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Vicini ma non troppo. La distanza nelle relazioni

Sara Belli Priverno ()
Aree di Competenza:
Cell.: 329 4188208

Ogni relazione è il risultato del legame di due persone differenti che insieme, ognuna con le sue caratteristiche, i propri bisogni ed i propri desideri, generano qualcosa di nuovo: un nuovo nucleo in cui le due personalità, pur mantenendo la loro unicità, interagiscono e si intessono tra loro.
Ogni persona, difatti, nel relazionarsi ad altri, si ritrova a dover gestire due differenti, ma altrettanto fondamentali bisogni:

  • stabilire un legame;
  • salvaguardare la propria individualità.

Trovare il giusto equilibrio tra queste due esigenze non è affatto semplice; si tratta di cercare il giusto equilibrio tra vicinanza e lontananza, stabilendo quella che viene definita come “la giusta distanza”. Secondo il filosofo Arthur Schopenhauer la chiave per vivere relazioni appaganti, che sappiano “scaldare” senza causare “dolore”, sta proprio nella capacità di “avvicinarsi, ma non troppo”! Nel suo trattato “Parerga und Paralipomena” (1851), egli raccontò una breve parabola chiamata “Il dilemma del porcospino”, utilizzandola come metafora della complessità dei rapporti umani e della ricerca di maggiore intimità tra le persone.
Il testo recita così: “Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.
Questa parabola spiega molto semplicemente il nostro bisogno di socialità, di affetto, di vicinanza all’altro, evidenziando allo stesso tempo, quanto sia facile ferirsi nel momento in cui si valicano certi confini e si annullano completamente certe distanze.
Analizzando il testo, gli aculei del porcospino potrebbero rappresentare, in una condizione di completa fusione tra i due partner, quelle caratteristiche personali che possono ferire, causando lo squilibrio o nei casi peggiori, la rottura della relazione.

Attenzione, quando si invade o ci si lascia invadere completamente dall’altro, in genere accade questo: i confini personali si annullano e gli spazi dell’uno diventano anche dell’altro, spesso sulla base di una concezione distorta dell’amore (nelle sue molteplici forme), secondo cui essere vicini, vuol dire vivere in simbiosi, provando le stesse emozioni con le stessa intensità, in ogni circostanza.
Dall’altro lato, allontanarsi troppo, significherebbe rinunciare al contatto con l’altro, quel contatto di cui tutti noi, come “esseri sociali”, abbiamo bisogno.
La soluzione sta quindi nel riuscire a trovare e mantenere una distanza sana, quella che serve a proteggere la propria personalità, a scaldarsi e a confrontarsi con l’altro senza annullarsi, allontanandosi, ogni tanto, per poi tornare e riscoprirsi. È chiaro che la distanza ottimale in una relazione non può essere stabilita a priori, poiché essa dipende da una molteplicità di fattori di natura individuale, ambientale e situazionale.
La distanza è data dallo spazio e dal tempo:

  • da quanto del nostro spazio riempiamo con l’altro;
  • da quanto del nostro tempo dedichiamo all’altro.

La qualità di una relazione, non solo di natura sentimentale, ma anche amicale, familiare e lavorativa, dipende infatti dalla capacità di modulare spazi e tempi ed è soprattutto in funzione dell’equilibrio tra queste due variabili, che essa assumerà una connotazione specifica (sana/patologica).
È tutta una questione di “confini”, ovvero della “consapevolezza di dove inizio e dove finisco”, essenziale in un rapporto interpersonale, per delimitare e proteggere la propria identità.
La Psicoterapia della Gestalt ha fatto del dilemma del movimento relazionale, centrale nella parabola del porcospino, uno dei suoi temi organizzatori: “il confine (gate), che separa, é paradossalmente anche ciò che, nel contatto, unisce”. Grazie a questo movimento di contatto-ritiro (mi lego a te – mi slego da te), l’individuo può muoversi all’interno di ogni sua relazione in maniera funzionale.
In generale, esistono due modalità estreme di entrare in relazione con l’altro (tra cui si collocano infinite sfumature):

– quella in cui ci si dimentica di se stessi (si vive in funzione dell’altro);
– quella in cui ci si relaziona all’altro, ma mantenendo un’estrema distanza interiore.

In ambedue le situazioni, non ci si concede la possibilità di vivere autenticamente se stessi e l’altro, poiché di base si è mossi dalla paura, della solitudine, nel primo caso e di lasciarsi andare, nel secondo. Trovare una distanza che consenta di mantenersi in equilibrio all’interno di una relazione, non è facile, soprattutto nei rapporti per noi più significativi: un po’ come in una danza, bisogna imparare a darsi, a non darsi troppo per non essere feriti e a darsi senza calibrature in alcune circostanze.
In ogni caso, è importante tener presente che l’altro non ci appartiene e che è fondamentale ai fini della tutela della relazione e di se stessi, non smarrire i propri confini psichici.
Tornando alla parabola dei porcospini, “una moderata distanza reciproca” è quindi un elemento fondamentale per il buon funzionamento di una relazione, in particolare, quelle di coppia.

Quindi … quali sono le variabili che consentono di stare “dentro” un legame, senza esserne schiacciati? Quali indicazioni possono essere utili per proteggersi, nei limiti del possibile, dal “freddo” o “dal “dolore” di cui parla Schopenhauer?

Convincersi che i legami sono importanti, ma solo se ci permettono di essere liberi: gli altri sono per noi un termine di confronto, un’importante fonte di ricchezza e di emozioni; essi rappresentano l’opportunità di costruire legami sinceri ed autentici ma, allo stesso tempo, possono trasformarsi in delle “prigioni” se ci si sbilancia completamente verso il mondo esterno, perdendo la capacità di vivere in loro assenza.

Sviluppare l’empatia, intesa come capacità di “sentire” l’altro, di entrare in contatto con il suo mondo interiore e le sue emozioni, ma senza lasciarsi sovrastare da esse. La vera empatia, difatti, non ha nulla a che fare con la totale simbiosi.

Aumentare le distanze da chi ci invade: non si tratta di mettere fine alla relazione, ma di provare a “farsi spazio”, imparando un po’ alla volta, a dare maggior valore ai momenti di solitudine, per riscoprirsi o per scoprire nuovi aspetti di sé.

Mantenere delle aree vitali, private e riservate, nell’assoluto rispetto dell’altro: coltivare autonomamente degli interessi e delle passioni, che siano di proprietà del singolo partner, consentirà a quest’ultimo di sentirsi “vivo” al di là della relazione e allo stesso tempo, di tenere accesa la curiosità e l’interesse verso l’altro.

Alternare contatto e ritiro, ovvero, saper alternare nella giusta misura, i momenti di esposizione al mondo esterno e quelli di raccoglimento ed intimità con se stessi.

Concepire la distanza come una variabile flessibile, mutevole nel tempo e nello spazio, in funzione di quello che è il ciclo vitale della coppia e dei singoli partner.

Mantenere una centratura su di sé: è fondamentale che all’interno di una relazione, non si perda la capacità e l’abitudine a concentrarsi su di sé, ad ascoltarsi e a prestare attenzione ai propri bisogni e desideri. Solo in questo modo potremo comunicare all’altro chi siamo, cosa vogliamo e cosa non vogliamo. Le aspettative non espresse, le frustrazioni rinnegate, i problemi taciuti, a lungo andare corrodono la relazione, creando tensioni, risentimenti e sensi di colpa.
È evidente che non esiste una “giusta distanza” valida per chiunque; ciascuno di noi ha bisogno di trovare il proprio modo di crearla e mantenerla. Sicuramente ciò che conta è “non perdere di vista noi stessi”, mai, in nessuna delle nostre relazioni: questo è un insegnamento che non dovremmo mai dimenticare e che nessuno dovrebbe mai toglierci.

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