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B4U > Disagio sociale > Solitudine

Almeno una volta nel corso della propria esistenza ciascuno di noi ha sperimentato la solitudine: ci capita di ritirarci sdegnati e confusi  perché a disagio in un mondo che corre velocissimo, incapaci di stare dietro a tutti i cambiamenti, le scadenze, le ideologie, i valori e le norme che si accavallano vorticosamente.

La solitudine così largamente intesa significa isolamento, mancanza di affetti e di sostegno concreto e psicologico, disadattamento, magari insufficiente acquisizione delle abilità sociali. Gli specialisti correlano la solitudine alla cattiva salute, alla depressione, al suicidio. Parliamo della solitudine subita, quella dell’anziano abbandonato, che non ha le risorse economiche o psicologiche per farcela da solo, che non ha più progetti, che è d’intralcio all’edonismo e al produttivismo familiare. Quella del giovane che non trova ascolto all’interno della famiglia e che non riesce ad adeguarsi al conformismo del gruppo dei pari, o che deve misurarsi con istituzioni obsolete e con prospettive per il futuro incerte. E ancora quella della donna, relegata magari in casa in un ruolo che non riconosce come proprio, prigioniera di pregiudizi e di consuetudini ormai estranee al suo modo di sentire.

Parlando e confrontandoci con gli altri però ci si accorge che non ne esiste una sola solitudine. Ognuno di noi ha un modo proprio di rappresentarsela, di viverla e anche di immaginarsela.
Quindi la solitudine presenta molte verità e situazioni:

  • la solitudine forzata, cioè imposta dalle circostanze della vita, come gli handicap e la malattia, l’isolamento percettivo o l’abbandono di una persona cara;
  • la solitudine voluta e ricercata, quella del creativo, dell’asceta o di chi, nella quotidianità, sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nell’affanno della vita, che cela una fuga dalle situazioni che non riesce a gestire;
  • la solitudine imposta dalla società, cioè dai mezzi di comunicazione, i mass-media, gli slogan pubblicitari che invitano ad isolarsi, a distinguersi esprimendo modi di vita “unici” che accentuano l’individualismo.

Etimologicamente il termine solitudine rimanda alla parola “separare” composta da “se” e “parare”. La prima indica “divisone”, la seconda “parto”. Il termine solitudine rimanda alla separazione del nascituro dalla madre con la conseguente perdita di uno stato particolare. La stessa parola solitudine rammenta all’uomo la perdita che ha vissuto, in quanto ne rappresenta l’evento avvenuto. Nessuno può negare che sia un’autentica esperienza di vita vissuta.

La solitudine, nonostante offra all’uomo innumerevoli opportunità per maturare e divenire un soggetto autonomo, è spesso ricettacolo di valenze negative. Inoltre l’idea di solitudine rimanda inevitabilmente all’idea di abbandono,  che suscita paure ed angosce.

Per non ripetere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto, addirittura ad abbandonare, per non sentirsi solo, ad uccidere, per non sentirsi morire dentro. Il continuo bisogno di potere, espresso da persone influenti o da intere nazioni, può essere letto come una reazione alla solitudine.
La solitudine contiene, quindi sia la depressione sia la reazione, sia la fuga sia la ricerca.

TRATTAMENTO

Cercando d’individuare un percorso, si rende necessario rieducare le persone alla solitudine rendendola uno strumento che permette sia di realizzare un vero incontro, con il proprio sé, sia di far germogliare le emozioni che proviamo, leggiamo, sentiamo, compiamo ed inventiamo, sia di ridare valore al silenzio, come atto preparatorio al comunicare con gli altri.

Mi riferisco alla solitudine feconda che non può prescindere dalla relazione con l’altro, senza scadere in isolamento, poiché condurrebbe nell’estremo soggettivismo, nell’autosufficienza, nel rifiuto dell’altro come diverso da sé. Quest’ultimo aspetto è contrapposto al concetto di autonomia, intesa come capacità di distinguere tra sé e gli altri con chiarezza. La mente, in ogni caso, deve saper trovare da se stessa la propria felicità. La solitudine può essere anche una meravigliosa opportunità di sviluppo e di benessere interiori. Un’occasione preziosa da sfruttare. Una condizione da ricercare e non da subire.

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