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Mobbing sul luogo di lavoro

Il mobbing può essere definito come un comportamento abusivo, ostile e ripetuto adottato al fine di porre un collega in una condizione di subordinazione ed inadeguatezza o di sbarazzarsi di un dipendente con il quale c’è un conflitto professionale o personale, oppure che non è gradito a un superiore, un collega o un gruppo di colleghi.

Esempi di mobbing possono essere: sottrazione infondata di compiti o della postazione di lavoro, dequalificazione delle mansioni a compiti di minor valore (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti insignificanti o con scarso potere decisionale) in modo da umiliare il lavoratore; rimproveri e richiami sia in privato che in pubblico anche per banalità; dotare il lavoratore di attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, arredi scomodi, ambienti male illuminati; interrompere il flusso di informazioni necessario per l’attività (chiusura della casella di posta elettronica, restrizioni sull’accesso a Internet).

In sostanza, si potrebbe definire questo fenomeno come un sistematico processo di “eliminazione” del lavoratore compiuto con la graduale estromissione all’uso di mezzi e delle relazioni interpersonali indispensabili allo svolgimento di una normale attività lavorativa.

Tipologie di mobbing

  • mobbing verticale si ha ad opera di un superiore  che desidera espellere un dipendente in particolare perché ritenuto antipatico, non competente e produttivo;
  • mobbing orizzontale quando lo stesso fenomeno avviene tra colleghi quando uno di essi non è accettato per diversi motivi come ad esempio differenti interessi sportivi oppure perché diversamente abile.
  • mobbing strategico si ha quando l’attività vessatoria e dequalificante tende ad espellere il lavoratore, per far posto ad un altro lavoratore.

Per poter parlare di mobbing, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale alla licenziamento del lavoratore, provocandogli tutta una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso danno origine a determinate malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) con evoluzione cronica.

Come difendersi

  • Parlarne in famiglia e con gli amici
  • Allontanarsi dal luogo di lavoro utilizzando la possibilità di malattia, trasferimento, dimissioni
  • Cercare alleati come il sindacato, associazioni, medico di base, medico competente, psichiatrici, psicologi
  • Raccogliere informazioni utili, come ad esempio se ci sono altre persone con lo stesso problema, considerare la presenza di comportamenti aggressivi o antisindacali all’interno dell’azienda
  • Prendere consapevolezza del fenomeno in atto e documentarsi
  • La denuncia

Effetti sulla vittima

  • Relazionali: All’inizio del mobbing la vittima può scaricare le proprie frustrazioni nell’ambito familiare fino a sfociare in separazioni e divorzi.
  • Economiche: riferibili a tutte le situazioni che si vengono a creare quando viene a mancare il reddito
  • Disturbi somatoformi
  • Disturbi dell’umore: episodi di alterazione dell’umore, disturbi depressivi, disturbi bipolari.
  • Disturbi d’ansia: attacchi di panico, disturbo post-traumatico da stress

Conseguenze

Le conseguenze del mobbing possono essere problemi riguardanti:

  • la situazione professionale (difficoltà a concentrarsi, a gestire il lavoro e lo stress)
  • la situazione personale (difficoltà relazionali, angoscia, isolamento, perdita di fiducia in se stesso, irritabilità)
  • la salute (stanchezza, insonnia, mal di testa o stomaco, nausea, dolori alla schiena ecc..)

In Italia, le tutele al licenziamento o trasferimento in altre sedi dei lavoratori sono maggiori che in altri Paesi ed è abbastanza diffusa la pratica di ricorso al mobbing per indurre nel lavoratore le dimissioni laddove il licenziamento è possibile solo per giusta causa (art.18 dello Statuto dei Lavoratori).

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