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Droghe e Alcol

Neknominate: Io ti nomino, TU bevi!

Neknominate: Io ti nomino, TU bevi!
Psicologo Psicoterapeuta
Aree di Competenza: Ansia e Depressione, Ben-essere, Sessualità
Cell.: 347 0341776

Tutto si svolge sul palcoscenico dei social network, inizia con un post in bacheca: “Nomino X! Entro 24 ore carica il video altrimenti sei un perdente e mi dovrai una cassa di birra!”

Prima o poi tocca a tutti. Se ti “nominano” devi bere e mettere il video su Facebook.

È la nuova moda della rete, si chiama Neknominate e in poco tempo già conta migliaia di “adepti”. Nata in Australia, passando per l’Inghilterra, l’Irlanda, la Francia e gli Stati Uniti, la Neknominate è giunta anche in Italia. Da noi si chiama “birra alla goccia” per sottolineare sia la bevanda da preferire (la birra, appunto) ma anche la modalità; bere, e bere tutto d’un fiato, fino all’ultima goccia.

A “giocare” sono gli adolescenti, che appaiono sempre più assoggettati alle “regole del gruppo” (cosa assolutamente tipica in questa fascia d’età!).

«Se sei stato nominato –dicono- non ti puoi tirare in dietro. Ne va della tua reputazione». E allora raccogli la sfida, bevi e rilanci: «Saprai fare meglio di me nelle prossime 24 ore?». Un gioco rischioso e fortemente contagioso.

Si tratta chiaramente di un gioco al massacro (diciamolo!) che già vanta vittime in tutto il mondo. Perché di alcool si muore. Forse a questo si presta poco attenzione.

L’alcol così facilmente accessibile non è socialmente vietato, anzi! l’aperitivo, la bevuta in compagnia, la capacità di “reggere” lo sballo fanno parte della vita di tutti i giorni di molti di noi, senza più distinzione né di età, genere e classi sociali.

Nell’era dell’apparire, del mostrare e dimostrare tutto per forza, la capacità di andare contro mode e tendenze appare sempre più difficile da agire, soprattutto se sei un adolescente e se la tua vita e la tua “reputazione” si alimentano anche grazie al confronto con gli altri, confronto che spesso segue le regole ed i dettami imposti proprio dal mondo virtuale dei social.

Ma se la sfida ai propri limiti fosse proprio la capacità di scegliere per sé e di imparare a dire NO?

In adolescenza il gruppo dei pari ha un ruolo fondamentale anche per facilitare l’importante processo evolutivo della separazione-individuazione dalla famiglia di origine. Sentirsi vicini, uguali, solidali aiuta i ragazzi in una fase della vita caratterizzata dalla confusione e dall’indeterminatezza. Ma è proprio in questa fase che i ragazzi hanno più bisogno di sostegno e attenzione da parte degli adulti (genitori, insegnanti, altri adulti significativi) per sviluppare le capacità di pensiero autonomo e per essere in grado di compiere scelte consapevoli. Per imparare a dire NO a tutto quello che non gli fa bene, che non li mette a proprio agio.

Cosi ha fatto Carlo Alberto Spilotri, uno studente di Torino, che ha risposto alla nomination a modo suo: bevendo un’aranciata. Qualcuno lo ha attaccato, lo ha deriso, ma altri hanno preso esempio e coraggio per ribellarsi a questa assurdità.

L’impegno di tutti consta nel dare l’esempio: il problema non è facebook, internet o i social network. Questi sono solo canali che rendono immediato un fenomeno, inutile demonizzarli. Insegniamo a scegliere e pensare in maniera indipendente. Insegniamo comportamenti responsabili e sicuri evitando anche noi (i cosiddetti adulti!) di ostentare atteggiamenti omologanti e poco rispettosi di sé e degli altri.

E per tutti un importante motto…

SPESSO UN NO DETTO ALL’ALTRO CORRISPONDE AD UN SI DETTO A SE STESSI! 

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