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Pene d’amore: un dolore per il cervello

Psicologo
Aree di Competenza: Alimentazione, Ansia e Depressione, Ben-essere
Cell.: 3457880398

Un recente studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” ha dimostrato che quando si soffre per amore si attivano, nel cervello, le stesse aree cerebrali coinvolte nelle sensazioni di dolore fisico. E non solo, alcune persone avrebbero una predisposizione genetica a soffrire di più.

La ricerca

In uno studio che ha coinvolto 122 volontari, la psicologa californiana Naomi Eisenberger, attraverso un gioco basato su una simulazione di rifiuto sociale, ha suscitato, nei soggetti, dei vissuti di esclusione con l’obiettivo di innescare una reazione simile a quella provata quando non ci si sente ricambiati nei sentimenti. Successivamente veniva effettuata una risonanza magnetica. Dall’esame risultava che, nella persona respinta, si attivavano delle aree del cervello, in particolare, la corteccia cingolata anteriore e l’insula anteriore sinistra, entrambe coinvolte nella percezione del dolore fisico.

Anche Donatella Marazziti, psichiatra all’Università di Pisa che si occupa dei meccanismi molecolari cerebrali che hanno un ruolo nei sentimenti, ha sottolineato che sia plausibile il fatto che il dolore fisico e psicologico possano attivare lo stesso circuito neurale e, inoltre, in entrambi i casi, il dispiacere rappresenta un segnale di pericolo. Questo fa si che, sia nelle esperienze di dolore fisico, sia nei vissuti di disagio legati a una delusione d’amore, siano stimolati i recettori per gli oppioidi sensibili alle sostanze come la morfina. Da quanto emerge dallo studio, in alcune persone le aree cerebrali coinvolte nella percezione del dolore erano più ampie e questo acuiva la loro sensibilità al rifiuto sociale.

I risultati della ricerca suggerirebbero la possibilità di intervenire sul vissuto di dolore agendo sui processi biologici che presiedono ai sentimenti ma, come sottolinea la Marazziti: “Sarebbe mostruoso: stare male per amore serve per imparare a scegliere la persona giusta…”, ed è, quindi, opportuno dare un supporto farmacologico soltanto nel caso in cui la sofferenza legata a una delusione d’amore diventasse una depressione franca. Può capitare, a volte, che in seguito a ripetuti fallimenti sentimentali con conseguenti vissuti di dolore si attivino delle difese inconsce a lasciarsi andare nuovamente al sentimento per il timore di soffrire nuovamente. Si parla, in certi casi, di “philofobia”, o paura d’amare, caratterizzata dall’incapacità o dalla difficoltà ad innamorarsi fino a raggiungere, nella sua espressione più grave, dei veri e propri sintomi di ansia: tachicardia, dispnea, eccessiva sudorazione e agitazione al solo pensiero di avere una persona con cui condividere affetto e intimità.

Gli effetti positivi dell’amore sul benessere

Sembra, tuttavia, che valga la pena affrontare le paure legate all’intimità o al timore di soffrire di nuovo per amore. Almeno da un punto di vista fisiologico, infatti, durante l’innamoramento, entrano in circolo delle sostanze, prodotte dal nostro cervello, in grado di contribuire al benessere psicofisico. È stato osservato che aumenta la produzione di noradrenalina e dopamina, entrambe euforizzanti, così come aumenta la serotonina, considerata il neurotrasmettitore del benessere.

Mentre nel momento in cui il rapporto si consolida, diventando duraturo, sembra che i livelli di serotonina ritornino ai valori normali mentre aumenta la produzione di ossitocina capace, perfino, di rendere più fedeli. Di recente è stato, infatti, scoperto che questo ormone entra in gioco, non soltanto, nella regolazione del rapporto madre figlio ma suggella, almeno dal punto di vista neuro-chimico, anche il legame di coppia.L’attenzione posta sul substrato biologico dei sentimenti non indica , tuttavia, un tentativo di sminuire il valore di emozioni e vissuti ma rappresenta, invece, un arricchimento delle conoscenze sul funzionamento del sistema nervoso e anche una conferma della stretta integrazione tra i processi “mentali” e quelli fisiologici.

Fonti

“Innamorarsi “droga il cervello”, La Psicologia on line. Corsi psicologia, scuole di psicoterapia, master psicologia, facoltà psicologia, esame stato psicologia, libri psicologia…, 4/05/2009. De Bac M.,“Trovato il filtro d’amore. É un ormone del cervello”, http://archiviostorico.corriere.it/2003.Fracas B.M. “Tornare a lasciarsi andare dopo una delusione”, La Psicologia on line. Corsi psicologia, scuole di psicoterapia, master psicologia, facoltà psicologia, esame stato psicologia, libri psicologia… E., “Le delusioni d’amore? Sono una vera sofferenza”, Corriere della Sera 13/12/2009.Way Baldwin M., Taylor Shelley E., Eisenberger N., “Variation in the micro-opioid receptor gene (OPRM1) is associated with dispositional and neural sensitivity to social rejection”, Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA, 2009, 106(35):15079-84.

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