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Prevenire la violenza partendo dai videogiochi

Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347/6790034

In un momento storico come questo, in cui fatti di criminalità, aggressioni e femminicidi sono all’ordine del giorno, è doveroso chiedersi cosa può essere fatto in termini di Prevenzione della violenza, partendo innanzitutto dall’educazione dei più piccoli. Si parla molto oggi di nuove dipendenze da internet, social network e videogiochi violenti e dei grossi rischi a cui i ragazzi, ma in realtà già i bambini verso i 10 anni, sono esposti. Nonostante ciò, ci sono ancora moltissimi dubbi rispetto a quanto viene fatto in materia di aiuto e prevenzione da parte della società e soprattutto degli adulti di riferimento.

Con lo sviluppo della tecnologia molte cose sono cambiate; il modo di comunicare, il modo di apprendere e non per ultimo il modo di giocare. L’avvento del computer, dei social network e dei videogiochi infatti ha fortemente spostato la funzione della comunicazione e del gioco:

  • dalla realtà al virtuale
  • dal gruppo all’individualità
  • dalla differenziazione all’emulazione.

Questi forti cambiamenti, che certamente sono espressione di evoluzione e progresso, stanno però aumentando sempre di più il rischio di esporre, con troppa facilità, i più giovani a messaggi che non sono in grado di decodificare con spirito critico senza il filtro di un adulto di riferimento.

Fra i rischi maggiori di queste sempre più sofisticate tecnologie ci sono:

  1. chiusura nel web come unico canale di socializzazione (come il fenomeno giapponese Hikikomori arrivato anche in Italia)

  2. comportamenti aggressivi verso sé e verso gli altri per sentirsi parte di qualcosa (tagliarsi e bruciarsi mostrandolo agli altri)

  3. desensibilizzazione verso azioni criminali e aggressive (videogiochi violenti)

  4. diminuzione dell’ autocontrollo, con possibilità di comportamenti violenti e antisociali.

Forse i genitori e gli educatori dovrebbero sapere che, per esempio, esistono sul mercato dei videogiochi che di legge sono proibiti ai minorenni ma che di fatto vengono venduti indipendentemente dall’età e che arrivano con estrema facilità in mano ai giovani.

Uno di questi molto diffuso è il Grand Theft Auto (detto anche Gta, Grande furto di auto). Il videogioco è prodotto dalla casa inglese Rockstar e si è notevolmente evoluto negli anni, sia a livello di contenuti che di grafica . Esso si basa su una serie di attività criminali finalizzate al conseguimento di punti; più si spara, più si uccide e più si sale nella graduatoria di pericolosità della città che si deve “conquistare”.

La cosa agghiacciante è che la classifica si può scalare più velocemente se:

  • tra le proprie vittime finiscono i poliziotti, meglio ancora se vengono tirati fuori dalla volante e presi a calci sulla faccia una volta uccisi.
  • ci si apparta con una prostituta – consumando un rapporto sessuale – e, una volta finito, si sceglie di derubarla, picchiarla e ucciderla.

La possibilità di trasformare una donna in un oggetto da sfruttare e maltrattare per la propria scalata all’interno del videogioco dovrebbe far sorgere più di qualche dubbio in una società come la nostra colpita sempre più spesso da fatti di questo genere, eppure sembra che Gta venga ampliamente tollerato e che non si faccia molto più che affiggere un’ etichetta sulla confezione del videogioco indicando l’obbligo di essere maggiorenni.

Minimizzare i reali rischi che la forza dell’emulazione può provocare è un atteggiamento molto diffuso ma altrettanto pericoloso, specialmente per quei genitori che spesso lo fanno per paura che il proprio figlio possa avere “meno degli altri” o che possa “sentirsi diverso”.

L’ultima puntata della saga Gta è arrivato fin sui banchi del Parlamento grazie alla segnalazione della pediatra Sabina Salvadori che ha fatto recapitare una lettera al presidente del Consiglio in merito alla pericolosità di questo videogioco, ma  non è ovviamente l’unico in commercio di questo tipo, come pure non sono poche le piccole e grandi trappole nascoste dietro la rete.

Ogni genitore o adulto di riferimento dovrebbe allora chiedersi:

  • sono abbastanza informato su ciò che c’è sul mercato e a cui può avere facilmente accesso mio figlio e sui rischi che corre?
  • riesco ad assolvere alla funzione importante di filtro nell’esposizione di mio figlio a comportamenti non adeguati e violenti?”.

Qui ovviamente c’è spazio solo per una grande e importante riflessione che però può e vuole fungere da stimolo per un atteggiamento che ci auguriamo possa cambiare nel tempo. Ricordiamoci che un adulto sa – o almeno dovrebbe sapere – dove finisce il gioco e inizia la realtà e viceversa, mentre chi è più piccolo ha un’estrema difficoltà ad individuare questo confine e necessita della responsabilità di un adulto che lo aiuti a comprenderlo.

 

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