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Emozioni

Quando si perde una persona cara: dare voce al dolore

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cristina Cristina Pecorari Velletri (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3804653634

La perdita di una persona cara che amiamo è una esperienza sconvolgente, che mette in discussione i punti di riferimento su cui basavamo la nostra esistenza, sovvertendo le nostre regole e la nostra organizzazione di vita.

Accettare che una persona cara non sia più presente nelle nostre vite è una delle prove più difficili che la vita ci pone davanti.

“La morte trasforma ogni istante in un elemento di vuoto, assenza di qualcosa che riempiva i tuoi pensieri, ed ora non c’è più”. (Stephen Littleword)

Non è raro voler rimanere attaccati a quel vuoto lasciato dalla perdita, conservarlo, perché l’unico che può tenerci in contatto con la persona perduta. La morte è un evento inevitabile della vita, universale, eppure ogni volta ci coglie impreparati, anche quando è la conseguenza inevitabile di una lunga malattia. Viene caricata di significati emotivi molto forti e diversi a seconda del contesto culturale di appartenenza. Nella nostra società orientata alla gioventù, alla bellezza, al successo, razionalista e impostata materialisticamente, che ci chiede di mantenere un contegno nel lutto, di non piangere, di ritornare subito “come prima”, la morte viene considerata tabù al punto che spesso non se ne può parlare.

Tutt’altro significato, invece assume nelle società orientali, dove essendo sviluppata una maggiore consapevolezza spirituale, è normalizzata come parte della vita. Secondo il buddismo Zen, l’impermanenza è lo stato di continua mutevolezza delle cose, è il loro stato naturale. Secondo questo principio le cose, le persone che amiamo non sono eterne ma possono da un momento all’altro non essere più accanto a noi. Seppur identico il dolore per la perdita della persona amata, l’accomiatamento in questi contesti viene agito in maniera più sintonica a sé.

Dopo la perdita di una persona si possono sperimentare stati emotivi legati allo sconforto, alla vulnerabilità, alla perdita del senso dell’esistenza. Da un momento all’altro ci si può trovare in balia di sentimenti intensi, contraddittori o in una spaventosa paralisi emotiva.

Il vuoto, il dolore che invade una persona colpita da un lutto può variare da persona a persona ed ogni lutto è diverso ma per ognuno si possono individuare delle fasi che si susseguono nella stessa sequenza.

Mi preme sottolineare, tuttavia, che i passaggi da una fase all’altra nel processo di elaborazione possono alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo e con diversa intensità. Nonostante, infatti, si possano delineare delle fasi generali nell’elaborazione della perdita, il modo in cui le emozioni si manifestano è soggettivo, essendo legato al proprio modo di essere, alle proprie credenze, alle proprie esperienze di vita e alla natura della perdita.

Ci sono alcuni luoghi comuni su come si dovrebbe reagire ad un lutto:

  • se non si piange vuol dire che non si è dispiaciuti per la perdita;
  • se il dolore si ignora, andrà via più velocemente;
  • bisogna essere forti di fronte la perdita.

Luoghi comuni tutt’altro che veritieri che finiscono con l’aumentare la confusione della persona coinvolta nel lutto, che può sentirsi disorientata nel provare alcune emozioni piuttosto che altre e può interrogarsi su quale sia la reazione giusta da avere, finendo col considerarsi anche colpevole, irrispettosa nei confronti della persona cara, qualora non stia reagendo nel modo considerato “giusto”.

Ognuno ha il suo personale modo di reagire! La reazione più consueta alla perdita è il pianto, ma non l’unica reazione, alcune persone possono vivere e mostrare il loro dolore in altre modalità. Ciò che sicuramente è importante è affrontare il dolore e tutte le emozioni per permettere alla ferita della perdita di cicatrizzarsi.

Kübler-Ross, psichiatra svizzera, descrive cinque fasi per l’elaborazione del lutto:

1° fase – Negazione: una fase caratterizzata da shock, incredulità, confusione, torpore, che, in genere, segue immediatamente la scomparsa. La perdita viene negata, un normale meccanismo difensivo attuato per sopravvivere al dolore: si parla della persona come se fosse ancora presente, si può cercarne la presenza, aspettandosi di vederla comparire. Chi ha subito la perdita non capisce come potrebbe andare avanti e soprattutto perché dovrebbe farlo.

2° fase - Rabbia: fase caratterizzata da frustrazione, ansia, irritazione. Il soggetto è in collera con tutto e tutti: può provare rabbia verso se stesso, gli altri, Dio o il destino. È arrabbiato perché tutti i suoi sforzi di ricongiungimento non hanno prodotto il risultato atteso e ciò lo fa sentire profondamente tradito e abbandonato. La rabbia, per quanto possa sembrare senza fine, è funzionale al processo di guarigione. È l’unica emozione a cui aggrapparsi che ha lo scopo di coprire quello che ancora non riesce ad affrontare, la profonda tristezza legata alla perdita. La rabbia permette di sopportare il vuoto per la perdita subita ed è necessario sentirla, solo così potrà iniziare a scomparire.

3° fase - Negoziazione: si cerca un senso e una spiegazione di quanto accaduto. La persona comincia a riconoscere la perdita e prova a patteggiare, “Se potessi…”, “Se avessi…” nel tentativo disperato di far tornare le cose come erano prima. Rendendosi conto che non è possibile, cade preda dei sensi di colpa: “avrei potuto comportarmi in modo diverso”, “avrei potuto non dire quella cosa”, “avrei potuto fare di più”.

4° fase – Depressione: in questa fase la persona è più consapevole dell’accaduto e della tristezza ad esso associato. Si arrende emotivamente e psicologicamente alla situazione e prova un intenso dolore per l’ineluttabilità della perdita. Questa fase, che potrebbe sembrare la peggiore, va rispettata e assecondata, costituendo una normale risposta al dolore.

5° fase – Accettazione: È la fase del distacco emotivo e dell’apertura a nuove possibilità. La persona smette di lottare ed inzia a riorganizzare la propria vita, a predisporsi a nuove esperienze. Accettare la perdita non vuol dire far finta che tutto vada bene, che i ricordi della persona cara e di quanto condiviso insieme vengano cancellati. Accettare la perdita vuol dire riconoscere consapevolmente che le cose sono cambiate, vuol dire lasciare spazio alla tenerezza e ai ricordi della persona cara per conservarli per sempre nel proprio cuore ma lasciando spazio a tutto quello che la vita continuerà a dare.

“E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.” (Tiziano Terzani)

La ferita aperta dal lutto richiede tempo, cura e dedizione per potersi sanare. È importante liberare, vivere tutte le emozioni, dare voce al dolore e con esso a tutte le emozioni per permettere al nostro cuore e alla nostra mente di risollevarsi. Il dolore ha bisogno di essere ascoltato!

Elaborare il lutto implica un cammino che porterà a riorganizzare se stessi e la propria esistenza su nuove basi, qualora ci si accorga di rimanere “congelati” in una delle prime quattro fasi precedentemente descritte, qualora si abbia la sensazione che il dolore stia aumentando, si abbiano pensieri o ricordi intrusivi della persona amata oppure si evitino tutte le situazioni o cose che la ricordano, anche a distanza di tempo, può essere utile chiedere un aiuto rivolgendosi ad uno psicologo che può sostenervi nell’attraversare le dolorose fasi della perdita, accompagnandovi con empatia nell’elaborazione dei vissuti ad essa associati.

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