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Gruppoanalisi

Nell’approccio Gruppoanalitico l’individuo non viene concepito in isolamento ma in continua relazione con il suo gruppo sociale: la psicopatologia individuale è in stretta relazione con quella del gruppo di appartenenza. Non è concepibile un individuo se non in rapporto con un ambiente, né è concepibile un ambiente a prescindere da un individuo.
Cenni storici

Pur nascendo nell’alveo della Psicoanalisi, la Gruppoanalisi sviluppa, fin dalle origini presupposti epistemologici, teorici e metodologici molto differenti in quanto il lavoro con i gruppi richiedeva necessariamente un approccio qualitativamente alternativo a quello legato al rapporto duale, tipico della Psicoanalisi. La Gruppoanalisi è stata fondata da Trigant Burrow e successivamente elaborata teoricamente e metodologicamente da Sigmund H. Foulkes; inizialmente si è sviluppata in Inghilterra. In Itala è stata  introdotta da Leonardo Ancona, Fabrizio e Diego Napolitani e successivamente ha dato vita ad un vero e proprio filone autonomo di ricerca e lavoro clinico, con peculiari caratterizzazioni, con il lavoro di Corrado Pontalti, Franco Fasolo, Franco Di Maria, Girolamo Lo Verso.

Caratteristiche

Il prefisso ‘gruppo’ del termine ‘gruppo-analisi’ si riferisce al concetto di “gruppalità interna”:  la presenza in ogni individuo di identificazioni fondative, modelli relazionali, che corrispondono ai gruppi familiari di origine (transgenerazionale), ai gruppi di riferimento e ai loro codici culturali. Ciò implica che questa pratica analitica non è vincolata a un setting gruppale, poiché l’analisi delle gruppalità interne può essere parimenti svolta sia in un contesto di gruppo che in quello duale.
Ciò che fa del gruppo analitico un potente strumento terapeutico è la sua intrinseca capacità di trasformazione degli aspetti personali problematici. Questo avviene perché il gruppo stesso assume ben presto, nella mente dei suoi partecipanti, la forma di uno spazio nuovo, differente da ogni contesto percorso precedentemente da ciascun individuo nella propria esistenza. Uno spazio nuovo che possiamo definire un “campo culturale progettuale originale” nel quale è possibile per ognuno confrontare e contaminare alcuni presupposti insoddisfacenti della personalità e della propria vita in un clima di dialogo e di scambio, nel quale ciò che l’altro “porta” diventa facilmente proprio e viceversa. A causa di questa specifica “natura”, il gruppo terapeutico analitico (o il gruppo-analitico) offre ai suoi partecipanti la possibilità d’intravedere, nel tempo, nuove modalità di “lettura” della realtà e una rinnovata mobilità psicologica, proprio perché il gruppo terapeutico si colloca sul confine tra le diverse appartenenze dell’individuo: famiglie di origine, gruppi e culture di appartenenza, mondo sociale. Prendendosi cura dei confini tra i transiti individuali, il gruppo terapeutico amplia gli scenari precedentemente angusti e promuove la ricerca di nuovi codici di accesso alla realtà sociale e individuale e, dunque, di nuove fondazioni culturali.

Strumenti e tecniche peculiari

L’ingresso in un gruppo terapeutico analitico prevede colloqui preliminari e una diagnosi intesa in senso ampio. Va fatta una valutazione rispetto all’inserimento in uno specifico gruppo. La frequenza è in genere di una volta a settimana e la durata di una seduta di gruppo è di un’ora e mezza. A seconda delle circostanze individuali possono essere previste occasionali integrazioni di sedute individuali o familiari.
Il gruppo-analitico di matrice foulkesiana è “semi-aperto” cioè, sostanzialmente stabile con un lento ricambio di partecipanti. La conduzione si caratterizza per una scarsa direttività soprattutto dopo la fondazione del gruppo. Il conduttore mantiene comunque la responsabilità terapeutica.

Una caratteristica del gruppo analitico è la dialettica individuo/gruppo, mantenuta sempre attiva: esiste dunque un “discorso” che attiene all’individuo, un “discorso” che attiene al gruppo in quanto tale e una continua interdipendenza tra i due “discorsi”.
Vi è quindi un’attenzione per la comunicazione e per il  “processo gruppale”, attraverso la centratura sul qui ed ora e sul lì ed allora, sul non dicibile a sé ed all’altro: storico, rappresentazionale, familiare, inconscio.

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