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“Prendo un cane”: benessere e impegno

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3923186851
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Decidere che un cane condividerà con noi una parte della nostra vita significa assumersi l’onere di provvedere non solo alla soddisfazione dei suoi bisogni primari, ma anche ad educarlo al rispetto delle regole della convivenza con i propri padroni in un contesto domestico. Non è un compito facile, ma il grande impegno della persona che si prende cura del proprio animale ha una sua contropartita importante, che risiede nel grande onore di essere quotidianamente investito da una carica di affetto immenso e di energia vitale e di usufruire di una serie di benefici che contribuiscono all’edificazione di una condizione di benessere in senso olistico.

Sento spesso dire che il cane è un animale eccezionale, perché non tradisce mai, al contrario degli esseri umani, di cui ci si può fidare assai poco. Credo invece che il cagnolino che fa spesso il suo ingresso in casa ancora cucciolo sia un incredibile devastatore, talvolta per sua natura portato a rosicchiare sedie e credenze, ridurre in pezzi i divani, scavare voragini nel terreno, infischiandosene del paziente lavoro del suo padrone, che ingenuamente aveva pensato che il suo giardino potesse fiorire indisturbato.

Il cane si dimostra anche un gran traditore, per esempio quando i suoi padroni si accorgono che aver lasciato la porta della cucina maldestramente aperta comporta la scomparsa di due succulente bistecche ancora fumanti.

E poi esiste la gamma dei disastri “di nicchia”, sorprese che solo i padroni dei cani con maggiore inventiva hanno il piacere di annotare nel diario dell’adorato cucciolo: rossetti marca Chanel divorati in assenza della padrona, costretta a rimpiangere di aver acquistato un cosmetico costoso, al cospetto del suo cane ansimante con la lingua, il naso e il collo color rosso fuoco.  Intere collezioni di CD collezionati nel tempo con passione e sistemati in ordine temporale nella libreria, tirati fuori uno ad uno e fatti a fettine piccole piccole. Sedili della macchina scambiati per un campo da arare e naturalmente concimare, e quale migliore concime se non i provvidenziali bisogni della bestiola?

L’assunzione di un impegno quotidiano nei confronti del proprio animale getta le basi di una relazione di cura, per cui l’essere umano sacrifica tempo ed energie: occorre acquistare il cibo per l’animale, non sempre economico e provvedere alla somministrazione dei pasti (il cucciolo fa tre pasti al giorno, si passa gradualmente a due e poi un solo pasto); bisogna portare fuori il cane per i bisogni ameno due volte al giorno (ma il cucciolo non sa che i bisogni vanno fatti fuori per un po’ di tempo); è necessario insegnargli a non scavare buche in giardino, a non scavare il divano, a non scavare nel letto.

Per raggiungere buoni risultati occorre imparare ad essere pazienti, ad aspettare i tempi giusti, a lasciare che un piccolo peloso essere vivente apprenda a rispettare le esigenze dell’umano padrone.

Il rapporto con il cane fa sì che l’uomo non abbia fretta, che agisca riservandosi del tempo per definire una relazione e prima ancora le regole su cui questa si basa, in un’epoca che non ha pietà del nostro tempo. Ed insieme al cane l’uomo diviene spesso capace di accettare, le impertinenze, le disobbedienze, le sopraffazioni, di comprenderne la natura e di trovare un metodo per correggere i comportamenti sbagliati dell’animale.

Un momento significativo della relazione con il proprio cane è quando si porta il cane al parco. Recarsi al parco con il proprio cane ha un significato speciale, è darsi la possibilità di tornare ad un modo forse dimenticato di vivere la natura, ed i rapporti umani; la passeggiata al parco ha un sapore ancestrale, ha caratteristiche genuine che restituiscono alla persona la possibilità di sperimentare le mille sfaccettature della libertà e del benessere interiore:

  • Al parco si può respirare l’odore dell’erba, guardare il colore degli alberi che cambia insieme alle stagioni, calpestare le foglie che in autunno lasciano gli alberi e creano meravigliosi tappeti.
  • Al parco si può dimenticare per un pò il cellulare e la realtà virtuale in cui tutti siamo proiettati
  • Al parco si può imparare la convivenza, si deve fare attenzione che il nostro cane non invada gli spazi altrui, non infastidisca chi non lo ama, non intralci le biciclette e non lecchi il gelato dei bambini
  • Al parco parlare con gli altri è naturale, i nostri cani si incontrano e le persone si conoscono
  • Al parco si fa attività fisica, si può correre, si può camminare, si può fare ginnastica; il cane ci aspetta
  • Al parco i bambini che osservano i girini mentre li immaginano diventare rane accarezzano il nostro cane, e vivono la natura, e anche loro dimenticano il cellulare

Al parco si può godere di un’insostituibile occasione di socializzazione; mentre si passeggia con il nostro cane si incontrano tante persone, altri “padroni” con i propri animali e magicamente ci si ferma, ci si saluta come non accade mai quando si incrocia qualcuno per la strada; è così che la gente comincia a trovarsi insieme, a parlare, a raccontare, spesso a confidarsi.

Pochi giorni fa ho deciso di concedermi un angolo di sole in uno dei parchi di Roma, naturalmente in compagnia della mia cagnolina Emma. Un’enorme sagoma di pelo ha raggiunto il prato e si è avvicinato per fare conoscenza con la mia meticcia, tutta nera e ancora diffidente; i nostri animali non hanno impiegato molto tempo a comunicarsi simpatia agitando la coda sempre più velocemente. Le padrone del pelosone non hanno tardato a raggiungerci, una ragazza dal viso dolce e sua madre; ho chiesto loro la razza di quello splendido animale, Brando, che mi hanno rivelato essere un meticcio raccolto in una gabbia del canile comunale. È incredibile come parlare dei nostri animali ci conduca inspiegabilmente ad aprirci alla condivisione; quel giorno, con i quadrupedi che ci saltellavano intorno, Sara mi ha spiegato che studia come infermiera, ma che vorrebbe diventare una brava veterinaria e seguire il percorso universitario all’estero; però non se la sente in questo momento, dovrebbe lasciare la mamma da sola, perché il papà le ha lasciate all’improvviso un anno fa, colto da un ictus mentre viaggiavano insieme in macchina, loro due e Brando.

Riflessioni di una psicologa al parco

Quando lascio il parco insieme ad Emma, appagata ed esausta dalle lunghe corse nell’erba, avverto sempre una curiosa sensazione di nostalgia, come se mi stessi allontanando da un luogo in cui la natura concede uno spazio ed un tempo incontaminati; un posto che restituisce generosamente la libertà di correre, saltare, calpestare, muovere il proprio corpo, che scandisce i giusti tempi per andare verso l’incontro, in cui le voci di altri esseri umani non restano suoni inascoltati e diventano occasione di relazione e scambio.

Si impara a far sì che la propria libertà si compenetri con quella degli altri, si condivide lo spazio aperto prestando attenzione a non intralciare la passeggiata del ciclista, del runner che preferisce correre ascoltando la musica in cuffia, delle famiglie che stendono la coperta a terra per godersi il pic nic, dei bambini che giocano a palla.

Osservo spesso genitori desiderosi di lasciare che i propri figli riscoprano il piacere di questa occasione di incontro con l’altro, genitori che oggi fanno fatica a liberare i ragazzi dalla seduzione della tecnologia, che li costringe in una realtà virtuale a cui è difficile sottrarsi nell’era dei tablet e delle app.

Incontro padri e madri che scelgono Emma, docile ed affettuosa, per incitare il proprio bambino a provare il piacere di accarezzare il suo peloso muso simpatico. Trovo ragazzi che giocano a palla prigioniera e mi pregano di lasciare che il mio cane partecipi al loro divertimento, e io mi fermo a guardare Emma che tenta di azzannare la palla e produce un tripudio di risate infinite tra quei giovani pieni di allegria.

Me ne vado dal parco ricca di sensazioni nuove, ripercorro i racconti e gli stralci di vita che mi sono stati regalati, e penso che il nostro animale domestico possa essere una guida ed una risorsa, nella riscoperta dei nostri pensieri, delle nostre emozioni trucidate nell’incontenibile frenesia della quotidianità.

 

 

 

 

 

 

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