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Quando il bullo lascia il segno…

BULLISMO
bernardetta-morgante-psicologo-l-aquila Bernardetta Morgante Magliano dei Marsi (AQ)
Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 328-2763519

BULLISMO. Rimbalzano nelle cronache di questi giorni notizie di violenza provenienti dalle scuole. Dallo Steiner di Torino, in cui un ragazzo è stato marchiato a fuoco da un suo compagno, da Milano, dove alcuni studenti hanno ferito gravemente una professoressa con una pistola…

Sono giorni di ordinaria follia?

Probabilmente no. Si sono forse accesi i riflettori su un problema che troppo spesso aleggia nelle nostre scuole.

Lo chiamano “bullismo”… ma che cos’è?

Con questo termine ci si riferisce di solito in modo generico agli episodi di violenza che si verificano nel contesto scolastico.
Spesso viene definito come una sorta di “mobbing scolastico”.
In realtà per parlare di bullismo occorre che vengano soddisfatti alcuni criteri, come l’intenzionalità dell’atto, la ripetizione nel tempo di atti di violenza, sia fisica che non, nei confronti di qualcuno che per motivi diversi è più debole.
Le modalità sono varie: percosse, intimidazioni, diffamazioni, minacce…

Quando è bullismo…

Così come non si possono definire ancora bullismo gli scherzi e gli screzi tra compagni, non possono più chiamarsi bullismo gli episodi che assumono una gravità tale da costituire un reato, che entra quindi nei circuiti giudiziari.
Resta comunque un comune denominatore: la violenza. Quand’anche non ci fossero tutte le condizioni per parlare di bullismo nel senso proprio del termine, resta una situazione di disagio dall’una e dall’altra parte: dalla parte della vittima, che sperimenta spesso la paura e l’impotenza, e dalla parte del bullo, che forse con il suo comportamento vuole lanciare un messaggio.

Fanno pensare le parole di Saverio, lo studente dello Steiner: “Mi hanno aggredito senza un motivo. Semplicemente ero il più facile da colpire. Durante il cambio fra la prima e la seconda ora, in classe c’era la solita confusione. Io ero seduto al mio posto, stavo facendo un disegno. Lo giuro, ero tranquillo. Ho solo commesso l’errore di non guardarmi alle spalle”. Sembra quasi volersi scusare di una colpa che sente; ma la scuola non dovrebbe essere un posto sicuro, dove i ragazzi vanno per imparare e per stare bene insieme ai loro compagni? Se si sente il bisogno di “guardarsi le spalle”, evidentemente così non è, o almeno così non viene percepito.

La vittima viene accuratamente scelta; è la persona attraverso la quale il bullo può dimostrare agli altri, e anche a se stesso, la sua forza e la sue capacità. I motivi che orientano la scelta posso essere tanti: diversità fisica, timidezza, scelte comportamentali…

E’ importante non far sentire isolati questi ragazzi, e dargli gli strumenti per fronteggiare la situazione. I principali sono:

  • Saper chiedere aiuto: scegliere tra gli insegnanti, gli amici, i genitori le persone che possano fornire un aiuto concreto. Il silenzio e il senso di colpa non aiutano, anzi continuano ad alimentare il circolo vizioso.
  • Sviluppare l’assertività, competenza che consente di esprimere chiaramente le proprie idee ed opinioni, senza sfociare nell’aggressività. In questo modo non esisterebbe più l’aggancio per il bullo per sopraffare l’altro.

Chi è il bullo?

Sotto l’arroganza, la prepotenza ostentata, spesso si celano solitudine e voglia di farsi ascoltare. Attraverso questa modalità riesce ad avere una sensazione di potenza ed efficacia.
Hanno una funzione importante:

  • l’inferiorità fisica o psicologica della vittima
  • il gruppo di riferimento, i cosiddetti “gregari”, che lo aiutano o semplicemente lo sostengono, per paura o per ammirazione.

E se la vittima designata riesce a mettere in atto delle strategie efficaci di fronteggiamento, e quando il gruppo isola il bullo, non fornendogli più il sostegno di cui ha bisogno?
Sono questi gli obiettivi che si cerca di perseguire, per rendere inefficace il comportamento violento; a questo punto si possono cercare, attraverso l’ascolto e il dialogo, delle modalità relazionali diverse e più funzionali.

Fonti

  • Zanetti M. A., L’alfabeto dei bulli, Centro Studi Erikson, 2007
  • P.K. Smith, S. Sharp, Bulli e prepotenti nella scuola, Centro Studi Erikson, 1995
  • www.lastampa.it
  • www.torino.repubblica.it

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