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Emozioni

Perchè condividiamo le Foto con gli amici?

Perchè ci piace fotografare?
Roberta Michelotto Villatora di Saonara (PD)
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 347 1243081

Perché le fotografie ci attraggono tanto?Al giorno d’oggi scattare una fotografia è molto semplice. Grazie alle nuove macchine digitali e ai cellulari, fermare un’immagine che ci piace o un momento particolare è diventato facilissimo.Inoltre grazie ai nuovi social network, per condividerle con amici o conoscenti basta un click.

Le fotografie però, non nascono dal nulla. Rappresentano istanti della nostra vita e come tali, portano con sé una serie di significati più o meno nascosti. Osservando una foto, una persona si crea spontaneamente un proprio significato sulla fotografia stessa, e questo significato può essere diverso da quello che il fotografo intendeva trasmettere.

Spesso dopo lo scatto, diventiamo ansiosi perché vorremmo vedere subito il risultato. È emozionante il pensiero di poter vedere se stessi, la propria famiglia e i propri amici ritratti dall’obiettivo. Ci sono però persone un po’ più riservate, che magari aspettano il momento più opportuno per guardarle in privato e magari per censurarne qualcuna.

I bambini in genere amano molto le foto, e questo amore sembra essere collegato al piacere di vedersi riflessi. I bambini sono affascinati dalla propria immagine, per cui la osservano attentamente. Allo stesso modo quando, guardando una fotografia riconoscono i loro familiari, ne rimangono incantati.

Per i bambini, il proprio riflesso è una conferma di loro stessi e della loro identità.

Molti di noi vorrebbero conservare i ricordi per sempre. A questo proposito, “possedere” le nostre fotografie ci dà un qualche senso di controllo su quello che è stato, per quanto illusorio possa essere. Se ci prendiamo tanta cura delle foto, è perché sappiamo che rappresentano un legame con il nostro passato, una preziosa conferma del fatto che siamo esistiti e abbiamo vissuto. Ci aiutano concretamente ad immaginarci nelle diverse fasi della nostra vita.

Grazie a fantasia e immaginazione, possiamo usare le fotografie come vogliamo.

Possiamo

  • adorarle,
  • odiarle,
  • ritoccarle per toglierne i difetti,
  • mostrarle,
  • nasconderle censurarle ecc…

Possiamo usarle per negare o confermare la realtà, per ridere o piangere, per conservare la nostra immagine ideale e alimentare le nostre illusioni.

Il concetto di controllo è spesso implicato nell’atto stesso di scattare una fotografia.

Fotografare le persone, dà al fotografo il “potere” del controllo sugli altri trattandoli a volte come fossero bambini, per esempio dando loro degli ordini: sorridi, mettiti così… guarda da questa parte…ecc… Spesso poi, si reagisce in maniera infantile a questi ordini: ci si può comportare in modo sciocco o assurdo, come se si esprimessero delle spinte represse. In una certa misura, questo potrebbe essere una reazione dovuta alla timidezza e all’imbarazzo.

La macchina fotografica tuttavia, può dare ad alcuni di noi, anche la libertà di allentare le inibizioni per mettersi al centro dell’attenzione.

Il rifiuto di farsi fotografare può essere invece un indice di una scarsa immagine di sé o del timore di vedere impressi definitivamente sulla carta aspetti di sé o della realtà che si vorrebbe ignorare.

Le fotografie possono essere usate anche per controllare gli altri, soprattutto “costringendoli” a guardare. È difficile dire di no ad una persona che ci invita con entusiasmo e orgoglio a vedere le foto delle vacanze, perché sarebbe un po’ come se rifiutassimo la persona stessa. La maggior parte di noi ha bisogno di mostrare le sue foto alle persone che ritiene importanti. È bello vederle accolte e ammirate, avere l’approvazione degli altri è una tacita conferma del fatto che meritiamo di essere guardati. A volte è facile apprezzare le fotografie di un altro, soprattutto se sono interessanti e se con quella persona si è liberi di scorrerle come si vuole, senza pressioni. Altre volte, tuttavia, le fotografie delle vacanze sono accompagnate da dettagliate e noiose spiegazioni attraverso le quali veniamo controllati.

Non sempre però, le foto sono come le vorremmo. Spesso capita di scoprire con sorpresa che le foto non sono affatto come ce le eravamo immaginate al momento di scattarle. Alcune ci danno una soddisfazione enorme, altre sono invece una delusione.

Ma cosa succede se la foto non è come ce l’aspettavamo? Mi riferisco a quelle foto in cui magari si è tagliata via la testa del nonno, in cui i fiori sembrano uscire dalle orecchie della suocera ecc… Sono accidentali questi errori? Veramente il fotografo non ha visto cosa stava inquadrando? Oppure c’era un desiderio inconscio di ridicolizzare, di avere un qualche potere, di creare qualcosa di umoristico? Forse questo è un modo astuto e sicuro di esprimere rabbia e ribellione, di ridere per ultimi, di prendersi una rivincita, di essere irriverenti. Questi errori possono avere un importante significato inconscio e ci forniscono un indizio dei sentimenti nascosti che il fotografo può provare verso il soggetto. Possiamo dare la colpa dei nostri errori al caso, alla scarsa dimestichezza con l’obiettivo, alla macchina difettosa o alla luce sbagliata. Però rimane il fatto che quelle foto le abbiamo scattate noi.

Gli errori accidentali però,possono essere usati creativamente soprattutto come nuovi punti di vista potenziali per l’esplorazione e la conoscenza di noi stessi.

Per concludere, possiamo dire che il significato (e il linguaggio emotivo) di una foto dipende molto da chi l’osserva. La percezione individuale e l’esperienza di vita di ognuno, incorniciano e definiscono quello che si “vede” e lo si considera come reale. Le fotografie, ma soprattutto le reazioni alle fotografie possono rivelare molto, basta solamente porre la giusta attenzione.


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