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Empatia

Il concetto di empatia, in ambito psicologico, riguarda la capacità di comprendere quello che un’altra persona sta provando, la capacità di focalizzarsi sul mondo interiore dell’interlocutore e di intuire cosa si agiti in lui, come lui si senta e cosa realmente provi al di là di quello che esprime verbalmente.

La parola deriva dal greco “????????” (empateia a sua volta composta da en- e pathos “nella sofferenza o sentimento”). Nell’uso comune, l’empatia è la capacità di leggere fra le righe, di cogliere anche i segnali non verbali, offrendo la propria attenzione e mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali.

In medicina e in psicoterapia l’empatia è considerata un elemento fondamentale della relazione di cura e viene spesso contrapposta alla simpatia (dal greco syn- e pathos “soffrire insieme” ) che sarebbe un ostacolo ad un giudizio clinico efficace; infatti l’empatia permette al curante di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente, incorporandoli nella costruzione del rapporto di cura, ma senza esserne sopraffatto (come avverrebbe se si instaurasse invece “simpatia”).

L’empatia nella relazione di cura è stata inoltre messa in relazione a migliori risultati terapeutici, alla migliore soddisfazione del paziente e a minori contenziosi medico-legali tra medici e pazienti. Sono state anche messe a punto delle scale per la misurazione dell’empatia nella relazione di cura, come la Jefferson Scale of Physician Empathy.

In psicologia la qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato. L’ascolto empatico non impone una direttiva, ma pone l’altro nella condizione di esplorarsi per trovare la sua verità.

La nozione di empatia è stata oggetto di numerose riflessioni da parte di diversi intellettuali come Edith Stein, Sigmund Freud o Carl Rogers. In psicoanalisi fu Heinz Kohut ad introdurre il principio di empatia.

Trasparenza, comprensione empatica e accettazione incondizionata sono componenti dell’empatia. La prima, la  trasparenza è l’accordo tra i sentimenti manifestati e quelli realmente provati. Se l’interlocutore percepisce trasparenza, si apre con fiducia, altrimenti si chiude difensivamente.
Trasparenza non significa rivelare impulsivamente tutti i sentimenti, ma implica il non simulare un sentimento quando in realtà se ne prova un altro, perché l’interlocutore capterebbe la dissonanza.

La comprensione empatica consiste nell’immedesimarsi nell’interlocutore per comprendere il suo punto di vista, senza assumerlo come proprio, ma mantenendo l’autocontrollo: un infermiere che si calasse nei panni del malato lasciandosi sopraffare dal dolore per le sue sofferenze renderebbe il malato emotivamente più abbattuto invece di offrirgli un sostegno.

L’accettazione incondizionata consiste nell’ astensione da valutazioni, da approvazioni o disapprovazioni e da correzioni. Implica la sospensione dei giudizi morali su i sentimenti riferiti dall’interlocutore: l’ascoltatore non ne misura la conformità alle norme, né indica il modo giusto di comportarsi, né illustra la situazione oggettivamente per indurre l’altro a rendersi conto di non averla affrontata con la dovuta maturità.

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