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B4U > Disturbi di personalità > Disturbo borderline

Il disturbo borderline si caratterizza per una grave forma di instabilità pervasiva dell’umore, delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’identità e del comportamento, e una più generale anomalia nella percezione del senso di sé.

Il termine borderline significa letteralmente “linea di confine”. L’idea originaria era riferita a pazienti con personalità che funzionano “al limite” pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi o malattie gravi (come ad esempio la schizofrenia). Questa definizione è oggi considerata più appropriata al concetto teorico di “Organizzazione Borderline”, che è comune a tutti i disturbi di personalità, mentre il disturbo borderline è uno specifico disturbo di personalità  per cui è stato anche proposto un nuovo nome.

Il disturbo borderline di personalità è definito oggi come disturbo caratterizzato da vissuto emozionale eccessivo e variabile, e da instabilità riguardanti l’identità dell’individuo. Uno dei sintomi più tipici di questo disturbo è la paura dell’abbandono. Il soggetto borderline soffre di crolli della fiducia in sé stessi e dell’umore, tende a mettere in atto comportamenti autodistruttivi e distruttivi delle loro relazioni interpersonali.
Presenta una generale instabilità esistenziale che lo porta a vivere relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e a vivere “crolli” nella vita lavorativa e di relazione.

Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali.
Si osserva talvolta in questi pazienti la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè in “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva (“sentire” o credere che una cosa o una situazione si debba classificare solo tra possibilità opposte; ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, ecc..).
Cause

Definire le cause specifiche nell’insorgenza di un disturbo di personalità è decisamente poco fattibile, infatti come la personalità detta “normale” anche le personalità dette “patologiche” tra cui quella borderline si strutturano a partire dai primi anni di vita fino all’età adulta in base alla  convergenza di una molteplicità di diversi fattori:  ambientali, biologici, relazionali, traumatici ecc. Il disturbo compare nell’adolescenza e concettualmente ha aspetti in comune con le comuni crisi di identità e di umore che caratterizzano il passaggio all’età adulta, ma avviene su una scala maggiore, estesa e prolungata determinando un funzionamento interessa totalmente anche la personalità adulta dell’individuo.

Da un punto di vista intrapsichico il disturbo paranoide  è prevalentemente generato da un uso massiccio e costante del meccanismo di difesa della scissione, attraverso il quale il soggetto attua una netta “separazione” di qualità contraddittorie (o ritenute tali) ma conviventi dell’Io o dell’oggetto.  In tal modo la coerenza del mondo interno viene protetto a discapito del mondo esterno che viene rigidamente scisso in buono/cattivo; bello/brutto e via dicendo.
Trattamento

In linea generale trattamento di un disturbo di personalità si configura notevolmente complesso in quanto la natura stessa di tali disturbi porta le persone che li presentano a non avvertire la propria condizione come patologica e, di conseguenza, a non ricercare o a rifiutare qualsiasi forma di intervento.  I soggetti con disturbi di personalità negano e non avvertono i loro problemi molto di più e molto più frequentemente rispetto agli individui con altre tipologie di disturbi (d’ansia, disturbi depressivi) e in tal senso appaiono non motivati al cambiamento piuttosto cercano di cambiare le condizioni, le situazioni, le persone e l’ambiente a loro circostante.
Proprio per tale assenza di motivazione, spesso l’inizio del percorso terapeutico avviene grazie all’intervento o alla spinta di familiari o a seguito dell’invio fatto dal medico di base o, ancora, per richieste formali di presa in carico del soggetto.

Il trattamento richiede tempi generalmente molto lunghi, sia per la suddetta mancanza di motivazione del soggetto sia in considerazione del fatto che, come detto, la strutturazione stessa della personalità istrionica avviene nel corso di molti anni. Raramente un trattamento di breve durata può essere risolutivo rispetto ai disturbi di personalità: anche se per alcuni cambiamenti di comportamento possono essere necessari pochi mesi o un anno, in genere il lavoro sugli atteggiamenti interpersonali e le modalità relazionali richiedono tempi molto più lunghi.
Lo psicoterapia individuale è generalmente il trattamento d’elezione, quanto meno in una fase iniziale del trattamento,  anche se spesso è utile (a volte essenziale) la terapia familiare e di gruppo.

È consigliabile un approccio integrato tra psicoterapia e farmacoterapia, quest’ultima a base di stabilizzatori dell’umore (al litio si preferisce il valproato) di ansiolitici, se necessari, ed antidepressivi, i quali andranno sospesi al minimo sospetto dell’inizio di un periodo di mania

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