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Ben-Essere

Trasformare la propria vita in un racconto

Il proprio benessere scrivendo
linda-pecchioli-psicologa-sesto fiorentino Linda Pecchioli Sesto Fiorentino ()
Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ansia e Depressione, Ben-essere
Cell.: 3471702930

 

Scrivere un racconto o una poesia quando si è in un momento difficile, immaginare di essere altro da sé per raccontarsi e ri-raccontarsi su un piano simbolico.
A cosa serve?
A più di quanto possiate pensare!
Scrivere in fiaba un certo momento o stato d’animo, serve per “sviluppare”, rendere “potenti” e sensibili la nostra mente ed il nostro cervello. Tradurre in metafora la propria autobiografia, vuol dire unire la realtà con la produzione fantastica, costruire un ponte fra il nostro mondo interiore e quello che ci circonda. La creatività, infatti, utilizza i materiali forniti dalla realtà per ricombinarli in schemi diversi e modalità nuove facendo collaborare l’emisfero destro (creatività) e quello sinistro (logica) del nostro cervello.
Raccontarsi come in una fiaba consente di agire i conflitti e di prefigurarsene le soluzioni, di aprire a diverse spiegazioni ed interpretazioni personali, creare nuove connessioni e suggerire congetture con possibilità di sviluppo.
Il fatto di tradursi in personaggi di un racconto permette di riflettere su se stessi attraverso immagini/specchio e di correre accanto a loro attraverso le affascinanti vicende della storia: nel racconto possiamo essere un oggetto, un albero, un animale, una stagione, tutto quello che vogliamo e far sì che le vicende ci coinvolgano fino a trovare la risoluzione.
Attraverso la fiaba possiamo dialogare con le nostre ombre interiori, con le nostre paure, trasformandole in mostri che il protagonista sconfigge dopo aver attraversato prove e peripezie. Possiamo percepire e dialogare quindi con il nostro conflitto interno per capire quali siano i bisogni e le esigenze delle nostre parti nascoste, per poter con queste discutere e negoziare, integrandole a nuovi livelli.
“Per poter vivere il futuro senza disperarsi, occorre poter immaginarsi: vedersi, “sentirsi”, provare a pensarsi in una situazione nuova, percepirne i rischi e le prove da affrontare,  trovando, all’interno dello scenario prospettato, elementi di risorsa: “aiutanti” o oggetti magici che ci permettano di affrontare ciò che ci sembra a prima vista difficilmente superabile.”
Riscrivere la propria storia in chiave fiabesca permette di rivedere le cose da un punto di vista distaccato, per “rielaborare quel che è successo rendendolo storia e non passato-subìto”.

Pensate allora alla favola che più vi piace, che vi è più rimasta impressa fin da bambini, raccontatevela, o meglio, prendete un pezzo di carta e scrivetela. Se siete creativi, come sicuramente siete, scrivetene una senza pensare a quanto dovete essere bravi, anzi, senza pensare troppo alla sintassi, alla forma, alla grammatica. Poi rileggetela e chiedetevi quale parte di voi racconta, quanto racconta della vostra vita e del modo che avete di affrontarla, ne rimarrete meravigliati!
Scrivete dunque quando vi sentite confusi, incastrati, senza via d’uscita, doloranti, impauriti, ma anche felici, appagati ed ispirati, e scoprirete che quel personaggio, infondo, siete voi.

Vi invito anche a leggere il libro da cui ho preso spunto per questo articolo “Guarire con le fiabe”, Variano M., Ed. Meltemi.

Buona Storia.

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