrabbiato vive in continua allerta, in attesa del prossimo scoppio di rabbia; essere impulsivi in un ambiente abusivo è una vera e propria forma di adattamento;
  • un’infanzia di botte, violenze verbali e grida può consolidare nel bambino un circuito ininterrottamente attivato di rabbia;
  • l’essere testimone di violenze domestiche; un bambino che vede il padre picchiare la madre (o viceversa) trattiene il proprio dolore e la paura, assumendo un atteggiamento difensivo-aggressivo;
  • modelli educativi che si basano sul far provare vergogna a un bambino attivano circuiti rabbiosi e rancorosi. L’origine della rabbia deve essere cercata nell’esperienza infantile di tragica disperazione del trovarsi vis-à-vis con un genitore umiliante. Tale disperazione è fonte di un dolore intollerabile, in quanto vera e propria minaccia per la continuazione e l’esistenza del Sé, ed evoca quindi la più forte difesa possibile dello stesso Sé, sotto forma di rabbia (Sunderland, 2008).

Sempre la Sunderland descrive quattro fondamentali funzioni regolatrici “adulto-bambino”, per un bambino pieno di rabbia:

1.      Sintonizzarsi con l’intensità delle emozioni del bambino, ovvero rispondere all’intensità delle emozioni del bambino con un’appropriata espressione del viso e il giusto tono di voce, per mostrargli che si percepisce limpidamente la qualità e la forza di quello che prova.

2.      Convalidare la sua esperienza, ovvero offrire al bambino l’esperienza di una comprensione profonda, un riconoscimento di quello che lui è e di quello che prova.

3.      Contenere il bambino e le sue emozioni, ovvero riuscire ad essere sufficientemente calmi, forti e gentili per andare oltre le facoltà emotive del bambino di elaborazione della sua sofferenza.

4.      Calmare il bambino, ovvero tranquillizzarlo con un tono morbido e un tocco gentile (Sunderland, 2008).

La rabbia è spesso attivata quando i propri bisogni non sono soddisfatti. I bisogni fondamentali dei bambini sono:

  • il bisogno di valere qualcosa;
  • il bisogno di essere accettato;
  • il bisogno di appartenere a qualcosa e a qualcuno;
  • il bisogno di essere amato.

Riconoscere il movente della rabbia è il primo passo per gestire il comportamento del bambino. Si tratta di offrire la possibilità di vedere soddisfatti i propri legittimi bisogni.

Rosemarie Portman ha elaborato una serie di giochi cooperativi per insegnare ai bambini la gestione della propria rabbia. Di seguito verranno descritti alcuni giochi; per approfondimenti si rimanda al testo in bibliografia.

1. L‘escluso

I bambini si muovono in una stanza e quando si incontrano si salutano, si stringono la mano, si scambiano qualche parola. A turno, un bambino, previo accordo, rappresenta l’escluso, cioè sarà sempre ignorato. Il suo compito sarà di farsi accogliere dal gruppo e il gioco finisce quando l’escluso riesce a parlare o a stringere la mano a qualcuno.

2. Non rubare il mio posto!

I bambini si siedono in cerchio, con al centro una sedia. Un bambino prende posto sulla sedia e per 5 minuti deve difenderla da un altro che cerca di contendergliela verbalmente; sono vietati gli atti fisici. Successivamente si scambiano i ruoli.

3. Sono arrabbiato come una bestia!

Ai bambini viene chiesto di immaginare di essere un animale. Inizialmente l’animale è pacifico e non ha intenzioni cattive, successivamente incontra un altro animale con il quale tempo fa ha avuto uno scontro e con il quale è ancora molto arrabbiato. Ai bambini viene chiesto di scrivere o disegnare la propria continuazione della storia.

4. Quello che mi dà fastidio è…

Ai bambini viene chiesto di disegnare un cerchio e di scrivere al suo interno tutto quello che dà loro fastidio. I disegni vengono confrontati e discussi in gruppo al fine di trasmettere la conoscenza di ciò che dà fastidio ai singoli e li fa reagire con rabbia.

5. Scoppiare di rabbia

I bambini ricevono un palloncino e lo gonfiano. Poi ciascuno immagina una situazione che potrebbe portarlo a scoppiare di rabbia e lo disegna su un foglio. I bambini cercano a turno di scoprire cosa provoca la rabbia di un altro bambino a sua scelta. Chi indovina deve far scoppiare il palloncino del compagno.

6. Il punto di esplosione

I bambini rispondono alle seguenti domande, scritte su un cartellone:

Quando mi sento arrabbiato, io….

La cosa che mi fa più arrabbiare è…

Quando mi arrabbio penso che…

Il mio migliore amico mi fa arrabbiare quando…

Quando gli altri sono arrabbiati, io…

Rispondere a queste domande può essere utile per riflettere e smaltire la tensione.

7. Quando sono arrabbiato…

I bambini disegnano ciò che fanno per sbarazzarsi dalla propria rabbia. I disegni vengono confrontati e discussi in gruppo al fine di trasmettere la conoscenza di ciò che può essere fatto per gestire la rabbia.

8. Biglietti antirabbia

Dopo uno scatto di rabbia è difficile scusarsi e tornare a giocare insieme. Può essere utile creare dei biglietti antirabbia con dei messaggi di pace. I biglietti stanno sempre in un angolo della stanza, in attesa di essere utilizzati. Ciascun bambino in caso di necessità può farne uso per inviare un messaggio di pace ad un altro bambino (Portman, 2007; Viola, 2010).

Bibliografia

Portman R (1997), Anche i cattivi giocano. Giochi per gestire l’aggressività, La Meridiana, Molfetta.

Sunderland M (2008), Aiutare i bambini… pieni di rabbia o odio. Attività psicoeducative con il supporto di una favola, Edizioni Erickson, 2008.

Viola D (2010), I disturbi del comportamento nei bambini. Iperattività, comportamento dirompente, rabbia e aggressività, Edizioni UNI Service, Trento.

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