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Valutazione del rischio psicosociale nei luoghi di lavoro

I rischi psicosociali possono essere definiti come “quegli aspetti di progettazione del lavoro e di organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali, che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici” (Cox & Griffiths, 1995).

Il 16 maggio 2009, sono entrate in vigore le disposizioni relative alla valutazione dello stress lavoro correlato (art. 28, comma 1, del Decreto legislativo 81/2008), nello specifico viene stabilito che “lo scopo della valutazione del rischio stress lavoro correlato è quello di guidare e sostenere datori di lavoro e lavoratori nella riduzione del rischio attraverso l’analisi degli indicatori oggettivi aziendali e l’eventuale rilevazione delle condizioni di stress percepito dai lavoratori”.

Nella maggior parte dei paesi industrializzati le continue trasformazioni economiche e lavorative hanno sollevato una nuova domanda di salute che non riguarda più esclusivamente la salute fisica del lavoratore ma anche il suo benessere psicofisico considerato strettamente connesso con quello dell’organizzazione.
In generale, i rischi psicosociali lavoro correlati riguardano alcuni aspetti della progettazione e della gestione del lavoro e i suoi contesti sociali e organizzativi che hanno in sé un potenziale tale da causare danni psicosociali o fisici.
In sostanza, le condizioni ritenute stressanti e, dunque, rischiose sono riconducibili al contesto ed al contenuto del lavoro stesso.

Condizioni di rischio legate al contesto:

  • Funzione e cultura organizzativa: mancanza di definizione di mansioni ed obiettivi, scarsa possibilità di sviluppo, carente sostegno nella risoluzione di problemi.
  • Ruolo nell’ambito del’organizzazione: confusione legata al ruolo, conflitto di ruolo, responsabilità per altri individui
  • Evoluzione della carriera: assenza di sviluppo di carriera, retrocessioni, insicurezza lavorativa
  • Autonomia decisionale/Controllo: Scarsa partecipazione ai processi decisionali, mancanza di organi di controllo
  • Rapporti interpersonali sul lavoro: mancanza di una adeguata gestione dei rapporti interpersonali
  • Interfaccia casa-lavoro: mancanza di un adeguato sostegno familiare e sociale

Condizioni di rischio legate al contenuto:

  • Ambiente di lavoro e attrezzature:  Scarsa illuminazione, cattiva ventilazione, carenza di attrezzature, scarso spazio fisico e condizioni igienico-sanitarie
  • Pianificazione dei compiti: Ripetitività, Scarsa possibilità di apprendere
  • Carico/Ritmi di lavoro: carico eccessivo o insufficiente, condizioni di urgenza con la quale il lavoro deve essere consegnato
  • Orario di lavoro: lavoro eccessivamente prolungato

CONSEGUENZE

A livello aziendale:

  • incremento dell’assenteismo,
  • frequente rotazione del personale,
  • problemi disciplinari,
  • comunicazioni aggressive,
  • incidenti, errori, aumento delle spese di risarcimento e di quelle mediche,
  • perdita del ruolo di prestigio e dell’immagine aziendale,
  • calo della produttività;

A livello individuale:

  • risposte comportamentali: tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci, utilizzo di droghe, insoddisfazione, alterata percezione del pericolo, comportamento distruttivo.
  • risposte emotive: ansia, tristezza, suscettibilità, turbe del sonno, preoccupazione per il proprio stato di salute, alienazione, affaticamento, problemi relazionali;
  • risposte cognitive: difficoltà di concentrazione, mancanza di memoria, scarsa propensione all’apprendimento di nuove cose, ridotta capacità decisionale e di problem- solving;
  • risposte fisiche: contratture muscolari, debolezza del sistema immunitario, disturbi gastro-intestinali, e cardiaci, ipertensione.

Anche il burnout, il mobbing e la violenza nei luoghi di lavoro sono da considerare altre possibili espressioni del rischio psicosociale; esse presentano caratteristiche specifiche, seppure il processo di stress costituisca per tutte una matrice comune.

INTERVENTI

Gli interventi possono essere a tre livelli: individuale, interpersonale ed organizzativo.

Si  fondano sulla prevenzione primaria volta a far fronte allo stress mediante la modificazione della gestione del lavoro, sulla prevenzione secondaria che mira ad incrementare le abilità individuali di gestione dello stress attrravrso specifico apprendimento e sulla prevenzione terziaria che focalizza il proprio intervento sulla riduzione dell’impatto dello stress lavorativo sulle condizioni  psicofisiche dei lavoratori.
Sviluppo di un approccio multidimensionale per l’analisi del contesto organizzativo è una delle tecniche diffuse in Italia al fine di individuare e definire lo stato di benessere dell’organizzazione.

Lo strumento più validato nel contesto italiano è il questionario multidimensionale della salute organizzativa (Mohq) di F. Avallone e A. Paplomatas, mediante l’utilizzazione di questo strumento, si indagano, attraverso l’analisi della relazione individuo-contesto, le componenti relative alla salute organizzativa piuttosto che individuale. Il questionario multidimensionale della salute organizzativa di F. Avallone, permette di esaminare l’insieme dei processi e delle attività organizzative che influiscono sul benessere nei luoghi di lavoro. In questa prospettiva il rischio è connesso al genere di “vita nell’organizzazione” e all’attenzione che è rivolta all’organizzazione stessa, ai suoi processi e relazioni.

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