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Quando un bimbo nasce sordo

Quando un bimbo nasce sordo
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

 

Quando un bimbo nasce sordo

I bambini sordi che nascono all’interno di una famiglia udente sono quasi il 95% dei casi, e la scoperta di questo deficit è un momento di forte dolore per i genitori, in quanto, oltre al crollo delle aspettative e degli investimenti emotivi che avevano costruito intorno al nascituro, si sentono anche invasi dalla paura che il loro bambino crescerà nell’isolamento.
Essendo poi  la sordità un handicap nascosto, c’è da considerare il fatto che i genitori non fanno questa scoperta immediatamente, ma di solito solo dopo alcuni mesi dalla nascita, dopo aver osservato nei comportamenti del figlio qualcosa di strano come:
•    non si gira se viene chiamato
•    non capisce bene quello che gli viene detto
•    non fa nessun movimento allo sbattere di una porta.

Iniziano allora i primi sospetti e le prime ricerche che spesso conducono alla diagnosi definitiva di sordità. In questo scenario, oltre ad avere un ruolo importante il modo in cui il medico comunica la diagnosi, influiscono anche altri fattori quali: la personalità del genitore, la sua storia, nonchè l’ordine di nascita del bambino, ossia se è primogenito o no, ma in qualsiasi caso la ferita è grande con reazioni che vanno dalla rabbia, all’ impotenza, al senso di colpa.
Diversa è invece la situazione del bambino che nasce in una famiglia di sordi, in cui l’ambiente è sicuramente più preparato ad accogliere il bambino. Tutto è meno traumatico, la stessa scoperta della sordità non è una sorpresa e non viene vissuta in modo drammatico in quanto i genitori sordi sanno che questo deficit non comprometterà la vita del loro figlio e inoltre non si presentano problemi nella comunicazione perché riescono da subito e senza difficoltà a comunicare con lui.

I genitori udenti invece devono fare i conti con la diversità del loro bambino e il cammino verso l’accettazione del deficit è spesso molto lungo e caratterizzato dalla frustrazione continua nel vedere di non essere capiti e di non comprendere quello che il figlio vuole dire.

Molto spesso ciò che manca a questi genitori è uno spazio per loro, uno spazio di sostegno per le paure, il disorientamento, la delusione e in cui venga dato ascolto ai loro dubbi ma anche alla loro necessità di comprendere e di saperne di più, per poter fare delle scelte consapevoli riguardo a tutto l’iter necessario per il loro bambino. Fornire loro questo spazio e  sostenerli  in questo lungo percorso è invece molto importante, per cominciare anche ad investire su quel bambino, considerando la sua diversità, accettando i suoi limiti e rispettando la sua vera identità. Succede spesso che i genitori udenti non riescano ad abbandonare completamente la speranza di rendere udente il loro bambino e questo è dovuto anche al fatto che, non di rado, vengono rassicurati dal logopedista sul fatto che il bambino parlerà bene.

In realtà, soprattutto nel caso delle sordità profonde, non solo parlare bene è un obiettivo che non si raggiunge quasi mai del tutto, ma puntare solo sull’esercizio alla parola significa non tenere conto degli aspetti psicologici e sociali della sordità, che invece hanno un peso molto importante per qualità della vita. Aiutare i genitori a vedere il figlio per quello che è, considerando i suoi limiti e le sue risorse, è dunque molto importante per garantirgli uno sviluppo sano, in quanto l’atteggiamento dei genitori verso la sordità influenza non solo il rapporto che loro hanno con lui ma anche lo sviluppo della sua fiducia in sé stesso e il processo di costruzione della sua identità.

Bibliografia:
–    Maragna S., (2000; nuova edizione 2008), La sordità, Hoepli, Milano

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