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Paure e Fobie

Paura di guidare: AMAXOFOBIA!

La paura di guidare: amaxofobia
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Genitori e Figli
Cell.: 3470571342

Il senso di agitazione… la paura… la fobia… la perdita del controllo fino alla scelta di mollare, rinunciare: io non guido!

Guidare è un’attività presente nella vita quotidiana e permette di muoversi con autonomia e comodità. Alcune persone però si scontrano con l’amaxofobia, ossia la fobia di guidare.
L’esordio si caratterizza dalla paura, con ansia, sensazioni somatiche quali tachicardia, spossatezza.
Frequentemente la paura di guidare si presenta conseguentemente ad un trauma:
  • incidente vissuto in prima persona

  • incidente del quale si è stato testimone

  • forte stress psicologico vissuto in connessione alla guida.

Spesso le persone quando si scontrano con la paura di guidare cercano di celare e sminuire la paura. Fin dalle prime manifestazioni di ansia, la persona modella i propri impegni al fine di evitare qualsiasi situazione che possa stimolare la reazione di ansia.
Ad un certo punto però la vita quotidiana, la propria autonomia non permettono più di tenere nascosti i sintomi. La fobia si presenta come un vero e proprio limite!
Per coloro che vivono la paura di guidare alcune situazioni sono particolarmente ansiogene:
  • guidare in galleria
  • guidare in autostrade e grandi strade a scorrimento veloce
  • guidare nel traffico.
Ma quando la paura la possiamo chiamare FOBIA?
In letteratura psicologica per poter fare una diagnosi si fa riferimento ai criteri diagnostici presentati dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali).
Il DSM-IV-R parla di fobia quando si osserva una marcata e persistente paura di un oggetto o una situazione. L’amaxofobia rientra nella categoria delle Fobie Specifiche. L’esposizione allo stimolo fobico provoca quasi invariabilmente un’immediata risposta ansiosa. Tale paura è eccessiva e irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifiche (volare, altezze, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue) nel caso di cui parliamo: GUIDARE.

Nel momento in cui la persona si trova a contatto con lo stimolo fobico entra subito in un forte ed incontrollabile stato di ansia a volte fino all’ attacco di panico.

Altra caratteristica diagnostica è data dall’evitamento dello stimolo ansiogeno e/o qualsiasi cosa che lo evochi. L’evitamento chiaramente non rappresenta una soluzione ma un meccanismo dettato dal bisogno di evitare la reazione ansiosa.

Quindi se ho paura di guidare vuol dire che sono un tipo ansioso?

La fobia di guidare, in quanto fobia specifica si caratterizza per l’assenza di ansia pervasiva  (quotidiana e costante). L’ansia e la paura si presentano quando la persona è obbligata o immagina di dover guidare.
I dati clinici riportano la diffusa tendenza a ricercare un’etichetta diagnostica per il disagio provato. Molto importante è utilizzare le osservazioni cliniche per comprendere e non per etichettare. Un ricerca diretta propria all’amaxofobia portata avanti dal dottor Antonio García Infanzó nella popolazione spagnola, ha messo in evidenza che:
  • il 2% della popolazione soffre di amaxofobia
  • l’82% della popolazione, quando si trova alla guida manifesta una lieve sensazione di nervosismo e di angoscia al volante, soprattutto in condizioni difficili (al buoi, nel traffico, percorrendo strade nuove).

Anni di studi in campo psicologico hanno permesso di delineare delle terapie psicologiche di intervento che permettono di sostenere coloro che vivono le fobie.

Si può affrontare una fobia?

Una fobia come l’amaxofobia è possibile superarla chiedendo aiuto ad un professionista. Nonostante la guida sia una capacità che risponde a processi automatici la paura blocca la persona.

Prendersi cura dei primi segnali di agitazione, accogliere il senso di agitazione, chiedersi cosa ci stanno segnalando rappresenta il primo passo per prendersi cura di sè e prevenire così lo sviluppo di una fobia.

Prendersi cura di se chiedendo aiuto non è un’atto di debolezza ma un atto di coraggio e di sana prevenzione!

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