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Essere precari è fonte di stress

essere precari
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

La metamorfosi del lavoro se da una parte ha creato flessibilità, dall’altra ha determinato:

  • precarietà
  • insicurezza
  • percorsi professionali atipici non sempre certi.

Ma cosa significa vivere da precari? E quali risonanze emotive ha per la persona una condizione di instabilità lavorativa?

 Significa che: “un lavoro non è più un diritto ma diventa un lavoro a qualsiasi condizione”.

Quello che può sembrare il titolo di un reportage non a caso indica uno spaccato di realtà lavorativa italiana preoccupante e per niente incoraggiante. Ad essere coinvolto è  un gran numero  di persone. C’è, poi, una generazione intera di giovani lavoratori  che non ha mai conosciuto un lavoro stabile e dignitoso.

La metamorfosi del lavoro se da una parte ha generato cambiamenti e flessibilità,  dall’altra, tuttavia, ha creato precarietà, insicurezza,  debolezza contrattuale, percorsi professionali  atipici non sempre certi e una gran disponibilità a svolgere lavori che non competono o che altri colleghi che non vogliono fare.

In molti casi  accade che si fanno esperienze lavorative  “ solo riempitive del proprio curriculum” senza alcuna utilità sul piano personale e professionale. Una situazione difficile quella italiana, in tema di occupazione e lavoro, fatta di contratti che scadono, occupazioni provvisorie, scarso riconoscimento di meriti, perdita di motivazione, difficoltà a programmare il futuro. Emergenza lavoro, numeri, statistiche indagini di mercato su cosa accade e accadrà  sono  i temi  che occupano la maggior parte dello spazio –informazione .

Ma cosa significa vivere da precari? E quali risonanze emotive ha per la persona una condizione di instabilità lavorativa? Quando il posto di lavoro non offre tutele, garanzie e prospettive adeguate tutte le sfere dell’esistenza in qualche modo ne risentono. L’incertezza economica  attacca  e corrode l’identità delle persone  tanto che la sensazione  pervasiva non è solo di lavorare da precari ma anche di vivere da precari. Questa condizione costringe a rimanere incistati nel presente, a ridimensionare le aspettative personali  impedendo un programmazione del futuro; i più giovani corrono il rischio di rimanere intrappolati in una sorta di limbo che rallenta il costituirsi di un’identità solida  e stabile: non sai bene chi sei e cosa farai.

Gli esperti di Psicologia e Medicina del lavoro sono concordi nel definire le condizioni di lavoro flessibile ad elevato potere stressogeno. Flessibilità non significa, solo, che una persona cambia tanti lavori intervallati da periodi di disoccupazione. Cambiare continuamente lavoro vuol dire anche cambiare luoghi e nuclei sociali di riferimento, abituarsi a contesti nuovi, rinunciare ad una divisione regolare dei tempi di lavoro e di svago, rivedere continuamente le aspettative sul proprio futuro. Ormai è in costante aumento il numero di prove , indagini, ricerche che confermano come i lavori saltuari hanno serie conseguenze per la saluta fisica  e psichica. Ma non è necessario andare lontano per verificare come forti preoccupazioni possono essere fonte di disagio emotivo e fisico, in quanto molto si ritrova nelle parole e nelle storie di incertezze e difficoltà quotidiane.

L’intermittenza  e la brevità della missione, l’incertezza sulla prosecuzione del rapporto di lavoro, l’irregolarità dei pagamenti, l’impossibilità di pianificare la propria vita a lungo termine sono fonte continua di preoccupazioni. Queste condizioni generano insicurezza psicologica e stress  eccessivo  tanto da  causare malessere spesso somatizzato ,  gastriti, disturbi cardiocircolatori, problemi nervosi, emicrania, dolori muscolari, stanchezza cronica, inappetenza e debolezza, attacchi di panico. Insomma un vero e proprio “mal di precariato”. Inoltre,un lavoratore precario, essendo poco difeso sul piano sindacale, economico, sanitario e previdenziale,  sarà  preoccupato di mantenere il posto di lavoro piuttosto che di tutelare la sua salute. Eviterà, quindi, di assentarsi anche se ha l’influenza, e cercherà di assumere atteggiamenti poco conflittuali con l’azienda;  un lavoro per quanto dequalificato e mal pagato , è pur sempre meglio della disoccupazione.  Secondo un’indagine dell’Osha (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) tra i lavoratori temporanei si riscontra anche una maggiore incidenza di infortuni in quanto hanno occupazioni più rischiose senza adeguata formazione o tutoraggio, condizioni fisiche di lavoro peggiori, carichi di impiego pesanti  e ,quindi,  incidenti più frequenti. Come sostiene F. Avallone  Psicologo del Lavoro all’università La Sapienza di Roma :” una volta il grande tema per chi si occupava di lavoro era la fatica fisica ; ora prevale una fatica emotiva e relazionale.

Paola Cortellesi nel suo amaro monologo Gli ultimi saranno gli ultimi ben rappresenta lo scenario preoccupante, difficile e faticoso  che l’Italia sta attraversando in tema di occupazione. Una giovane precaria incinta si ritrova disoccupata alla vigilia del parto. In preda alla disperazione fa irruzione nel posto di lavoro e prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento. Un epilogo tragico non lontano dalla realtà.

Coltivare relazioni sociali, non sottovalutarsi, essere intraprendenti, non avere paura di chiedere aiutopossono costituire una sorta di ammortizzatori sociali in caso di necessità, per gestire un momento di crisi e prevenire collassi emotivi più devastanti.

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