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Gioco

Quando il “gioco” fa soffrire

azzardo
foto piccola Monica Valli Roma (RM)
Psicologo
Aree di Competenza: Ben-essere, Dipendenze

Newslot, bingo, lotto, casinò, calcio scommesse, ippica, lotterie nazionali, gratta e vinci, win for life ecc. ecc. nonché un canale televisivo interamente dedicato al gioco, PokerItalia 24,  attraverso il quale i telespettatori inchiodati allo schermo possono seguire i vari Vip dello spettacolo e dello sport sfidarsi a colpi di cuori-quadri-fiori-picche

Si stima che in Italia siano 700mila i giocatori compulsivi. L’1,5-3 % circa della popolazione italiana sarebbe infatti colpita da Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), con un periodo d’esordio riscontrabile nella fascia di età che va, molto frequentemente, dall’età adolescenziale sino ai 40 anni. Si assiste, dunque, ad una sempre maggiore diffusione di condotte di dipendenza senza sostanze, ovvero dipendenze da comportamenti come appunto il GAP. Forme di dipendenza patologica create non da sostanze psicoattive ma da altri oggetti o da altre attività caratterizzate da proprietà gratificanti e rinforzanti la motivazione dell’individuo.

Poter spiegare come da una condizione di eccitazione e divertimento legata al gioco si possa passare ad una condizione di sofferenza legata al gioco patologico è sicuramente molto complesso.

Giocare d’azzardo è un comportamento abituale e riscontrabile in tutte le culture fin dai tempi antichissimi. L’origine etimologica della parola “azzardo” deriva dal francese hazard, che a sua volta deriva dall’arabo az-zahr, cioè dado.

A chi non è capitato almeno una volta nella vita di provare il piacere e l’eccitazione del gioco con i dadi, le carte, il biliardino, la tombola ecc. Ed è proprio perché si tratta di un comportamento diffuso e accettato culturalmente che emergono spesso forti perplessità e accesi dibattiti sui confini tra divertimento e dipendenza, tra normalità e patologia. Come accade per le sostanze stupefacenti, anche nell’ambito del gioco si può sviluppare, infatti, un comportamento di dipendenza.

E’ ormai ampiamente dimostrato  come, ad esempio, nell’ambito degli investimenti di tipo economico il nostro cervello, nell’operare delle scelte,  sia guidato non da processi razionali astratti e basati sulla conoscenza e applicazione di calcoli probabilistici, ma piuttosto da una serie di fattori psicologici, emotivi, intuitivi affettivi, percettivi che sfuggono al controllo razionale.

In particolare si è potuto constatare che a livello neuronale esiste, ad esempio, una reazione a catena dell’euforia. Così, nel caso del gioco d’azzardo – e ciò vale anche per chi fa speculazione in Borsa, o comunque si trova davanti ad un rischio economico con possibilità di guadagni – l’euforia di un rischio precede ed è più forte rispetto alla valutazione delle conseguenze negative. Dunque “azzardo” per il semplice piacere del rischio; accade che in quel momento si viva in uno “stato” che è “altro” da sé, una realtà “altra” che permette di vivere una avventura, una sfida, o di sognare “un magico cambiamento della propria vita”.

Succede, dunque, che nel gioco d’azzardo patologico si abbia la comparsa del desiderio compulsivo di giocare, caratterizzato da sintomi di assuefazione, tolleranza, astinenza e numerosi problemi gioco-correlati: debiti, ipoteche, conflitti coniugali, isolamento sociale, depressione e rischio di suicidio, perdita del posto di lavoro, microilleciti per procurarsi il denaro ecc., con conseguenti ripercussioni sull’intera collettività e pesanti costi socio-sanitari.

Il Gioco online e i giovani

Mentre le sale bingo e le scommesse tradizionali sembrano in calo, il gambling online è in pieno boom. Nel nostro paese, infatti, partecipare a tornei di poker online con vincite in denaro è diventato legale.

Tuttavia il controllo della Rete rimane sempre e comunque difficilissimo, e il rischio di incorrere in truffe, finendo per perdere anche importanti somme di denaro, è sempre presente soprattutto tra i  giovani.          Nella trappola del gioco d’azzardo online cadono, infatti, sempre più giovani e giovanissimi, attirati dal desiderio di poter provare quel brivido eccitante, che sembra non avere limiti temporali poiché l’accessibilità alla rete è possibile a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ciò comporta, inoltre, il serio rischio di arrivare ad isolarsi fino ad un totale stato di alienazione dal contesto reale.

Spesso i genitori con figli adolescenti tendono a sottovalutare questo tipo di problematica forse perché preoccupati più dallo spettro della droga, e dunque più attenti a controllare che i propri figli non incorrano nell’uso abuso di sostanze stupefacenti, piuttosto che su quello del gambling online. Eppure anche in questo caso il ruolo svolto dai genitori è di fondamentale importanza. Alcune indicazioni molto utili potrebbero essere quelle di non acquistare ai propri figli oggetti, riguardanti ad esempio il mondo del poker o dei casinò, che potrebbero stimolare in loro la voglia di giocare d’azzardo, né tantomeno regali che possano permettere loro di realizzare vincite in denaro, come ad esempio i gratta e vinci.

Il ruolo dello  Stato

Casinò costruiti di fronte alle scuole, slot machine nelle metropolitane, gratta e vinci dentro le poste, sale giochi con annesso bar e musica dal vivo, insomma il mercato dei “giochi d’azzardo” ha portato ad una ampia e crescente offerta di giochi, di diverse modalità di gioco e di maggiori occasioni e luoghi per giocare. Le opportunità per gli individui di entrare in contatto con questo mondo sono quindi cresciute in maniera esponenziale e così anche il conseguente rischio di favorire la diffusione del GAP.

La liberalizzazione del mercato dei giochi ha permesso entrate tributarie importanti che hanno sicuramente contribuito a migliorare la difficile situazione in cui versano le casse statali.  Siamo, dunque, di fronte alle contraddizioni di uno Stato ormai sempre più “biscazziere”, che da una parte vuole contrastare le forme illegali di gioco ma dall’altra sostiene comunque la legalizzazione e la diffusione di tale attività, anche con massicce campagne pubblicitarie che promuovono il gioco d’azzardo legalizzato.

Sembra che il ricorso al gioco abbia soddisfatto funzioni di tipo ludico nei momenti di diffuso benessere e di tipo compensativo nei periodi di crisi.  Così, proprio in tempo di crisi economica e sociale, come quella che stiamo attraversando attualmente, la possibilità di vincite facili attraverso il gioco diventa un modo per poter sperare in una vita migliore, quando purtroppo lo Stato non lo garantisce più.

E’ chiaro come tutto ciò non può che non essere in evidente contrasto con politiche di prevenzione e di riduzione dei danni da GAP e dalle sue gravi ricadute sociali, anche in termini di costi sanitari.

Fonti

Rigliano P., 1998, Indipendenze. Alcol e cibo, farmaci e droghe, comportamenti di rischio e azzardo: le relazioni di dipendenza, Gruppo Abele Edizioni

www.ilfattoquotidiano.it

www.repubblica.it

Report , trasmissione RAI Tv dell’8/05/2011

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