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PHUBBING: quando la vita è sempre da un’altra parte

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Psicologo
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Dipendenze, Sessualità
Cell.: 3804739760

Mai sentito parlare di phubbing? Il phubbing, dall’inglese “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare), indica l’azione, attraverso lo smartphone, del trascurare, ignorare e, appunto, snobbare la persona con la quale stiamo interagendo. Recentemente, diverse ricerche internazionali si sono soffermate su questo comportamento, constatando un aumento di persone che dichiarano di fare phubbing e, parallelamente, altre che soffrono perché subiscono quest’azione.

A quanti di noi è capitato, almeno una volta, di vedere la persona con la quale stiamo parlando distrarsi per controllare l’ultima notifica? Quante volte siamo invece noi a farlo?

Il phubbing è un comportamento conseguente all’evoluzione del nostro tempo e, nella maggior parte dei casi, è un’azione innocua che non arreca danni. Questo, però, non vuol dire sottovalutarla, essendo un’azione che maschera un atteggiamento di base, soprattutto verso le relazioni, che, se portato alle lunghe, può influenzare noi e chi ci circonda.

Cosa c’è dietro il phubbing?

Cosa ci spinge a preferire il nostro cellulare rispetto alla persona che abbiamo davanti? Come detto in altri articoli viviamo in una società che va a una velocità doppia, se non tripla rispetto al passato. La possibilità di essere connessi a internet, e quindi con il mondo, ventiquattro ore su ventiquattro, ha modificato significativamente il nostro rapporto con il tempo e con l’attesa. Siamo immersi costantemente nel desiderio e nell’esigenza, tante volte apparente, di sapere sempre cosa stia accadendo nel mondo oppure chi, in quel momento, ci stia cercando.

Per capire meglio andiamo a vedere quali sono gli atteggiamenti più diffusi di chi attua il phubbing:

  • controllare le notifiche sul cellulare mentre si parla con qualcun altro;
  • rispondere al telefono anche a chiamate poco importanti durante una conversazione;
  • guardare il cellulare mentre si abbraccia un’altra persona;
  • addormentarsi in compagnia controllando il cellulare;
  • avere sempre il cellulare a portata di mano, mettendolo ad esempio sul tavolo mentre si cena per poterlo controllare assiduamente.

Questi sono alcuni dei comportamenti che indicano un’azione di phubbing. Le infinite possibilità di connessione che ci offrono le chat, i social network, le piattaforme digitali, è come se ci spingessero al desiderare di avere più relazioni contemporaneamente. Non parlo di relazioni amorose, sia chiaro, ma proprio della possibilità di poter interagire, parlare, condividere esperienze varie, contemporaneamente con più contatti, a discapito della persona reale cha abbiamo davanti.

È come se parlare dal vivo con qualcuno non ci bastasse più, come se fosse un’azione volta a soddisfare un bisogno di contatto umano limitato e niente di più; come se vivere un’esperienza significativa assumesse un senso soltanto mostrandola a più persone possibili. Un esempio emerso da alcune ricerche evidenzia come, chi riconosce di esagerare con il phubbing, ammetta, a volte, di ignorare il proprio partner, mentre si sta svolgendo una determinata attività, per chattare con altre persone raccontando loro quanto sia bella l’esperienza che sta facendo. Questo, come vediamo, sembra avere molto a che fare con l’incapacità di stare sul qui ed ora, di godersi il momento e, chi eccede con il phubbing, sembra avere proprio questa come tendenza disfunzionale principale: non riuscire a stare nel presente ma avere sempre la tendenza di stare da un’altra parte.

Cosa si può fare?

Come detto in precedenza, il phubbing non è una patologia e molti dei comportamenti legati ad esso fanno ormai parte della routine quotidiana e sono, in molti casi, anche socialmente accettati. Questo non toglie che, sottovalutare il nostro rapporto con il cellulare, possa comunque portare a delle conseguenze. Spesso, infatti, potremmo infastidire e indispettire i nostri amici o il nostro partner; potremmo mostrare all’esterno un’immagine di noi (della persona distratta che pensa solo ai propri affari) che in realtà non ci rispecchia pienamente; potremmo, inoltre, perdere il contatto con ciò che dovremmo ritenere veramente importante per noi.

Per evitare tutto questo dovremmo prestare molta attenzione al nostro modo di usare i social e lo smartphone, evitando magari un uso eccessivo quando stiamo con gli altri, provando a silenziare il nostro telefono senza tenerlo sempre a portata di mano. Ritagliare, all’interno della giornata, diversi spazi in cui controllare le notifiche e rispondere ai messaggi (magari durante momenti di pausa). Dovremmo anche imparare ad ascoltare di più gli altri, riflettendo sul nostro comportamento, invece di reagire in modo scocciato, se qualcuno ci fa notare che usiamo eccessivamente il nostro telefono o se è infastidito dai nostri atteggiamenti.

Parallelamente a tutto questo dovremmo recuperare anche il nostro interesse rispetto a quello che stiamo facendo nel momento. Viversi il presente senza il bisogno perenne di fare altro, rischiando dunque di avere molte esperienze frammentate, piuttosto che una, intera e soddisfacente. Rispetto a questo, trovare dei momenti della giornata da dedicare a se stessi e in cui rilassarsi, provando a rallentare un po’ il tempo, potrebbe venirci in aiuto. Il phubbing, infatti, ha molto a che fare con lo stress mentale, senza accorgersene il nostro cervello è sempre attivo nel ricercare, in ogni situazione, il modo migliore per soddisfarci. Aiutiamoci, dunque, a rispettare i nostri tempi, quelli degli altri e quelli naturali di ogni esperienza che può capitarci.

Ricordiamoci che la tecnologia può aiutarci molto, anche, a volte, distraendoci piacevolmente, non permettiamo, però, che la vita diventi una distrazione dalla tecnologia.

 “Se presterai attenzione al presente, potrai migliorarlo. E se migliorerai il presente, anche ciò che accadrà dopo sarà migliore. Ogni giorno porta con sé l’Eternità.”
– Paulo Coelho -

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